Interruzione di gravidanza entro il 180 º giorno di gestazione

Katiuscia: pochi giorni fa alla ventiduesima settimana ho  purtroppo dovuto affrontare un aborto terapeutico. Ora come ora non so se il sette mi sentirò di rientrare a scuola,  vorrei sapere se volendo prolungare l’assenza devo fare riferimento a una normativa precisa o semplicemente chiedere qualche giorno di malattia al mio medico. Grazie.

Paolo Pizzo: Gentilissima Katiuscia,

la normativa di riferimento è l’articolo 19 del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità)il quale sancisce che l’interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, nei casi previsti dagli articoli 4, 5 e 6 della legge 22 maggio 1978, n. 194, è considerata a tutti gli effetti come malattia.

Secondo la legge si determina questa differenza:

  1. Se l’interruzione avviene entro il 180 º giorno di gestazione dà diritto al solo trattamento di malattia, rimanendo, quindi, escluso che la lavoratrice possa usufruire del trattamento di maternità;
  2. Se l’interruzione avviene dopo il 180 º giorno dall’inizio della gestazione , la lavoratrice può usufruire del congedo di maternità post-parto di tre mesi dal giorno successivo a quello dell’aborto. In questo caso, infatti, l’interruzione di gravidanza viene considerata parto a tutti gli effetti. Non dà però diritto al congedo parentale.

Per accertare se l’interruzione di gravidanza sia avvenuta prima o dopo il 180º giorno si devono contare 300 giorni a ritroso dalla data presunta del parto indicata nel certificato medico e alla data così ottenuta si devono aggiungere 180 giorni.

Nel tuo caso, che rientra nel punto 1 (l’interruzione avviene entro il 180 º giorno di gestazione), le assenze per interruzione di gravidanza non si cumulano con precedenti o successivi periodi di malattia e non sono quindi computabili nel periodo massimo previsto dalla normativa contrattuale per la conservazione del posto di lavoro (art. 17/1 del CCNL/2007 per il personale assunto a tempo indeterminato; art. 19 commi 3 e 10 per il personale assunto a tempo determinato).

Sono di questo avviso l’INAIL, nelle circolari n. 48/1993 e n. 51/2001, e il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, che con nota 25/I/0011428 del 19 agosto 2008, di risposta all’interpello n. 32 del 19 agosto 2008 del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, ha precisato che l’articolo 12 del D.P.R. n. 1026/1976 considera l’interruzione di gravidanza prima del 180° giorno come aborto e non come parto; qualificandosi dunque, come “malattia determinata da gravidanza”, ad essa si applicherà la tutela prevista dall’articolo 20 del D.P.R. n. 1026/1976, secondo cui tale assenza non rientra nel periodo di comporto.

Nello stesso interpello, il Ministero del Lavoro afferma che ai fini della prova della morbosità determinata da gravidanza non è necessaria la produzione di un certificato rilasciato da un medico specialista del Servizio sanitario nazionale, ma basta un certificato rilasciato da un medico di base convenzionato.

Dunque, dal 7 gennaio, ai fini della giustificazione della tua assenza, potrai farti certificare, anche dal medico di base, la “malattia determinata da gravidanza”.

In questo caso i relativi giorni di “malattia” non saranno computabili nel periodo massimo previsto dal CCNL/2007, sopra richiamato, per la conservazione del posto di lavoro.

Non si ravvisano invece deroghe per ciò che riguarda l’eventualità dell’invio della visita fiscale da parte della scuola o della trattenuta sui giorni di malattia ai sensi dell’art. 71 del decreto legge 112/2008 come convertito dalla legge 133/2008, pertanto si ritiene che anche i giorni di “malattia determinata da gravidanza” siano soggetti tanto alla visita fiscale che alla trattenuta di legge.

Un augurio sincero di pronta guarigione (non solo fisica).

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