Quando si supera il limite massimo di assenze per malattia

Gentile redazione, nella nostra scuola si è verificato un caso che non si è mai presentato prima, ossia un dipendente che supera i 18 mesi di assenza nei tre anni precedenti.

Esponiamo i fatti, nella speranza che possiate aiutarci. Grazie in anticipo. Un dipendente a t. i. si assenta, inviando certificato medico, dal 11/9 al 7/10/2012. Inserendo l’assenza nel database, in data odierna, ci accorgiamo che con il nuovo certificato, alla data del 21/9 supera i 18 mesi di assenza per malattia, previsti dall’art.17 comma 1 del CCNL vigente.

Premesso che il dipendente non ha presentato richiesta alcuna di concessione di ulteriore periodo di malattia non retribuito, se dovessimo attivare la procedura prevista, richiedendo immediatamente l’accertamento medico-collegiale presso la commissione di verifica, alla data del 21/9 certamente non conosceremmo la situazione del dipendente (se riconosciuto idoneo o inidoneo a proficuo lavoro).

Si precisa che il dipendente non è rintracciabile telefonicamente (non risponde).

Pertanto, chiediamo:

1.. Siamo obbligati a comunicare al dipendente che alla data del 21/9, con il certificato presentato, supererà i 18 mesi?
2.. Una volta comunicato, se non riceviamo risposta e il dipendente non rientra, come dobbiamo procedere?
3.. Se non obbligati, possiamo attendere il rientro del dipendente (al 8/10) senza comunicare il superamento dei 18 mesi, non assumendo alcuna decisione? oppure, dato che non è stata presentata alcuna richiesta per la concessione di un ulteriore periodo, dobbiamo ritenere il dipendente assente ingiustificato ed avviare un procedimento disciplinare?

Restiamo in attesa di cortese risposta.

La redazione – L’art. 17 comma 1 del CCNL vigente prevede che il dipendente a tempo indeterminato assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di 18 mesi.

Ai fini della maturazione del predetto periodo, si sommano, alle assenze dovute all’ultimo episodio morboso, le assenze per malattia verificatesi nel triennio precedente .

Il trattamento economico, tendendo presente delle decurtazioni previste per i primi 10 giorni dall’art. 71, primo comma, del decreto 112/08 convertito in legge 133/08, spettante al dipendente, nel caso di assenza per malattia nel triennio è il seguente:

a) intera retribuzione fissa mensile per i primi 9 mesi di assenza.
b) 90% della retribuzione per i successivi 3 mesi di assenza;
c) 50% della retribuzione per gli ulteriori 6 mesi.

Per considerare il triennio ai fini del superamento del comporto l’ultima assenza costituisce la data “mobile” o “dinamica” cui andare a ritroso per un triennio e aggiungere quindi il periodo della medesima ultima assenza per malattia.

Secondo quindi anche un orientamento applicativo ARAN per le Regioni ed autonomie locali (Orientamento RAL513), che per analogia adottano anche le scuole, per constatare se è stato superato il periodo di comporto e per analizzare la percentuale di retribuzione che spetta al dipendente è necessario:

  • Determinare il triennio precedente l’ultimo episodio morboso (giorno precedente l’inizio della malattia in atto, andare a ritroso di tre anni);
  • Sommare le assenze per malattia intervenute nel triennio;
  • Sommare alle assenze per malattia effettuate nel triennio precedente di cui al secondo punto,quelle del nuovo episodio morboso.

Di volta in volta, in base alle risultanze derivanti dal terzo punto è necessario:

1. Verificare il rispetto del periodo massimo di conservazione del posto;
2. Determinare il trattamento economico da corrispondere.

Nel momento in cui vi è un nuovo evento morboso le assenze cadenti nel periodo iniziale del triennio si devono progressivamente escludere, in quanto l’arco temporale del triennio si sposta in avanti e fa sì che le assenze poste all’inizio vengano eliminate, se collocate oltre il triennio dalla data finale. Questa precisazione è importante, perché è da questo calcolo che dipende anche la relativa retribuzione dell’assenza.

Nel caso in questione a nostro avviso l’ultimo evento morboso non è il 7/10 bensì il 10/9 (cioè il giorno precedente l’ultimo episodio morboso).

Il periodo infatti che va dall’11/9 al 7/10 è unico periodo di assenza per malattia senza soluzione di continuità. Pertanto il calcolo del triennio, tenendo conto dei criteri sopra esposti, va effettuato dal 10/9.

Premesso che il dipendente non ha presentato richiesta alcuna di concessione di ulteriore periodo di malattia non retribuito, se dovessimo attivare la procedura prevista, richiedendo immediatamente l’accertamento medico-collegiale presso la commissione di verifica, alla data del 21/9 certamente non conosceremmo la situazione del dipendente (se riconosciuto idoneo o inidoneo a proficuo lavoro). Si precisa che il dipendente non è rintracciabile telefonicamente (non risponde).

Per il comparto Scuola la Circolare Ministeriale 13 marzo 2000, n. 69 prevede che il Dirigente scolastico possa provvedere all’accertamento delle condizioni di salute anche nel caso in cui il dipendente abbia superato solo i primi 18 mesi di assenza per malattia e non abbia fatto richiesta dell’ulteriore periodo di 18 mesi.

