I primi 30 giorni di congedo parentale devono essere retribuiti al 100% anche dopo i 3 anni del bambino

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Claudia – sono una docente di I grado e madre di una bimba di 5 anni. Mio marito è anche  dipendente della scuola ma non abbiamo mai fruito del congedo parentale.  Chiedevo, soprattutto a Paolo di cui leggo spesso gli interventi sulla materia, cosa ne pensa del fatto che le scuole non abbiano mai riconosciuto il primo  mese di congedo per intero se fruito dopo i 3 anni. La trovo una grande  ingiustizia e un intervento lesivo per chi ha davvero bisogno del congedo per  un figlio anche se in età diversa dai 3 anni. Ringrazio anticipatamente della risposta.

Paolo Pizzo – Gentilissima Claudia,

già il titolo che ho dato alla FAQ la dice lunga su come la penso.

Mai come su questo aspetto nel corso degli anni (era da poco stato firmato il CCNL 2006-2009) il Ministero e la  Ragioneria del Tesoro hanno effettuato un vero e proprio “attentato” a quanto scritto nel Contratto.

Eppure il T.U. 151/2001 è chiarissimo, e all’art. 1 comma 2 recita: “Sono fatte salve le condizioni di maggior favore stabilite da leggi, regolamenti, contratti collettivi, e da ogni altra disposizione”.

Presto fatto.

L’art. 12 comma 4 del CCNL Scuola chiarisce che

“Nell’ambito del periodo di astensione dal lavoro previsto dall’art. 32 , comma 1, lett. a) del D. Lgs. n. 151/2001[congedo parentale non superiore a sei mesi ], per le lavoratrici madri o in alternativa per i lavoratori padri, i primi trenta giorni, computati complessivamente per entrambi i genitori e fruibili anche in modo frazionato, non riducono le ferie, sono valutati ai fini dell’anzianità di servizio e sono retribuiti per intero”.

Mentre quindi l’art. 34 del D.Lgs. n. 151 del 2001 prevede che per i periodi di congedo parentale alle lavoratrici e ai lavoratori è dovuta fino al terzo anno di vita del bambino un’indennità pari al 30 per cento della retribuzione, per un periodo massimo complessivo tra i genitori di sei mesi, il Contratto Scuola (su “indicazione” dell’art. 1 comma 2 del T.U. 151/2001) deroga tale norma in melius e prevede che i primi 30 giorni, fruiti fino agli 8 anni del bambino, siano retribuiti al 100%.

Non si sa come e non si sa perché, ma nel 2007 (ripeto il Contratto era stato firmato da poco) il MIUR senza alcun “potere” di interpretazione del Contratto e comunque senza che lo stesso sia stato messo in discussione dalle parti, con nota Prot. n. AOODGPER 24109 Roma, 20 dicembre 2007 (come potrai notare dal link riportata a “gran voce” dagli USR), dichiara che:

“Il Ministero dell’economia e delle Finanze – Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato – IGF, ha fornito in data 25.10.2007 il proprio parere in merito alle disposizioni di cui agli artt. 32, 33 e 34 del decreto legislativo n. 151/2001, riguardanti il limite temporale dell’astensione dal lavoro di entrambi i coniugi nell’arco dei primo otto anni di vita del bambino.

Ciò è avvenuto a seguito di risposte in merito al fatto che alcune sezioni provinciali della Ragioneria Generale dello Stato avrebbero sollevato rilievi sull’operato delle istituzioni scolastiche, imponendo alle stesse la limitazione dell’applicazione del trattamento economico più vantaggioso ai soli primi tre anni di vita del bambino, con una interpretazione restrittiva delle norme contrattuali che, secondo gli stessi era arbitrariamente riferita all’art. 34 del D.L.vo innanzi citato.

In proposito, si ritiene opportuno far notare che l’art. 47, commi 1 e 2, è richiamato dall’art, 12, comma 5 del CCNL 24.7.2003, e che l’art. 32 stesso D. Lvo, è integralmente richiamato al comma 7 dell’art. 12 CCNL innanzi citato, per cui questo Ministero fa proprie le deduzioni del MEF nel momento in cui si fa presente che le osservazioni delle Ragionerie Provinciali dello Stato trovano il loro fondamento nelle disposizioni di cui agli artt. 32, 33 e 34 del D.L.vo in parola , riguardante il limite temporale dell’astensione dal lavoro per entrambi i coniugi nei primi otto anni di vita del bambino per un massimo di dieci mesi (art.32), il prolungamento di detto limite per i casi specificatamente indicati nell’art. 33, il relativo trattamento economico e normativo (art. 34) nonché nell’orientamento dell’ARAN che, in materia di congedi parentali ha espresso il proprio parere con nota del 23 gennaio 2003.

