Il congedo di paternità: i criteri per poterne fruire

Francesca – avrei bisogno di sapere se il personale della scuola(docente e ata) può usufruire del congedo per paternità. Mi hanno detto che non è previsto per il personale scolastico.

Paolo Pizzo – Gentilissima Francesca,

l’art. 1 del T.U. indica al comma 1 qual è l’oggetto della disciplina:“…i congedi, i riposi, i permessi e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori connessi alla maternità e paternità di figli naturali, adottivi e in affidamento, nonché il sostegno economico alla maternità e alla paternità”, poi al comma 2 recita: “Sono fatte salve le condizioni di maggior favore stabilite da leggi, regolamenti, contratti collettivi, e da ogni altra disposizione”.

Le disposizioni che riguardano la scuola sono contenute negli artt. 12 e 19 del CCNL/2007 e attribuiscono al personale dipendente condizioni di maggiore favore.

Il T.U. e gli artt. citati del Contratto sanciscono inoltre identità di trattamento (anche economico) in materia di congedi tra il personale a tempo determinato e indeterminato.

Pertanto, “lavoratrici e lavoratori”…senza nessuna distinzione di rapporto di lavoro (determinato o indeterminato) e di Comparto (Scuola, Ministeri, Sanità ecc.).

Per ciò che riguarda nello specifico il congedo di paternità:

Il congedo, che si identifica in tutto o in parte con quello di maternità, è attribuito solo in sostituzione di quello di maternità e il padre ne può usufruire esclusivamente nelle seguenti ipotesi:

a) In caso di morte o di grave infermità della madre;

b) In caso di abbandono del figlio da parte della madre;

c) In caso di affidamento esclusivo del figlio al padre.

d) Se figlio in adozione o affidamento: In caso di rinuncia della madre al diritto al congedo di maternità.

Si tratta cioè di specifiche situazioni in cui il figlio appena nato non può usufruire dell’assistenza materna e nelle quali, quindi, il dovere di assistenza si trasferisce al padre lavoratore.

Il padre lavoratore ha un diritto autonomo alla fruizione del congedo di paternità il quale spetta anche nei casi in cui la madre non sia (o non sia stata) una lavoratrice.

Ha diritto di astenersi dal lavoro nei primi tre mesi dalla nascita del figlio (e cioè fino al giorno del compimento del terzo mese di età del figlio) o per la parte residua che sarebbe spettata alla madre lavoratrice in caso di morte o di grave infermità della madre o di abbandono del figlio da parte della stessa ovvero di affidamento esclusivo al padre (in caso di nascita prematura del figlio, o soltanto sulla parte residua del congedo di maternità non goduto dalla madre o per i periodi di congedo di maternità post-parto di maggiore durata conseguenti alla richiesta di flessibilità da parte della madre).

Nell’ipotesi di parto prematuro con ricovero del neonato in una struttura sanitaria pubblica o privata, il padre lavoratore, al pari di ciò che è previsto per la madre, può fruire del congedo obbligatorio che gli spetta, o di parte di esso, dalla data d’ingresso del figlio in famiglia.

In tale ipotesi, su di lui ricade l’obbligo di presentare, oltre ai documenti richiesti per attestare la situazione che ha determinato l’insorgere del congedo di paternità, anche la certificazione sanitaria della struttura ospedaliera presso la quale il neonato è stato ricoverato, dalla quale possa rilevarsi il rapporto di causa-effetto esistente tra la nascita prematura del neonato e l’immediato ricovero dello stesso nonché la data di dimissione del neonato dalla struttura presso la quale è stato ricoverato. Il trattamento economico e previdenziale del congedo è il medesimo a quello spettante nel caso del congedo di maternità.

 

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