Aspettativa per assegno di ricerca e docente assunto a tempo determinato

Gabriella – Sono un’assegnista di ricerca presso un’ università pubblica con un assegno finanziato dal Miur.  In anni passati ho presentato la richiesta per poter  entrare nelle graduatorie di terza fascia per incarichi di supplenza nella scuola pubblica. Ho chiesto all’università presso la quale sono in servizio se la mia situazione di Assegnista è compatibile con quella di supplente presso le scuole. Mi hanno risposto che con la riforma Gelmini le due attività sono incompatibili. Io però ho ricevuto l’assegno in anni precedenti alla Riforma Gelmini, infatti il Bando di assegnazione faceva riferimento alla LEGGE 27 DICEMBRE 1997, N. 449, art. 51 comma 6.

Dopo due anni di assegno ho avuto il rinnovo per un altro biennio con decorrenza dall’1° gennaio 2013. Il rinnovo è stato effettuato con le vecchie condizioni e in riferimento alla vecchia legge antecedente la riforma Gelmini: infatti il mio stipendio è rimasto quello di prima che è più basso di circa 250 euro rispetto ai nuovi assegni, la maternità mi viene pagata soltanto all’80% mentre la riforma Gelmini prevede che la maternità venga pagata al 100% (80% INPS e il restante 20% viene saldato dall’università presso cui si lavora). Ora io mi chiedo ,  se per me “non vale” la riforma Gelmini, posso fare le supplenze presso le scuole visto che io devo fare riferimento alla vecchia normativa 449/97?

Annalisa – Ho accettato un part-time in una primaria fino al 30 giugno. Intanto, però, ho vinto un concorso per assegnista di ricerca all’università. In base al regolamento devo chiedere l’aspettativa non retribuita. La mia domanda è questa: maturerò ugualmente punteggio anche durante l’aspettativa? Ci sono norme contrastanti in merito. In rete ho letto che esiste la nota del 12 maggio 2011 prot. n. AOODGPER 4058 della direzione generale per il personale scolastico del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca che stabilisce che «i periodi di servizio prestati in qualità di titolare di assegno universitario devono ritenersi equiparabili a tutti gli effetti a quelli discendenti dalla frequenza di corsi di dottorato di ricerca». E’ vero? E’ possibile avere questa nota? Non sono riuscita a ritrovarla. In compenso, però, ho ritrovato questa interrogazione parlamentare sulla questione ancora senza risposta.

Paolo Pizzo – Gentilissime,

Questione aspettativa non retribuita

Il personale in  servizio presso amministrazioni pubbliche (scuola compresa) destinatario di assegno di ricerca è collocato in aspettativa non retribuita.

L’art. 22 della legge n. 240 del 30 dicembre 2010 prevede che:

“Le universita’, le istituzioni e gli enti pubblici di ricerca e  sperimentazione, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie,  l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) e l’Agenzia  spaziale italiana (ASI), nonche’ le istituzioni il cui diploma di  perfezionamento scientifico e’ stato riconosciuto equipollente al  titolo di dottore di ricerca ai sensi dell’articolo 74, quarto comma,  del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382,  nell’ambito delle relative disponibilita’ di bilancio, possono  conferire assegni per lo svolgimento di attivita’ di ricerca. I  bandi, resi pubblici anche per via telematica sui siti dell’ateneo,  ente o istituzione, del Ministero e dell’Unione europea, contengono  informazioni dettagliate sulle specifiche funzioni, sui diritti e i  doveri relativi alla posizione e sul trattamento economico e  previdenziale spettante.

2. Possono essere destinatari degli assegni studiosi in possesso di  curriculum scientifico professionale idoneo allo svolgimento di  attivita’ di ricerca, con esclusione del personale di ruolo dei  soggetti di cui al comma 1. I medesimi soggetti possono stabilire che  il dottorato di ricerca o titolo equivalente conseguito all’estero  ovvero, per i settori interessati, il titolo di specializzazione di  area medica corredato di una adeguata produzione scientifica,  costituiscono requisito obbligatorio per l’ammissione al bando; in  assenza di tale disposizione, i suddetti titoli costituiscono titolo  preferenziale ai fini dell’attribuzione degli assegni.

