È possibile il cumulo di diverse aspettative senza l’obbligo di rientrare in servizio

Gianni – Avrei intenzione di chiedere: 1) per tre anni scolastici continuativi l’aspettativa per motivi di famiglia e di studio (magari iscrivendomi a qualche corso di laurea breve per giustificare la cosa) e vorrei indicare le date dal 1° settembre fino al 1° maggio di ogni anno, rientrando a lavoro per 4 mesi; 2) un anno di aspettativa per fare un’esperienza lavorativa come dipendente in un qualsiasi settore (ovviamente esibendo al Preside la relativa proposta di contratto); 3) un anno per iniziare un’attività imprenditoriale (ovviamente documentando doverosamente la cosa); 4) un anno sabbatico. Le mia domande sono: c’è qualche clausola del contratto che mi impedisca di mettere insieme questi anni di aspettativa? E poi, a parte quella di studio e di famiglia che può essere  in certa misura a discrezione del Preside, le altre tre son concesse a domanda, vero? Grazie in anticipo per la risposta che potrai cortesemente darmi.

Paolo Pizzo – Gentilissimo Gianni,

In merito ai quesiti si ritiene quanto segue:

1. L’aspettativa per motivi di famiglia, personali e di studio è regolata dagli artt. 69 e 70 del T.U. approvato con D.P.R. n. 3 del 10 gennaio 1957 e dall’art. 18/1 del CCNL/2007 del comparto Scuola.

Tale aspettativa è concessa e non attribuita:

La richiesta deve essere motivata; il Dirigente ha un mese di tempo per accoglierla; una volta concessa, l’aspettativa può essere revocata in qualsiasi momento per esigenze di servizio; un eventuale diniego o revoca dell’aspettativa dovrà essere sempre motivato dal Dirigente e rispondere ai  criteri della trasparenza e dell’imparzialità, per evitare ogni dubbio circa l’obiettività e l’opportunità delle determinazioni adottate; durante l’aspettativa non si percepisce alcun assegno e c’è l’interruzione dell’anzianità di servizio.

Per ciò che riguarda la durata:

  • Se fruita senza soluzione di continuità, non può avere una durata superiore a 12 mesi.
  • Se fruita invece, per periodi frazionati non può superare in ogni caso, nellarco temporale di un quinquennio, la durata massima di due anni e mezzo (30 mesi).

Per interrompere l’aspettativa, e quindi per ripristinare il diritto a chiedere altri 12 mesi, è necessario il rientro in servizio attivo superiore a 6 mesi; in ogni caso il limite massimo non può essere superiore a 2 anni e 6 mesi in un quinquennio.

Il quinquennio da prendere in considerazione è quello che verrà a scadere nell’ultimo giorno del nuovo periodo di aspettativa richiesto dal dipendente.

2. L’art. 18 comma 3 del CCNL/2007 prevede che il dipendente è collocato in aspettativa, a domanda [non è quindi discrezionale], per un anno scolastico senza assegni per realizzare l’esperienza di una diversa attività lavorativa o per superare un periodo di prova.

La “diversa attività lavorativa” può essere sia nel pubblico che nel privato. Ovviamente la richiesta dev’essere motivata e documentata.

La durata non potrà eccedere l’anno scolastico.

3. Ai sensi dell’art. 18 della legge 183/2010 i dipendenti pubblici possono  essere  collocati  in  aspettativa, senza assegni e senza decorrenza dell’anzianità di servizio, per  un
periodo  massimo  di  dodici  mesi,  anche  per   avviare   attivita’ professionali   e   imprenditoriali.   L’aspettativa   è  concessa dall’amministrazione,  tenuto  conto  delle  esigenze  organizzative, previo esame della documentazione prodotta dall’interessato.

4. L’art. 26, comma 14 della legge 23/12/1998 n. 448 (finanziaria 1999) prevede:

“I docenti e i dirigenti scolastici che hanno superato il periodo di prova possono usufruire di un periodo di aspettativa non retribuita della durata massima di un anno scolastico ogni dieci anni. Per i detti periodi i docenti e i dirigenti possono provvedere a loro spese alla copertura degli oneri previdenziali”.

  • La condizione per poter fruire dell’aspettativa non retribuita è non solo essere già assunti a tempo indeterminato,  ma bisogna aver superato il periodo di prova;
  • L’aspettativa non retribuita spetta fino a un massimo di 1 anno ogni 10 (compreso il primo decennio);
  • Il dipendente produrrà la richiesta senza allegare alcuna motivazione, certificazione o autocertificazione, ma solo il riferimento di legge che gli permette, avendone i requisiti, di inoltrare la richiesta;
  • L’aspettativa non può essere oggetto di frazionamento, sicché la fruizione di un periodo inferiore ad un anno esaurisce il diritto dell’interessato a chiedere ulteriori periodi di aspettativa nell’arco del decennio in considerazione.

Sull’attribuzione o concessione della richiesta, mentre la Circolare Ministeriale n. 96 del 28 marzo 2000 ne decretava l’attribuzione senza quindi porre alcun rilievo sulla discrezionalità del Dirigente, la Nota del Ministero del Tesoro del 26 aprile 2000 affermava, solo un mese dopo, che:

“I periodi di aspettativa spettino di diritto ai docenti e dirigenti scolastici, senza pertanto la richiesta di specifiche motivazioni per la loro fruizione, compatibilmente, però, con le esigenze di servizio valutate dal capo d’istituto per i docenti o dal Provveditore agli Studi per i dirigenti.”

C’è da dire che il Ministero da allora non  è comunque ritornato sulla questione e per questo sembra prevalere la posizione della Circolare Ministeriale sulla nota del Tesoro. Ma quella nota esiste ed è giusto che si metta in evidenza.

In ultimo, non esiste una norma di legge che vieta il cumulo delle aspettative di cui sopra, né che tra un periodo di aspettativa e un altro (di diversa tipologia) il dipendente debba riprendere servizio (quando ovviamente si tratta di docenti assunti a tempo indeterminato).

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