Quella quota del 20% che ti fa diminuire il monte ore delle lezioni

Giuseppe – G.lissima Lalla, scrivo per avere informazioni su una questione che ha provocato diversi disagi. La scuola Albeghiero della mia provincia ha decretato, con una riunione di tutti i docenti, di usufruire della flessibilità di orario per il biennio. La riforma scolastica ha previsto l’inserimento di 2 ore della disciplina FISICA (Scienze Integrate Fisica) nella prima classe e 2 ore alla settimana per la disciplina CHIMICA (Scienze Integrate CHIMICA) nella seconda classe.

L’IStituto, da quest’anno, ha scelto di decurtare del 50% la discplina Fisica e del 50% la disciplina Chimica: con il nuovo orario, i ragazzi delle classi prime avranno una sola ora di fisica la settimana e i ragazzi delle seconde avranno una sola ora di chimica settimanalmente.

Sono a conoscenza del fatto che la flessibilità permetta una decurtazione del piano orario per avvantaggiare le discipline che si ritengono più affini al percorso degli studenti ma, è ciò che mi chiedo, si può scegliere di penalizzare una disciplina che ha solo 2 ore? Alla fine, concretamente, la decurtazione è del 50%.

C’è una norma che, oltre alla felssibilità, indichi chiaramente che non si possono comunque penalizzare le discipline la cui decurtazione provocherebbe una perdita pari alla metà del monte ore?

Sicuro in un Suo interessamento, porgo i più cordiali saluti.

Lalla – gent.mo Giuseppe, in base all’autonomia le istituzioni scolastiche possono modificare il monte ore annuale delle discipline di insegnamento (le materie) per una quota pari al 20%.
Tale quota consente alle scuole la compensazione tra discipline di insegnamento (meno ore ad una disciplina che vengono assegnate ad un’altra disciplina) oppure l’introduzione di una nuova disciplina di studio. E’ il collegio dei docenti a decidere di modificare l’orario delle singole discipline, tendendo di esigenze del territorio, richieste dell’utenza, obiettivi da raggiungere, ma nello stesso tempo garantendo un servizio efficiente e funzionale all’indirizzo prescelto.

Nell’ambito dell’esercizio dell’autonomia, l’orario di ciascuna disciplina non può essere ridotto oltre il 20% rispetto al quadro orario previsto dall’indirizzo. Pertanto, ad essere escluse sono appunto le discipline con orario settimanale di 2 ore, dal momento che la decurtazione del 20% non è possibile (sarebbe comunque da chiedere quale sia stata la motivazione addotta).

La disposizione relativa alla quota di autonomia è inserita nella circolare

ministeriale 25 del 29 marzo 2012

c) quota del 20% riservata all’autonomia
Com’è noto, i tre regolamenti relativi al riordino del 2° ciclo prevedono che le istituzioni scolastiche possono, previa delibera del collegio dei docenti, utilizzare la quota di autonomia del 20%, nell’ambito degli indirizzi definiti dalle regioni e in coerenza con il profilo educativo, culturale e professionale in uscita. Ciò sia per potenziare gli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti, con particolare riguardo alle attività di laboratorio, sia per l’eventuale attivazione di ulteriori insegnamenti, finalizzati al raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano dell’offerta formativa.

Poiché l’utilizzo di tale quota, da calcolare tenendo conto della proiezione sull’intero percorso quinquennale, non potrà comunque determinare esuberi di personale a ”regime”, il sistema informativo ha attivato una apposita funzione a mezzo della quale le istituzioni scolastiche potranno apportare le modifiche orarie alle classi di concorso (ore in più in corrispondenza di ore in meno) e, contestualmente, gli Uffici scolastici territoriali potranno verificare il determinarsi o meno di situazioni di esubero, e quindi, autorizzare interventi modificativi del quadro orario. L’utilizzo della quota dell’autonomia non potrà determinare situazioni di soprannumerarietà a livello scuola e, pertanto, si renderà possibile solo in presenza di classi di concorso con posti o ore disponibili.
La nuova funzione riguarda esclusivamente le classi prime, seconde e terze interessate al riordino, mentre per la classi successive si applicano i criteri previsti dal DPR n. 275/99.

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