Adozioni nazionali e internazionali: i diritti scaturiscono dall’entrata del minore in famiglia

Teresa – Salve , vorrei un’informazione; sono docente di sostegno annuale fino al 30 Giugno. Con mio marito stiamo svolgendo c/o i servizi sociali competenti i
colloqui preadottivi per ottenere idoneità all’adozione. Mi hanno detto a scuola- che non possono essere retribuiti e devo recuperarli, è vero ?(finora ho fatto così per evitare problemi) … ma quando saremo convocati dai giudici del tribunale x i minori,anche? Grazie x vs risposta. Teresa

Paolo Pizzo – Gentilissima Teresa, non si conoscono disposizioni di legge che permettono dei permessi specifici per i colloqui preadottivi.

Ti riassumo comunque la normativa che ti potrà interessare dall’atto dell’adozione.

Per effetto dell’art. 2, commi 452 e 453, legge Finanziaria per il 2008, gli artt. 26 e 27 del D. Lgs. n. 151/2001 sono stati, rispettivamente, sostituito e abrogato.

Il divieto di licenziamento previsto dall’art. 54 del D. Lgs n. 151/2001 è esteso fino ad un anno dall’ingresso del minore nel nucleo familiare.

In caso di adozione internazionale, il divieto opera dal momento della comunicazione della proposta di incontro con il minore adottando, ai sensi dell’art. 31, terzo comma, lettera d), della legge n. 184/1983, ovvero della comunicazione dell’invito a recarsi all’estero per ricevere la proposta di abbinamento.

In caso di adozione nazionale

La lavoratrice che adotta un minore (ai sensi degli artt. 6 e ss. della legge n. 184/1983 e successive modificazioni) ha diritto all’astensione dal lavoro per un periodo pari a cinque mesi a prescindere dall’età del minore all’atto dell’adozione. Il diritto, pertanto, è riconosciuto anche che se il minore, all’atto dell’adozione, abbia superato i sei anni di età e spetta per l’intero periodo, anche nell’ipotesi in cui durante il congedo lo stesso raggiunga la maggiore età.

La lavoratrice ha diritto al congedo per i primi cinque mesi decorrenti dal giorno successivo all’effettivo ingresso del minore nella propria famiglia.

A tale periodo deve essere aggiunto, per analogia con le madri biologiche, anche il giorno di ingresso del minore nella famiglia dell’interessata. Conseguentemente, il congedo complessivamente riconoscibile in favore delle madri adottive è pari a cinque mesi ed un giorno.

Tali istruzioni trovano applicazione anche laddove, al momento dell’ingresso del minore nella famiglia della lavoratrice, lo stesso si trovi in affidamento preadottivo come previsto dagli artt. 22 e ss. della legge n. 184/1983.

In tale ipotesi, il diritto al congedo ed alla relativa indennità cessano dal giorno successivo all’eventuale provvedimento di revoca dell’affidamento medesimo pronunciato dal Tribunale ai sensi dell’art. 23 della legge n. 184/1983.

Tale circostanza dovrà essere tempestivamente comunicata all’Istituto dalla lavoratrice interessata.

In caso di adozione internazionale

Analogamente a quanto previsto in caso di adozione nazionale, la lavoratrice che adotta un minore straniero (ai sensi della legge n. 184/1983, e successive modificazioni, artt. 29 e ss.) ha diritto all’astensione dal lavoro per un periodo pari a cinque mesi a prescindere dall’età del minore all’atto dell’adozione; il diritto spetta per l’intero periodo anche nel caso in cui, durante il congedo, il minore raggiunga la maggiore età.

Il congedo può essere fruito nei cinque mesi successivi all’ingresso del minore in Italia risultante dall’autorizzazione rilasciata, a tal fine, dalla Commissione per le adozioni
internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (art. 32, legge n. 184/1983).

A tale periodo di congedo si aggiunge il giorno di ingresso in Italia del minore cosicché, anche nella fattispecie, il periodo massimo complessivamente spettante è pari a cinque mesi ed un giorno.

Ferma restando la durata massima del periodo di astensione (cinque mesi ed un giorno), il congedo può essere fruito, anche parzialmente, prima dell’ingresso in Italia del minore, per consentire alla lavoratrice la permanenza all’estero finalizzata all’incontro con il minore ed agli adempimenti relativi alla procedura adottiva.

Tale periodo di congedo può essere fruito anche in modo frazionato. Il congedo non fruito
antecedentemente all’ingresso del minore in Italia è fruito, anche frazionatamente, entro i
cinque mesi dal giorno successivo all’ingresso medesimo.

La lavoratrice che per il periodo di permanenza all’estero non richieda o richieda solo in parte il congedo di maternità, può comunque avvalersi di periodi di congedo non indennizzati né retribuiti.

Il godimento di tali periodi non è di interesse per l’Istituto.

I periodi di permanenza all’estero correlati alla procedura adottiva sono certificati dall’Ente
autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione; pertanto, la domanda di indennità a titolo di congedo di maternità, relativamente ai suddetti periodi, dovrà essere corredata della suddetta certificazione. In mancanza, la domanda stessa potrà essere liquidata subordinatamente alla regolarizzazione mediante esibizione della documentazione richiesta.

Tali istruzioni trovano applicazione anche laddove, al momento dell’ingresso del minore in
Italia, lo stesso si trovi in affidamento preadottivo.

Tali sono le ipotesi in cui l’adozione debba essere pronunciata dal Tribunale italiano
successivamente all’ingresso del minore in Italia ai sensi dell’art. 35, comma 4, Legge
n.184/1983.

In caso di revoca dell’affidamento preadottivo pronunciata dal Tribunale, il diritto al congedo
ed alla relativa indennità cessano dal giorno successivo; di tale circostanza la lavoratrice
interessata dovrà darne opportuna e tempestiva comunicazione all’Istituto

Ricordiamo inoltre che ai genitori adottivi spetta:

  • Il congedo parentale (nel caso di adozione nazionale, internazionale e di affidamento) e può essere fruito dai genitori adottivi e affidatari, qualunque sia l’età del minore, entro otto anni dall’ingresso del minore in famiglia, e comunque non oltre il raggiungimento della maggiore età (Art. 2, commi 455 – 456 legge n. 244/2007);
  • I permessi/riposi giornalieri: con sentenza 1° aprile 2003, n. 104, la Corte Costituzionale ha stabilito i criteri di fruizione dei permessi giornalieri da parte dei genitori di minori adottati o in affidamento. la docente può fruire dei riposi per allattamento stabiliti dagli articoli 39 e 40 del D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151  entro un anno a decorrere dall’ingresso del minore in famiglia, anziché entro il primo anno di vita del bambino.

Dalla normativa richiamata per i colloqui pre adottivi non sono stabiliti permessi, in quanto i diritti scaturiscono dall“’ingresso del minore nella propria famiglia”.

L’unica “deroga” è per il congedo di maternità in caso di adozione internazionale:

” il congedo può essere fruito, anche parzialmente, prima dell’ingresso in Italia del minore, per consentire alla lavoratrice la permanenza all’estero finalizzata all’incontro con il minore ed agli adempimenti relativi alla procedura adottiva”.

Posted on by nella categoria Assenze
Versione stampabile
ads ads