Le Università fanno di tutto per non avviare i TFA?

Maria Cristina – Salve, vorrei segnalare quanto è accaduto all’Università di Pisa, presso la quale ho concorso per le selezioni Tfa, classe A019. Premetto che i posti messi a bando presso la suddetta università per la mia classe di concorso sono 40. Ebbene, a seguito della prova preselettiva, in 46 siamo passati allo scritto e in 41 abbiamo sostenuto la prova scritta. Preciso che nessuna linea-guida ci è stata data dall’università per poterci orientare nel mare magnum da studiare, limitandosi il sito a riportare che la prova scritta si sarebbe basata su 3 domande e che il tempo a disposizione avrebbe avuto durata pari a 3 ore. Non era specificato altro!

In aula, il 24 Settembre, giorno della prova, i docenti ci hanno precisato che non era consentito l’uso dei codici nè del vocabolario. Trascorso un mese dalla prova, diversamente da quanto ci era stato comunicato in aula, dei nostri risultati nemmeno l’ombra. Sia io che altri colleghi, abbiamo telefonato in segreteria ed inviato email per sapere qualcosa, ma niente ci veniva detto. Tutto ciò si è protratto fino al 29 ottobre quando, sul sito Cineca, abbiamo saputo dei nostri risultati, 4 ammessi all’orale. Solo il giorno successivo sul sito dell’università è stato pubblicato l’elenco degli ammessi. La cosa strana è che in risposta ad una mia email, mi è stato scritto che i risultati erano visibili sul sito dell’Università già dal 23 ottobre; cosa palesemente non vera. Infatti è datata proprio al 23 ottobre un’email in cui dalla segreteria mi rispondevano che erano ancora in attesa di comunicazioni della Commissione e risale al 25 ottobre l’email di risposta ad una collega, in cui scrivevano di ricontrollare sul sito nei giorni successivi perché erano in attesa di caricare i risultati sulla piattaforma.

A parte queste “stranezze”, ciò che ha colpito sia me sia i miei colleghi è l’atteggiamento ostile, rigido, di chiusura della Commissione nei nostri riguardi. Mi chiedo se il corso per il Tfa possa partire regolarmente con 2, 3, 4 soggetti, quelli che riusciranno a superare l’orale. Se ciò non fosse possibile, non vorrei che già dai tempi del bando fosse chiara l’idea di non attivare il corso. In tal caso, mi sentirei fortemente presa in giro e colpita. Ho infatti orientato la mia scelta sull’università di Pisa per il numero di posti messi a bando e contando sul fatto che il numero di partecipanti potesse essere inferiore rispetto a quello di altre sedi, come Napoli, Roma o Milano, sicuramente più affollate.

Ci ho tenuto a segnalare questa situazione e spero di avere chiarimenti quanto prima. Tanto le loro reali intenzioni verranno sicuramente fuori, con l’inizio o meno del corso…

Lalla – gent.ma Maria Cristina, il dm n. 73 del 24 aprile 2012 prevede: "

5. Nel caso in cui la graduatoria dei candidati ammessi risulti composta da un numero di candidati inferiore al numero dei posti disponibili indicati nel bando non si procede ad alcuna integrazione e il corso è attivato per un numero di studenti pari al numero degli ammessi "

pertanto l’Università dovrà attivare il corso per il numero degli ammessi. Sinceramente non credo ci sia stata la volontà da parte dell’Università di boicottare il corso perchè, anche se considerassimo solo il lato economico della vicenda, si rinuncerebbe all’introito derivante dalle tasse. Bisognebbe quindi esaminare con maggiore attenzione quanto avvenuto e le motivazioni per cui non sia stato possibile ammettere alle prove orali un numero così alto di candidati.

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