3. Gli assegni possono avere una durata compresa tra uno e tre  anni, sono rinnovabili e non cumulabili con borse di studio a  qualsiasi titolo conferite, ad eccezione di quelle concesse da istituzioni nazionali o straniere utili ad integrare, con soggiorni  all’estero, l’attivita’ di ricerca dei titolari. La durata  complessiva dei rapporti instaurati ai sensi del presente articolo,  compresi gli eventuali rinnovi, non puo’ comunque essere superiore a  quattro anni, ad esclusione del periodo in cui l’assegno e’ stato  fruito in coincidenza con il dottorato di ricerca, nel limite massimo  della durata legale del relativo corso. La titolarita’ dell’assegno  non e’ compatibile con la partecipazione a corsi di laurea, laurea  specialistica o magistrale, dottorato di ricerca con borsa o specializzazione medica, in Italia o all’estero, e comporta il  collocamento in aspettativa senza assegni per il dipendente in  servizio presso amministrazioni pubbliche.”

Giova comunque ricordare che anche l’art. 51/6 della legge 449/97 prevedeva che “Il titolare in servizio presso amministrazioni pubbliche può essere collocato in aspettativa senza assegni” (possibilità richiamata anche per gli assegnisti dal punto 3 della Circolare Ministeriale 4 novembre 2002, n. 120).

In ogni caso bisogna chiarire che tale art. è stato abrogato dalla Legge 240/2010 sopra citata che all’art. 29, comma 11 lettera d prescrive: “A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogati: d) l’articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449.

Pertanto, il riferimento normativo principale è ad oggi la legge n. 240 del 30 dicembre 2010 che ha previsto che la titolarità dell’assegno comporta il  collocamento in aspettativa senza assegni per il dipendente in  servizio presso amministrazioni pubbliche.

Questione punteggio

La nota MIUR del 12 maggio 2011 prot. n. AOODGPER 4058, esprimendosi sulle caratteristiche dell’aspettativa per assegno di ricerca, di cui possono usufruire i docenti della scuola, con riferimento alla questione della progressione di carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza, stabilisce che “i periodi di servizio prestati in qualità di titolare di assegno universitario devono ritenersi equiparabili a tutti gli effetti a quelli discendenti dalla frequenza di corsi di dottorato di ricerca”;

La C.M. 15 del 2012 con oggetto “Dottorato di ricerca e problematiche connesse”, emanata in applicazione dell’art. 19 della legge 240/2010 sopra citata, facendo riferimento all’art. 19 del CCNL/2007 (ferie e permessi del personale a tempo determinato), ha precisato che solo il personale assunto con contratto fino al 30/6 o 31/8 può fruire dell’aspettativa per dottorato di ricerca con la precisazione che questa ha validità solo sotto l’aspetto giuridico (riconoscimento del servizio ai fini stabiliti dalle vigenti norme), ma non per quello economico (conservazione della retribuzione per il periodo di frequenza del dottorato).

Dal disposto dei chiarimenti effettuati dal MIUR, si è del parere che l’aspettativa per assegno di ricerca, equiparata quindi a quella per il dottorato, debba ritenersi utili ai fini giuridici e quindi al riconoscimento del punteggio spendibile per le graduatorie ad Esaurimento/Istituto.

Pertanto, anche l’aspettativa per gli assegnisti è valida ai fini giuridici ma non a quelli economici.

In ultimo si ritiene che dal momento che l’aspettativa concessa è valida solo ai fini giuridici, il docente interpellato per una supplenza e già titolare di un assegno di ricerca o dottorato può accettare la supplenza senza prendere servizio.

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