Tale accertamento sarebbe infatti indispensabile per attribuire al dipendente il diritto alla pensione in base alle regole più favorevoli previste per la dispensa per inidoneità fisica permanente, cioè escludere che la risoluzione del rapporto di lavoro sia “volontà” del dipendente.

La circolare, riferendosi all’ex art. 23 del CCNL ‘95 (ora articolo 17) così recita:
“Il primo comma prevede la conservazione del posto per il dipendente assente per malattia fino a diciotto mesi nell’arco temporale di un triennio.
Per situazioni particolarmente gravi, qualora sia stato superato il suddetto periodo dei diciotto mesi, all’interessato, in base al secondo comma, può essere concesso, previa presentazione di specifica richiesta, un ulteriore periodo di diciotto mesi.
I Provveditorati agli Studi, allo stato attuale, e le Istituzioni Scolastiche, per effetto del D.P.R. dell’ 8 marzo 1999, n. 275, dal 1° settembre 2000, nel caso in cui il dipendente non si sia avvalso della facoltà disciplinata dal succitato secondo comma, devono attivare la procedura per l’accertamento tecnico della sussistenza dell’eventuale inidoneità allo svolgimento del servizio.
La formale richiesta di visita medica collegiale va rivolta all’Azienda Sanitaria Locale competente per territorio.
Il dipendente dichiarato inidoneo alla sua funzione può, alla luce del quinto comma dell’art.23 in esame, chiedere, con apposita istanza, il collocamento fuori ruolo e/o l’utilizzazione in altri compiti.
In assenza di questa richiesta, l’Amministrazione dispone la cessazione del rapporto di lavoro dell’interessato per inidoneità fisica, attribuendo, ove spettante, il trattamento di quiescenza.”

Inoltre con il DPR 27 luglio 2011, n. 171, in ottemperanza al disposto dell’articolo 55-octies del D. Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, è stato introdotto il “Regolamento di attuazione in materia di risoluzione del rapporto di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche dello Stato e degli enti pubblici nazionali in caso di permanente inidoneità psicofisica”.

In esso viene previsto che la pubblica amministrazione avvia la procedura per l’accertamento dell’inidoneità psicofisica del dipendente, in qualsiasi momento successivo al superamento del periodo di prova, nei seguenti casi:

a) assenza del dipendente per malattia, superato il primo periodo di conservazione del posto previsto nei contratti collettivi di riferimento (18 mesi nel caso del personale della scuola);
b) disturbi del comportamento gravi, evidenti e ripetuti, che fanno fondatamente presumere l’esistenza
dell’inidoneità psichica permanente assoluta o relativa al servizio;
c) condizioni fisiche che facciano presumere l’inidoneità fisica permanente assoluta o relativa al servizio.

Si consiglia quindi

  • di riprocedere al calcolo del triennio tenendo come riferimento la data del 10/9;
  • Di avviare, dandone preventiva comunicazione all’interessato, la procedura per l’accertamento dell’inidoneità psicofisica del dipendente, solo se è stato superato il primo periodo di conservazione del posto (primi 18 mesi) tenendo presente quanto specificato nella circolare ministeriale citata.

Per completezza di informazioni indichiamo comunque cosa dice l’ARAN per quanto riguarda l’eventuale risoluzione del rapporto di lavoro.

L’ARAN richiama l’attenzione sull’opportunità che le decisioni del Dirigente, relativamente alla conservazione o meno del rapporto di lavoro (anche attraverso la concessione dell’ulteriore periodo di assenza non retribuito) siano adottate nel più breve tempo possibile, ove sia stato già superato il periodo massimo di conservazione del posto (si tratta dei 18 mesi previsti dall’art.17, comma 1, del CCNL 2007).

Infatti, in tale ultimo caso, secondo la giurisprudenza ormai consolidatasi in materia, il licenziamento deve essere tempestivo nel senso che non deve intervenire dopo un intervallo di tempo eccessivamente lungo rispetto al momento del superamento del periodo massimo di conservazione del posto, durante il quale può anche accadere che il dipendente torni al lavoro.

In tale ultima ipotesi, il comportamento del datore di lavoro, con il mancato esercizio della facoltà di recesso e la riammissione in servizio del dipendente, può valere, nel quadro generale delle circostanze del caso, come rinuncia al diritto di risolvere il rapporto di lavoro.

Tale rinuncia non è configurabile solo quando, nell’intervallo tra il superamento del periodo di conservazione ed il licenziamento, il lavoratore non abbia ripreso il lavoro oppure quando le assenze intermittenti siano continuate in modo tale da potersi ritenere che egli non abbia mai ripreso il lavoro (Cass.4.12.1989 n.3555).

La rinuncia espressa o tacita del datore di lavoro alla facoltà di recedere dal rapporto per avvenuto superamento del periodo massimo di conservazione del posto comporta rilevanti conseguenze.
Infatti secondo la Corte di Cassazione (Cass.4.12.1986, n.7201): “…..chiuso un periodo caratterizzato dal superamento del comporto, non seguito da licenziamento, se ne apre un altro di uguale entità, nel quale rientrano gli eventi morbosi verificatisi dopo la chiusura, senza effetti rescissori, del precedente periodo…….”.

Posted on by nella categoria Assenze
Versione stampabile
ads ads