Il docente non può essere obbligato ad accompagnare gli allievi nei viaggi di istruzione

Lidia – Gentilissimi,
Sono una docente con contratto al 31 agosto  e ad inizio anno ho fatto  presente, sia in collegio dei docenti che in consiglio di classe, di non voler  accompagnare i mie alunni nel viaggio di istruzione che ogni anno questa scuola  organizza per le classi terze. Ho anche motivato questo mio rifiuto con il  fatto che ho una figlia in situazione di handicap e quindi non potrei lasciarla  sola per più di un giorno. Nell’ultimo collegio prima delle vacanze, il  dirigente ha fatto intendere che nessun collega può rifiutarsi e che se è il  caso avrebbe fatto ricorso ad un ordine di servizio, perché queste attività  sono fatte per i ragazzi e i docenti devono essere i primi a doverle promuovere  invece che “tirarsi indietro” (queste le sue testuali parole). Ovviamente al  rientro delle vacanze riproporrò il mio rifiuto. Volevo però intanto sapere se  esiste o meno un obbligo alla partecipazione o se questo è facoltativo. Resto in attesa di una risposta.

Paolo Pizzo – Gentilissima Lidia,

l’obbligo non sussiste.

Tutto ciò che è connesso ad attività extrascolastiche e nello specifico alla vigilanza degli allievi in uscita didattica  o  viaggio d’istruzione non è assolutamente lavoro obbligatorio (non rientra infatti nell’orario di lavoro settimanale del docente) ma è “supplementare”.

C’è di più.

Con la Nota dell’ 11.04.2012, prot. n. 2209 il MIUR ha precisato:

“l’effettuazione di viaggi di istruzione e visite guidate deve tenere conto dei criteri definiti dal Collegio dei docenti in sede di programmazione dell’azione educativa (cfr. art. 7, D.lgs. n. 297/1994), e dal Consiglio di istituto o di circolo nell’ambito dell’organizzazione e programmazione della vita e dell’attività della scuola (cfr. art. 10, comma 3, lettera e), D.lgs. n. 297/1994).

A decorrere dal 1° settembre 2000, il “Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche”, emanato con il D.P.R. 275/1999, ha configurato la completa autonomia delle scuole anche in tale settore; pertanto, la previgente normativa in materia (a titolo esemplificativo, si citano: C.M. n. 291 – 14/10/1992; D.lgs n. 111 – 17/03/1995; C.M. n. 623 – 02/10/1996; C.M. n. 181 – 17/03/1997; D.P.C.M. n. 349 – 23/07/1999), costituisce opportuno riferimento per orientamenti e suggerimenti operativi, ma non riveste più carattere prescrittivo.”

Ciò vuol dire che spetta agli Organi Collegiali regolamentare tutte le uscite o i viaggi d’istruzione e in particolare è demandato al Consiglio di Istituto fissare i criteri generali organizzativi delle attività di uscite/viaggi d’istruzione (meglio ancora sarebbe approvare un Regolamento ad hoc), e poi al Collegio dei docenti ed ai Consigli di classe la loro programmazione didattica.

Nell’organizzare qualsiasi uscita o viaggio d’istruzione buona prassi sarebbe quella di non dare per scontata l’adesione di un cospicuo numero di docenti accompagnatori e quindi sarebbe logico e anche utile ai fini della “riuscita” delle uscite e dei viaggi prendere realmente i nominativi di un adeguato numero di docenti disponibili ad accompagnare gli allievi e di eventuali loro sostituti.

È quindi nelle sedi collegiali che bisogna organizzare tali uscite/viaggi  stabilendo i criteri, le destinazioni, le classi coinvolte, il numero di accompagnatori, il personale di sostegno o qualificato per l’assistenza gli allievi disabili ecc. e soprattutto è in quell’occasione che i docenti dovranno dare il loro consenso e quindi rendersi disponibili per accompagnare gli allievi.

Faccio infatti fatica a capire come si possa organizzare un viaggio, magari già “portandosi avanti” con le gare di appalto per le imprese dei trasporti ecc., senza prima verificare quanti e quali docenti siano disposti ad accompagnare gli allievi e quindi bypassando di fatto la volontà collegiale che in questo è sovrana.

Faccio però altresì fatica a pensare che un Dirigente possa obbligare (o pensare di farlo) un docente, anche con un ordine di servizio, e quindi non chiedendo prima all’organo collegiale di esprimersi, alla partecipazione di un viaggio che di fatto non ha nulla a che fare con le attività di insegnamento obbligatorie o funzionali ad esse.

Vorrei capire come si potrebbe articolare e scrivere un ordine di servizio in tal senso.

C’è da aggiungere che il tuo caso è ancora più emblematico, perché tu hai seguito alla lettera la procedura esprimendoti in una seduta collegiale e palesando nella stessa la tua indisponibilità (a mio modesto avviso non c’è neanche bisogno di avere un motivo preciso o “documentato” per non voler accompagnare gli allievi).

Per concludere, non potrai assolutamente (né tu né altri tuoi colleghi) essere obbligata alla partecipazione del viaggio in quanto attività facoltativa e un ordine di servizio in tal senso sarebbe illegittimo e infondato in quanto non si reggerebbe su alcuna oggettiva necessità.

Sarebbe il caso di far funzionare meglio gli organi collegiali e solo in quelle sedi prendere tutte le decisioni.

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