Personale in part time: come vanno riproporzionati gli istituti normativi per il personale con rapporto di lavoro di tipo part-time verticale?

Maria – sono una docente a  tempo indeterminato in part-time  verticale (10h) e, per motivi familiari, ho recentemente avuto bisogno  di chiedere dei giorni di permesso retribuito (art.15, comma 2 CCNL).  La segretaria del personale mi ha però detto che, nel caso di part time  verticale, questi giorni , come i 6 di ferie, sono ridotti in proporzione. Non riesco a trovare nulla di scritto a proposito. Può  darmi  qualche chiarimento? Grazie.

Paolo Pizzo  – Gentilissima Maria,

dobbiamo ammettere che per tutto ciò che riguarda il docente in part time (e con spezzone orario) il CCNL/2007 comparto Scuola è più che lacunoso. Non ha per esempio una parte specifica o comunque degli articoli dedicati al personale in part time verticale e fruizione dei permessi.

Pertanto, non possiamo dare una risposta precisa.

L’unico appiglio per cercare di dare una risposta potrebbe essere quello di porre in analogia il Contratto Scuola a quello di altri comparti, come quello dei Ministeri o degli Enti Locali.

In un Orientamento Applicativo proprio per il Comparto Ministeri, l’ARAN affronta al questione come vanno riproporzionati gli istituti normativi per il personale con rapporto di lavoro di tipo part-time verticale, affermando:

A tal proposito, in via preliminare, occorre precisare che il principio della proporzionalità è insito nello stesso rapporto di lavoro a tempo parziale, in quanto la sua ratio sembra rinvenirsi nella necessità di mantenere un quadro di generale equilibrio delle tutele previste per i dipendenti a prescindere dalla diversità delle tipologie del rapporto di lavoro instaurato. Una diversa interpretazione comporterebbe un ingiustificato vantaggio per il personale in part-time, con la conseguente penalizzazione dei dipendenti a tempo pieno. Proprio per queste considerazioni la regolamentazione del tempo parziale ha previsto, sin dal primo CCNL del 16 maggio 1995, l’applicazione di tale criterio che, anche se non esplicitamente disciplinato, viene richiamato nella parte dell’art. 15, comma 7, in cui si fa riferimento all’applicabilità al personale a tempo parziale degli istituti contrattuali compatibili, tenendo conto “della ridotta durata della prestazione lavorativa e della peculiarità del suo svolgimento”. La suddetta disciplina è stata confermata nel CCNL del 16 febbraio 1999, mentre soltanto nel successivo contratto integrativo del 16 maggio 2001, anche a seguito della legge n. 61 del 2000, la volontà contrattuale ha optato per un intervento più ampio sulla materia. Questa scelta è stata determinata dall’esigenza di fornire un quadro normativo di maggiore chiarezza in considerazione della diffusione di tale tipologia di rapporto di lavoro per effetto dell’emanazione di provvedimenti legislativi diretti ad incentivare il part-time nelle pubbliche amministrazioni, anche attraverso il reclutamento diretto del personale in questione. Nel merito, l’art. 23, comma 11, del citato CCNL integrativo del 16 maggio 2001, ha previsto, in via generale, che il

personale con rapporto di lavoro di tipo part-time verticale ha diritto ad un numero di giorni di ferie e di festività soppresse proporzionato alle giornate di lavoro prestate nell’anno e che il medesimo criterio si applica per il computo delle altre assenze dal servizio previste dalla legge e dal CCNL, incluse le assenze per malattia. Pertanto anche i permessi retribuiti, i tre giorni di permesso di cui all’art. 33, comma 3, della legge 104/92, le assenze dovute a malattia, il periodo massimo di conservazione del posto, ecc. vanno rideterminati tenendo conto di tale criterio. Il medesimo comma 11 dell’art. 23 summenzionato detta però delle deroghe alla regola generale relativamente, ad esempio, al permesso per matrimonio, al congedo parentale, ai permessi per maternità ed ai permessi per lutto. Essi spettano per intero solo per i periodi coincidenti con quelli lavorativi, ovvero qualora l’elemento che dà titolo alla richiesta di assentarsi dal servizio si verifichi in periodo lavorativo (ad esempio, il dipendente in part-time che lavora sei mesi all’anno ha diritto al permesso per matrimonio se si sposa nei sei mesi in cui presta servizio). Tali istituti non vanno, dunque, in alcun modo ridotti, ma vanno concessi con le medesime modalità e regole con cui si concedono per il personale a tempo pieno.”

Secondo tale orientamento, quindi, il personale in part time verticale dovrà riproporzionare le ferie, le festività soppresse ed i permessi (eccetto i permessi per lutto);

il permesso per matrimonio, i periodi di maternità e per congedo parentale possono invece essere fruiti senza decurtazioni per il periodo che coincide con la prestazione lavorativa.

Pur sapendo che è l’orientamento più seguito dalle scuole, dobbiamo comunque sottolineare che il comparto Scuola non prevede nulla di tutto ciò.

Ci auguriamo che la questione sia affrontata nella revisione del prossimo Contratto.

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