Dottorato di ricerca e assegno di ricerca: chi è già in possesso del dottorato di ricerca può richiedere aspettativa per assegno di ricerca?

Paolo – Buongiorno, vi scrivo perchè, pur avendo studiato le leggi e le circolari varie in merito al problema, sia io che la scuola dove lavoro non riusciamo a capire cosa fare, probabilmente per un buco normativo esistente nella legislazione, che non cita mai esplicitamente i casi di assegno di ricerca e borse post-dottorato.

Premetto che sono già in possesso di un dottorato di ricerca. Prima del 2010, ho usufruito di congedi straordinari con trattamento di quiescenza e avanzamento di carriera per borse post-dottorato. Questo in quanto il post-dottorato era equiparato all’assegno di ricerca, che a sua volta era equiparato al dottorato. A partire dalla riforma della Gelmini, la  legge 240 del 2010 ha complicato le cose. L’Art.19, che regola il dottorato di ricerca, vieta tale congedo a chi abbia già ottenuto un primo dottorato di ricerca, ma nel caso di una borsa di studio post-dottorato?

A seguito di una mia nuova richiesta di congedo per post-dottorato, la scuola è disposta ad autorizzare il congedo, ma la Ragioneria si oppone,interpretando che quanto stabilito dalla legge 240 per il dottorato debba valere anche per il post-dottorato. Interpellato l’Ufficio Scolastico Regionale, la risposta è un semplice richiamo all’18 del CCNL Comparto Scuola, il che non aiuta certo a fare chiarezza.

La Ragioneria afferma che io possa usufruire solo dell’aspettativa generica, ma questa, a parte che manca dei diritti di quiescenza e avanzamento di carriera, è limitata temporalmente. Questo vuol dire che se io ottenessi, ad esempio, una borsa post-dottorato di 3 anni o più, invece di esserne contento, dovrei preoccuparmi! In tal caso cosa dovrei fare? Rinunciarci perchè non posso prendere l’aspettativa? O licenziarmi dalla scuola? Credo che questo leda un mio diritto (oltre che essere assurdamente ingiusto).

La situazione è molto ingarbugliata e la prospettiva deprimente. Spero vivamente che possiate aiutarci a fare luce perchè siamo arrivati a un punto morto, e c’è urgenza di capire cosa fare. Mi permetto con l’occasione di esprimere, anche a nome delle tante altre persone silenziose che si trovano in situazioni simili alla mia, l’amarezza e lo sconforto di sentirsi un peso della società italiana, e tutto questo dopo aver dedicato la nostra vita non solo alla divulgazione del sapere, ma alla ricerca di nuova conoscenza.  Ringraziandovi in anticipo per la preziosa consulenza, vi saluto cordialmente.

Paolo Pizzo – Gentilissimo Paolo,

il docente che è già in possesso del dottorato di ricerca può chiedere l’aspettativa non retribuita per borsa di studio post-dottorato e di assegno di ricerca. Ad essi non si applica il divieto imposto dall’art. 19 comma 3, punto b) della Legge Gelmini che hai citato nel quesito.

Tale comma afferma che “Non hanno diritto al congedo straordinario, con o senza assegni, i pubblici dipendenti che abbiano gia’ conseguito il titolo di dottore di ricerca, ne’ i pubblici dipendenti che siano stati iscritti a corsi di dottorato per almeno un anno accademico, beneficiando di detto congedo. I congedi straordinari e i connessi benefici in godimento alla data di entrata in vigore della presente disposizione sono mantenuti”.

Tale divieto è richiamato dalla C.M. 15/2011 nella sezione “Limiti alla autorizzazione alla frequenza dei dottorati”.

Il congedo straordinario è una cosa, l’aspettativa senza assegni per borsa di studio post-dottorato o assegno di ricerca è un’altra.

Sempre la circolare citata prevede la “possibilità” dell’aspettativa senza assegni per tutti i pubblici dipendenti vincitori di un assegno di ricerca.

Si chiede quindi se ad essa è applicabile il divieto posto dall’articolo 19, comma 3.

L’art. 22 della stessa Legge Gelmini prevede che:

“Gli assegni possono avere una durata compresa tra uno e tre  anni, sono rinnovabili e non cumulabili con borse di studio a  qualsiasi titolo conferite, ad eccezione di quelle concesse da istituzioni nazionali o straniere utili ad integrare, con soggiorni  all’estero, l’attivita’ di ricerca dei titolari. La durata  complessiva dei rapporti instaurati ai sensi del presente articolo,  compresi gli eventuali rinnovi, non puo’ comunque essere superiore a  quattro anni, ad esclusione del periodo in cui l’assegno e’ stato  fruito in coincidenza con il dottorato di ricerca, nel limite massimo  della durata legale del relativo corso. La titolarita’ dell’assegno  non e’ compatibile con la partecipazione a corsi di laurea, laurea  specialistica o magistrale, dottorato di ricerca con borsa o specializzazione medica, in Italia o all’estero, e comporta il  collocamento in aspettativa senza assegni per il dipendente in  servizio presso amministrazioni pubbliche.”

Chi ha quindi già conseguito il titolo di dottore di ricerca fruendo del congedo straordinario (con o senza borsa) ha titolo a beneficiare di aspettativa senza assegni per borsa di studio post-dottorato e per assegno di ricerca, con i limiti temporali indicati nell’articolo citato.

A mio avviso quindi il divieto posto nel quesito non si applica, ma si applica solo un limite temporale: “la durata  complessiva dei rapporti instaurati ai sensi del presente articolo,  compresi gli eventuali rinnovi, non puo’ comunque essere superiore a  quattro anni, ad esclusione del periodo in cui l’assegno e’ stato  fruito in coincidenza con il dottorato di ricerca, nel limite massimo  della durata legale del relativo corso”.

Questo perché sono due tipi di congedi  diversi:  il congedo straordinario spetta esclusivamente al dipendente ammesso a corsi di dottorato;  l’aspettativa senza assegni (come indica l’art. 22 citato) in caso di assegni di ricerca e borse post dottorato.

In ultimo, per quanto riguarda la questione assegno di ricerca e “carriera”, la nota del 12 maggio 2011 prot. n. AOODGPER 4058 della direzione generale del MIUR stabilisce che “i periodi di servizio prestati in qualità di titolare di assegno universitario devono ritenersi equiparabili a tutti gli effetti a quelli discendenti dalla frequenza di corsi di dottorato di ricerca”, riconoscendo quindi  il periodo di aspettativa per assegno di ricerca ai fini del servizio, della progressione di carriera, del trattamento di previdenza e quiescenza.

Lo scorso anno questa questione è stata oggetto di una interrogazione Parlamentare proprio perché alcune ragionerie provinciali applicano questo disposto e altre no.

Questa questione rimane quindi ancora non definitiva e purtroppo dipende dall’orientamento della ragioneria territoriale che gestisce la pratica.

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