Scrutinio intermedio e finale: il caso del Dirigente o docente parente di un allievo

Docente – Buongiorno vorrei sapere se c’è una normativa specifica che regoli lo svolgimento degli scrutini, con particolare riferimento alla presenza di genitori-docenti. Nello specifico chiedo se è possibile che un Dirigente o un docente delegato presieda lo scrutinio della classe frequentata dal proprio figlio, votando anche per il voto di condotta dello stesso, o forse è opportuno che alla lettura dei giudizi del ragazzo in questione esca dall’aula delegando il coordinatore alla temporanea presidenza dello scrutinio. Cordiali saluti.

Paolo Pizzo – Gentilissima,
l’art. 13/4 dell’OM 41/12 relativa agli esami di stato di II grado recita:

“Tutti i componenti la commissione devono dichiarare per iscritto l’assenza di rapporti di parentela e di affinità entro il quarto grado, ovvero di rapporto di coniugio con i candidati che essi dovranno esaminare. Qualora il presidente accerti che tra i componenti sono presenti docenti legati con i candidati da vincolo matrimoniale, di parentela o affinità entro il quarto grado, dovrà farlo presente al Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale competente, il quale provvederà al necessario spostamento. Il Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale competente provvederà in modo analogo nei confronti dei presidenti che si trovino in analoga situazione.

Non si procede alla sostituzione del commissario interno legato dai vincoli sopradescritti con un alunno o alunni interni, nel caso in cui il competente consiglio di classe non abbia ritenuto motivatamente di designare un altro docente della classe.”

Tale “avvertenza” non è stata mai estesa dal MIUR agli esami di I grado (anche se molte commissioni di I grado la applicano per analogia), né tanto meno ai consigli di classe riuniti per lo scrutinio intermedio e finale.

Pertanto, dal punto di vista normativo non vi è un divieto da parte del Dirigente (o suo delegato) padre o familiare dell’allievo a partecipare a tutti gli effetti come componente del consiglio di classe riunito come “collegio perfetto” durante lo scrutinio.

Così come non vi è nessuna norma che imponga che un docente non possa avere il proprio figlio o parente come allievo.

Il tutto deve essere quindi demandato al buon senso del Dirigente.

Nel caso quindi esposto nel quesito, il buon senso da parte del Dirigente (se è lui il parente dell’allievo) sarebbe quello di non presiedere lo scrutinio ma di delegare un componente del consiglio stesso (di solito il coordinatore di classe). La delega è prevista dal nostro ordinamento e lo scrutinio sarà quindi valido.

Se invece il parente dell’allievo è un docente del consiglio, a mio avviso sarebbe un po’ una forzatura sostituire il docente con un altro della stessa materia (ovviamente di un’altra classe), cosa che avviene solo nei casi di assenza del docente titolare (malattia, congedo ecc.).

In questo caso, infatti, il “problema” bisognerebbe porselo ad inizio anno nel momento in cui avviene l’assegnazione delle classi ai docenti. Non avrebbe senso che il genitore ha per tutto l’anno il proprio figlio in classe, lo valuta, lo interroga ecc. e poi soltanto allo scrutinio debba essere sostituito con un altro docente.

Ricordiamo inoltre che durante lo scrutino, a differenza  delle normali riunioni dei consigli di classe, tutti i docenti devono proporre il voto, compreso quello della condotta, e se per qualsiasi questione vi sia dissenso, tutti i componenti dovranno votare.

Ne consegue che se un docente o il Dirigente sono parenti dell’allievo e sono presenti nel consiglio di classe riunito per lo scruinio, dovranno esprimere il voto.

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