Tanto premesso si comunica pertanto che in applicazione delle suindicate norme il trattamento economico intero deve corrispondersi, in via generale , per i primi 30 giorni se il congedo è fruito prima del compimento del terzo anno di vita del bambino; se, invece è fruito dopo il triennio, il trattamento economico è corrisposto per intero solo in presenza dei requisiti previsti dall’art. 33, ritenendo pertanto che, come sottolineato dal MEF, il comportamento assunto dalle Ragionerie provinciali è, allo stato, conforme al quadro normativo che regola la materia.

Le SS.LL. sono pregate di diffondere la presente nota agli Uffici scolastici provinciali ed alle Istituzione scolastiche di competenza.”

Quindi Ministero, ARAN  e Ragioneria Generale dello Stato hanno deciso di “annullare” l’art. 1 comma 2 del T.U. 151/2001 e di conseguenza l’art. 12 comma 4 del CCNL Scuola, senza peraltro coinvolgere i sindacati firmatari del Contratto.

Questi i fatti.

C’è però da dire che ultimamente la questione è stata “risvegliata” in modo positivo da un’ordinanza del  7 marzo 2012, n. 3606 della VI Sezione della Corte di Cassazione, che a mio avviso metterà fine a questa storia che va avanti da 5 anni.

Questo uno stralcio dell’ordinanza:

“…Ritenuto che i rilievi di cui alla relazione sono condivisibili, perché l’art. 32 comma 1 lett. a) del D.lgs. n. 151 del 2001 conferisce il diritto al congedo parentale di sei mesi alla madre, nei primi otto anni di età del bambino. Quanto al trattamento economico, il successivo art. 34 dispone che per detto periodo spetta, fino al terzo anno di vita del figlio, il 30% della retribuzione, mentre dal terzo all’ottavo anno ( in cui pure il congedo è consentito) l’indennità del 30% della retribuzione è dovuto solo se l’interessato sia titolare di reddito inferiore ad una certa soglia. La ricorrente invoca invero il dettato del contratto collettivo del comparto Ministeri, che reca un trattamento più favorevole, rispetto a quello legale, sopra illustrato, e ciò è consentito dall’art. 1 comma 2 del medesimo d.lgs. n. 151 che fa salvi appunto i trattamenti più favorevoli stabiliti dai contratti collettivi. Viene dunque in applicazione, il che è pacifico tra le parti, l’art. 10 del CCNL di comparto 1998/2001 code contrattuali: secondo la ricorrente la lettera c) di tale disposizione le conferirebbe il diritto, per i primi trenta giorni di congedo, alla retribuzione piena, anche nel caso che interessa, in cui il bambino aveva un’età compresa tra i tre e gli otto anni. Secondo l’Amministrazione invece, la suddetta lettera c) dell’art. 10 conferirebbe il diritto alla retribuzione piena per detti trenta giorni solo entro i tre anni del bambino. La tesi della ricorrente è fondata: L’art. 10 comma c) del citato CCNL dispone: “Nell’ambito del periodo di astensione facoltativa dal lavoro previsto dall’art 7 comma 1 della legge 1204/71 e successive modifiche e integrazioni, per le lavoratrici madri, o, in alternativa, per i lavoratori padri, i primi trenta giorni di assenza, fruibili anche in modo frazionato, non riducono le ferie sono valutati ai fini dell’anzianità di servizio. Per tale assenza spetta l’intera retribuzione fissa mensile…”.

Pur trattandosi di un caso relativo al Comparto Ministeri (Grazia e Giustizia) quello che conta è che intanto sia una pronuncia della Cassazione, e che il CCNL del Comparto Ministeri nel passo che riguarda la fruizione del congedo sia identico a quello del Comparto Scuola, quindi è il principio contrattuale che la Corte ha difeso ritenendolo non derogabile o “interpretabile” dall’Amministrazione.

Non ho volutamente analizzato la sentenza di Sassari, che è simile a quella della Cassazione e specifica per il Comparto Scuola, perché la scuola o la Ragioneria Provinciale del Tesoro potrebbe dire che è ad personam e quindi non estensibile a tutti, ma appunto solo al ricorrente; su una pronuncia della Cassazione, invece, dubito fortemente che possano avere lo stesso pensiero.

Pertanto, io credo che dopo questa ordinanza la storia si debba chiudere qua, soprattutto perché la meccanica interpretazione restrittiva del MIUR e della Ragioneria di Stato non sta in piedi, vista la chiarezza dell’art. del CCNL Scuola sulla questione.

Il mio parere è quindi che devi presentare la domanda allegando le sentenze citate e pretendendo quindi il pagamento al 100% del primo mese di congedo.
Dopodiché sarà un’altra occasione per valutare l’ottusità delle Ragionerie Territoriali competenti.

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