Ancora sul tfa, a sostegno dell’annullamento delle prove

Giuliana – Gentile redazione, scrivo ancora in merito alle prove preselettive del Tfa per ribadire che l’unica possibile soluzione è l’annullamento delle stesse. Con l’annunciata riunione della commissione del Miur risorge per molti la speranza dell’annullamento di ulteriori quesiti, speranza che con un 20,50 nella A51 posso ben capire; i pochi ammessi iniziano invece a temere un annullamento della prova, e cominciano a comparire lettere che difendono la “fattibilità” dei test e denunciano a loro avviso l’incompetenza degli altri partecipanti. Ma in questo modo si scatena una guerra tra poveri e si perde di vista il vero obiettivo: la contestazione di questa modalità di selezione.

Ho 29 anni e un dottorato di ricerca in Filologia moderna, ho già svolto con entusiasmo diverse supplenze in III fascia e non mi vergogno affatto ad ammettere che non sapevo “in quale raccolta di Montale sono contenuti i seguenti versi: Il Creatore fu increato e questo / non mi tormenta…”, né “quando fu pubblicato in prima edizione il romanzo dannunziano Forse che sì forse che no”.

Credo che anche al di là dei vergognosi errori di formulazione questi test siano totalmente indifendibili. I quesiti a risposta multipla sono basati per forza di cose su una conoscenza nozionistica e acritica, ma gli “esperti” del ministero ce l’hanno messa davvero tutta per trasformare questa prova in una farsa, portando all’estremo il meccanismo del test, formulando domande su date minuziose e spesso non così rappresentative (come ignorare la fondamentale battaglia di Ulm?), confini statali e titoli di opere minori se
non minime, versi spesso non rappresentativi della poetica di un autore, e così via.

Ricordo che si trattava di un test PRE-selettivo: l’obiettivo doveva essere sfoltire il numero dei partecipanti, non decimarli. Bisognava eliminare chi ignora in che secolo è vissuto Tasso, cosa sia un poliptoto o quale sia la struttura di un ottava (per citare alcune delle rare domande ragionevoli presenti); forse così il test sarebbe stato troppo facile, ma qualcuno, sicuramente inadatto a fare il prof., lo avrebbe eliminato. D’altra parte, la partecipazione al concorso non prevedeva per l’accesso un voto di laurea
minimo, e all’uscita ho sentito alcuni candidati interrogarsi perplessi su quale fosse la conclusione della Vita Nuova o dell’Iliade. Tra la Stella variabile di Sereni e Le cene di Lasca, invece, pochissimi sono riusciti a superare la fatidica soglia del 21/30, in moltissime università in un numero di persone nettamente inferiore ai posti resi disponibili.

Il risultato è gravissimo: si rischia o che le università boccino alle prove successive i pochi ammessi, pur di non attivare un tirocinio con costi per loro insostenibili, oppure viceversa li promuovano tutti, senza nessuna concorrenza.

E non è detto che coloro che ricordano le date della lunga marcia cinese o i confini del Mali sappiano fare una buona versione, un buon tema, e soprattutto una buona lezione in classe. Se non si provvede in qualche modo, il rischio è che a questo test sia affidata la vera selezione, privando di ogni valore le prove disciplinari, lo scritto e l’orale, le sole in cui ciascuno di noi può dimostrare le proprie competenze. Per questo penso che non abbia senso annullare un quesito qua e là, aumentando ancora in maniera più o meno casuale il numero degli ammessi, ma che l’unica soluzione possibile sia annullare il test ed ammettere tutti alla seconda prova.

Coloro che hanno superato la prima prova non hanno nulla da temere e supereranno senz’altro anche quelle successive, se sono persone di grande cultura e non solo di grande memoria.

Lalla – gent.ma Giuliana, capita a volte che nelle classi un’insegnante annulli una prova andata male a tutti gli alunni (o a buona parte di essi) a causa del palese mancato raggiungimento degli obiettivi. A questo punto il docente si interroga sui motivi che possono avere portato a questo risultato, assumendosi la responsabilità di un’attività tarata male su quelle che potevano essere le possibilità degli alunni.

Questo però non potrebbe avvenire durante lo svolgimento degli esami. Un esempio: se agli esami di stato gli alunni non sanno svolgere il compito della II prova essa comunque dovrà essere valutata e di conseguenza i risultati saranno determinati anche da questo risulato. A posteriori poi si ragionerà sui motivi dell’insuccesso, se saranno da additare alla mancanza di professionalità degli insegnanti di questi alunni o ad una prova oggettivamente difficile, non in linea con quello che ci si aspettava per una prova del genere.

L’esempio può essere riportato all’esame del TFA. Il test non può essere annullato perchè le domande sono state ritenute dai partecipanti troppo nozionistiche, acritiche, lontane dai programmi di insegnamento effettivamente svolti nelle classi. Anche perchè, ricordiamo, c’è comunque chi ha superato il test e il suo diritto va tutelato.

Non è contemplato nella normativa che se il test viene superato da una percentuale molto bassa di candidati esso può essere rifatto con domande più semplici. Se non ci fosse stato questo serio e grave problema dei quesiti non corretti la graduatoria finora pubblicata sul CINECA potrebbe essere considerata definitiva, e non si potrebbe parlare di annullamento della prova perchè "troppo difficile".

I problemi che segnali tu tuttavia esistono: a questo punto le commissioni universitarie saranno molto severe nelle prove scritte ed orali per evitare di attivare corsi controproducenti dal punto di vista economico, o al contrario eccessivamente accondiscenti, pur di avere iscritti. Ma questo attiene alla serietà e moralità delle commissioni, che ci auguriamo di non dover mettere in dubbio.

Nè vale il rilievo che "non è detto che coloro che ricordano le date della lunga marcia cinese o i confini del Mali sappiano fare una buona versione, un buon tema, e soprattutto una buona lezione in classe".; il test di per sè non avrebbe misurato questo dato, neanche se a raggiungere la soglia del 21 fossero stati tutti i partecipanti.

Le tue riflessioni devono invece essere spunto per la prossima prova del test TFA, se si deciderà di mantenerne questo impianto: è bene che il Ministero faccia tesoro di tutte le segnalazioni pervenute, che avvià una seria riflessione sul significato nonchè sulla forma di selezione e che dia risposte adeguate. Ma a partire dai prossimi test.

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