Il permesso per esami prenatali è retribuito anche per il personale precario

Angela – Gentili consulenti,
sono una docente a tempo determinato per supplenza breve fino al 15 Febbraio  2013. Sono al terzo mese di gravidanza e nel mese di gennaio dovrò sottopormi a delle visite per maternità. La segreteria a cui ho rivolto le domande in merito mi dice che dovrò prendermi dei permessi non retribuiti perché per noi precari non esistono permessi retribuiti. Possibile che per noi precari non c’è niente  di retribuito?
Grazie dell’ascolto.

Paolo Pizzo – Gentilissima Angela,

non è come ti ha detto la scuola.

Innanzitutto chiariamo che per  “esami prenatali” si intendono tutti quegli esami/controlli che riguardano accertamenti clinici e/o visite mediche specialistiche riconducibili allo stato di gravidanza della lavoratrice.

Stabilire la necessità degli esami/visite spetta alla lavoratrice dietro il parere del suo medico di fiducia. Il Dirigente scolastico non può sindacare sulla tipologia di visita richiesta. A lui compete solo il controllo della documentazione attestante la data e l’orario di effettuazione degli esami.

Precisiamo anche che i permessi per “esami prenatali” non rientrano nelle “assenze per malattia”  in quanto sono “permessi retribuiti” previsti da specifiche disposizioni legislative (come i permessi per donazione del sangue o per assolvere le funzioni di giudice popolare ecc.).

La disposizione che li prevede è l’art. 14 del D.Lgs. 26/03/2001 n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità) secondo cui  le lavoratrici gestanti hanno diritto a permessi retribuiti per l’effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici ovvero visite mediche specialistiche che debbano essere eseguiti durante l’orario di lavoro.

L’art. 1 dello stesso decreto indica al comma 1 qual è l’oggetto della disciplina:

“…i congedi, i riposi, i permessi e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori connessi alla maternità e paternità di figli naturali, adottivi e in affidamento, nonché il sostegno economico alla maternità e alla paternità”;

poi al comma 2 recita: “Sono fatte salve le condizioni di maggior favore stabilite da leggi, regolamenti, contratti collettivi, e da ogni altra disposizione”.

Le disposizioni che riguardano la scuola sono contenute negli artt. 12 e 19 del CCNL/2007 e attribuiscono al personale dipendente condizioni di maggiore favore e sanciscono inoltre identità di trattamento (anche economico) in materia di congedi tra il personale a tempo determinato e indeterminato.

Il T.U., inoltre, fa sempre riferimento al “lavoratore” e alla “lavoratrice”, senza nessuna distinzione di contratto.

Pertanto, ai fini della retribuzione del permesso in parola non vi può essere nessuna differenza tra un controllo prenatale chiesto da una docente assunta a tempo indeterminato e uno chiesto da una docente assunta a tempo determinato (anche se per “supplenza breve”).

Le ore di assenza dal lavoro sono dunque retribuite e non devono essere recuperate.

Nel tuo caso, quindi, il permesso per effettuare esami prenatali dovrà  essere retribuito perché chiesto ai sensi dell’art. 14 del T.U. (il modulo che compilerai  e presenterai in segreteria dovrà riportare l’art. citato) e  il Dirigente non lo potrà considerare come permesso non retribuito per motivi familiari/personali (art. 19, comma 7 del CCNL/2007 ), oppure come permesso breve soggetto a recupero di durata non superiore alla metà dell’orario giornaliero individuale (art. 16 CCNL/2007).

Ti ricordo che al rientro a scuola dovrai presentare la relativa documentazione giustificativa attestante la data e l’orario di effettuazione degli esami (art. 14, comma 2 D. Lgs. n. 151/2001).

 

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