Riposi per allattamento: possibilità di “frazionamento” e i diritti del padre

Francesca – Salve, vorrei chiedervi se e’ possibile per me, docente a t.d. nelle medie, rientrare al lavoro ai primi di maggio dopo anche il mese al 100% successivo alla maternita’ e usufruire dell’allattamento solo per il mese di maggio, lasciandolo poi prendere da giugno all’ anno di vita del bambino a mio marito, dipendente privato.

Paolo Pizzo – Gentilissima Francesca,

la risposta è positiva.

Bisogna infatti ricordare e precisare (purtroppo ce n’è ancora bisogno) che tutti i congedi facoltativi che riguardano la maternità, compresa la riduzione oraria per allattamento, spettano di diritto ed è solo il dipendente che decide quando fruirne (ovviamente nel rispetto delle leggi che li regolamentano).

Pertanto, la tua richiesta di riduzione oraria, purché rientri nel primo anno di vita del bambino, può essere fatta per un periodo “frazionato” e non per forza fino al termine del contratto.

Per ciò che riguarda la possibilità del padre di fruire dei permessi ricordiamo:

L’art. 40 del D. Lgs. n. 151/2001 riconosce il diritto ai riposi anche al padre lavoratore, in base al proprio orario giornaliero di lavoro, nei seguenti casi:

a) Nel caso in cui i figli siano affidati al solo padre;

b) In alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga (anche nel caso di lavoratrice dipendente che non si può avvalere del congedo parentale perché appartenente a categorie non aventi diritto es. lavoratrice domestica e a domicilio);

c) Nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente, ma lavoratrice autonoma, libera professionista , ecc. (purché lavoratrice avente diritto ad un trattamento di maternità dall’Inps o da un altro Ente previdenziale) e solo a partire dal giorno successivo ai 3 mesi dopo il parto (ossia a partire dal giorno successivo alla fine del periodo di maternità riconosciuto per legge);

d) In caso di morte o di grave infermità della madre indipendentemente dalla sua condizione di lavoratrice o meno;

e) Il padre lavoratore, in presenza di impossibilità ad accudire il neonato da parte della madre non lavoratrice dipendente seppure casalinga, può fruire dei riposi giornalieri, ma solo a partire dal giorno successivo ai 3 mesi dopo il parto (ossia a partire dal giorno successivo alla fine del periodo di maternità riconosciuto per legge) entro il primo anno di vita del figlio o entro il primo anno di ingresso in famiglia del minore adottato o affidato (le condizioni per la fruizione sono quelle previste per la madre lavoratrice e nelle stesse misure anche nel caso di parto plurimo).

Il padre lavoratore dipendente non ha diritto a fruire dei riposi per allattamento per lo stesso figlio, nello stesso periodo in cui la madre fruisce del congedo di maternità e/o parentale.

Il padre lavoratore dipendente ha diritto a fruire dei riposi per allattamento nello stesso periodo in cui la madre fruisce del congedo di maternità e/o parentale per altro figlio.

Il padre può utilizzare le ore aggiuntive, in caso di parto plurimo, anche durante il congedo di maternità/parentale della madre lavoratrice dipendente.

I riposi giornalieri sono retribuiti per intero e sono utili ai fini dell’anzianità di servizio e delle ferie.

Trattandosi di permessi retribuiti, la fruizione degli stessi non ha alcuna incidenza sull’obbligo di versamento contributivo.

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