Docente a tempo indeterminato e aspettativa per motivi di studio

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Angela- Buonasera sono docente di scuola primaria (sostegno) a tempo indeterminato, Le scrivo per avere informazioni relative all’aspettativa o astensione dal lavoro per motivi di studio. Da gennaio 2013 non potrò più usufruire dei permessi studio in quanto sono al termine degli studi e a marzo ci sarà la seduta di laurea; proprio in vista di questo evento sento la necessità di sospendere per gennaio e febbraio l’attività lavorativa. Posso avere ragguagli su come procedere e cosa comporta l’aspettativa? Grazie. Distinti saluti.

Paolo Pizzo – Gentilissima Angela,
esclusi i 9 giorni di permesso retribuito per motivi familiari e personali (3 giorni+6 di ferie se fruiti per gli stessi motivi), il docente assunto a tempo indeterminato che ha bisogno di “sospendere” per un mese  l’attività lavorativa per motivi di studio deve ricorrere all’aspettativa non retribuita di cui all’art. 18/1 del CCNL/2007.

Ai sensi dell’art. citato “L’aspettativa per motivi di famiglia o personali continua ad essere regolata dagli artt. 69 e 70 del T.U. approvato con D.P.R. n. 3 del 10 gennaio 1957 e dalle leggi speciali che a tale istituto si richiamano. L’aspettativa è erogata dal dirigente scolastico al personale docente ed ATA”.

Dobbiamo aggiungere che la Corte dei Conti sez. contr. 03 febbraio 1984, n. 1415 aveva precisato che nella espressione “motivi di famiglia” contenuta nell’art. 69 del T.U., possono trovare ingresso anche i motivi di studio, quale la frequenza di un corso universitario.

E che nel precedente CCNL del comparto Scuola (2003) si faceva esclusivamente riferimento ai motivi di famiglia, mentre nel nuovo Contratto è stato aggiunto l’inciso “personali”.

Puoi quindi fare richiesta di tale aspettativa.

Uno dei problemi che potresti però incontrare è quello dei tempi di concessione e il fatto che essa oltre a non spettare di diritto (è appunto solo concessa), può essere revocata in qualsiasi momento per esigenze dell’amministrazione (il diniego o la revoca dovranno comunque essere motivati dal Dirigente e messi per iscritto).

L’art. 69 del T.U. approvato con D.P.R. n. 3 del 10 gennaio 1957 a tal proposito recita:

“L’impiegato che aspira ad ottenere l’aspettativa per motivi di famiglia deve presentare motivata domanda al capo del servizio.

L’amministrazione deve provvedere sulla domanda entro un mese ed ha facoltà, per ragioni di servizio da enunciarsi nel provvedimento, di respingere la domanda, di ritardarne l’accoglimento e di ridurre la durata dell’aspettativa richiesta.

L’aspettativa può in qualunque momento essere revocata per ragioni di servizio.

Il periodo di aspettativa non può eccedere la durata di un anno.

L’impiegato non ha diritto ad alcun assegno.

Il tempo trascorso in aspettativa per motivi di famiglia non è computato ai fini della progressione in carriera, dell’attribuzione degli aumenti periodici di stipendio e del trattamento di quiescenza e previdenza.

L’impiegato che cessa da tale posizione prende nel ruolo il posto di anzianità che gli spetta, dedotto il tempo passato in aspettativa”.

Dovrai quindi presentare al Dirigente scolastico apposita domanda scritta redatta su carta semplice (il modulo è di solito fornito dalla segreteria) ampiamente documentata e/o motivata.

Vista l’urgenza con cui ti serve il periodo di aspettativa (siamo già al 2 gennaio…) e i tempi di concessione che avrebbe a disposizione il Dirigente (fino a un mese), il consiglio è quello di chiedere fin da subito e prima ancora di presentare la richiesta scritta un colloquio con il Dirigente per fargli capire l’urgenza della questione.

A completamento di quanto detto ricordo che:

  • Durante l’aspettativa il dipendente non ha diritto alla retribuzione.
  • Il tempo trascorso in aspettativa interrompe l’anzianità di servizio, non si computa ai fini della progressione di carriera, dell’attribuzione degli aumenti periodici di stipendio, del trattamento di quiescenza e previdenza nonché della maturazione delle ferie e delle festività soppresse.
  • Tale periodo può essere valutato ai fini della pensione previa regolarizzazione contributiva da parte dell’interessato (D.Lgs. 30/4/1997, n. 184).
  • Il riscatto dei predetti periodi può essere richiesto nella misura massima di tre anni.
  • Quando i periodi di aspettativa sono fruiti dal personale con contratto a tempo indeterminato, non sono utili ai fini del compimento del periodo di prova o dell’anno di formazione nonché ai fini della continuità del servizio valutabile con punteggio specifico nelle procedure di mobilità e nella graduatoria interna per l’individuazione del personale soprannumerario.
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