Vigilanza allievi e responsabilità docenti: il caso del genitore che ritarda nel prelevare il figlio da scuola

Lucia – vorrei un chiarimento in merito alla responsabilità civile e penale dei docenti dopo la fine dell’orario scolastico. Capita da quasi 5 anni che una mamma viene regolarmente a prendere la figlia in ritardo (16.15-16.30) quando l’orario delle lezioni termina alle ore 16. Si noti che al mattino non porta la figlia alle ore 8, bensì alle 8.15-8.20, costringendo la sottoscritta e la collega a ripetere la parte di lezione già svolta (oltre a far perdere alla figlia tempo prezioso).

La nostra dirigente, dopo vari avvisi orali e scritti da parte sua e da parte nostra, ci ha autorizzato a chiamare i vigili nel caso continuasse tale spiacevole situazione, però io vorrei essere sicura di essere penalmente a posto prima di chiamare l’autorità competente per “abbandono di minore”. Non più tardi di venerdì scorso è arrivata alle ore 16.30 senza avvisare, tant’è che la collega stanca di aspettare, ha lasciato la bambina in aula e se ne è andata alle ore 16.20. Cordiali saluti.

Paolo Pizzo  – Gentilissima Lucia,

l’art. 29 del CCNL/2007 stabilisce al comma 5 che il docente è tenuto ad “assistere all’uscita degli alunni”.

Tale norma non deve essere presa alla lettera ed è sicuramente “debole” e quindi non basta per affrontare interamente la questione di cui al quesito.

Il tema della vigilanza degli allievi, soprattutto se minori, è molto delicato e anche se negli ultimi anni la giurisprudenza ha spostato l’attenzione soprattutto sulla responsabilità della scuola e dei docenti durante i viaggi di istruzione, quello della vigilanza degli allievi nei luoghi scolastici e perfino appena fuori da essi (cortile, tragitto casa-scuola) è un problema  all’ordine del giorno in tutte le scuole.

Partiamo dal principio stabilito dalla Cassazione che orami è consolidato:

“…l’accoglimento della domanda di iscrizione con la conseguente ammissione dell’allievo a scuola, determina l’instaurazione di un vincolo negoziale , dal quale sorge l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l’allievo procuri danni a sé stesso ”.

Sempre la Cassazione nel ’96:

L’arco temporale di tale obbligo (obbligo di vigilanza) perdura, senza soluzione di continuità, dal momento in cui ha avuto inizio l’affidamento dello studente alla scuola fino a quando il minore, riconsegnato ai genitori o lasciato in luogo dove, secondo la normalità, non sussistono situazioni di pericolo, rientra ad ogni effetto giuridico nell’alveo della sorveglianza parentale“.

E nel ’99:

L’istituto di istruzione ha il dovere di provvedere alla sorveglianza degli allievi minorenni per tutto il tempo in cui gli sono affidati, e quindi fino al subentro, reale o potenziale, dei genitori o di persone da questi incaricate”.

A mio avviso è molto utile e importante un intervento dell’Avvocatura dello Stato di Bologna (Vigilanza alunni all’uscita dall’istituto scolastico – Parere. Nota del 4 dicembre 2000, n. 21200) che così conclude:

“…Al riguardo, sul piano giuridico, può ritenersi scriminante e congruo (e, quindi, difendibile anche sull’eventuale terreno giudiziario) un atteggiamento degli organi dell’istituto scolastico che, seppure non idoneo a risolvere il problema in via definitiva, passi attraverso: a) la formale esplicitazione (attraverso, ad esempio, circolari alle famiglie) della non accettazione da parte della scuola di autorizzazioni all’uscita degli alunni non accompagnati; 2) la richiesta ai genitori della formale e nominativa indicazione di soggetti (maggiorenni) cui delegare l’attività di ritiro degli alunni da scuola (comprendendo ovviamente anche i genitori di compagni di classe); c) il coinvolgimento della amministrazione locale, ove possibile, al fine della più idonea organizzazione del servizio di trasporto scolastico; d) la previsione e gestione di attività didattiche o ricreative complementari od integrative, che possono essere offerte anche al fine di cui ci si occupa, oppure di servizi di semplice e più limitata accoglienza degli alunni“.

L’istituto comprensivo di Bernareggio (MB), che ringraziamo, ha elencato in questo documento diverse sentenze sull’argomento.

C’è però da dire, e va detto chiaramente, che nel caso di cui al quesito, cioè quando all’uscita da scuola si attende invano il genitore che deve venire a ritirare il proprio figlio, se da una parte la scuola e nella fattispecie il docente dell’ultima ora ha l’ obbligo di provvedere alla sorveglianza degli allievi minorenni per tutto il tempo in cui gli sono affidati, e quindi fino al subentro, reale o potenziale, dei genitori o di persone da questi incaricate, dall’altra il docente non deve e non può supplire il genitore nell’inadempienza, soprattutto quando il comportamento dello stesso genitore è reiterato nel tempo.

In questi casi, quindi, trascorso un tempo ragionevole (che possono essere 5 o 10 minuti), il docente a mio avviso può lasciare il minore in custodia al collaboratore scolastico, nell’attesa che arrivi il genitore. E ovviamente questo può accadere uno o due volte, non certo può essere una prassi, altrimenti ciò si andrebbe a configurare per il docente come un’attività che non rientra nel Contratto.

Bisogna però precisare, per rispondere alla tua domanda sulla sicurezza di “essere penalmente a posto”, che anche questo comportamento deve essere comunque previsto da un regolamento interno, come suggerisce l’Avvocatura di Bologna, o perlomeno da un ordine scritto del Dirigente scolastico il quale deve prevedere in casi come questi i comportamenti e gli adempimenti del collaboratore scolastico e del docente.

Oltre ovviamente a prevedere delle azioni nei confronti del genitore (richiami orali, scritti ecc.).

Nessuna azione deve essere comunque intrapresa dal collaboratore e dal docente senza preavvisare il Capo di Istituto o se non vi sia un ordine scritto (il comportamento della tua collega da te descritto non è stato esente da rischi…).

Pertanto, il minore dovrà essere consegnato ai genitori (o a un loro delegato) e non vi è nessuna possibilità di lasciarlo incustodito fino a quando ciò non avvenga.

È a tal fine obbligo della scuola porre in atto tutti i sistemi e regolamentarli per iscritto, compreso quello  di prevedere per il collaboratore scolastico un compenso a carico del fondo di istituto per tali attività che si configurano a parere di scrive di particolare responsabilità, rischio o disagio.

Per ciò che riguarda la possibilità di chiamare le forze dell’ordine per il ripetersi dei comportamenti del genitore, sicuramente ciò sarà un buon deterrente e a volte rimane l’unica strada da percorrere.

Dubito però fortemente che dal punto di vista strettamente penale il comportamento del genitore si configurerà come “abbandono del minore” come detta l’art. 591 del codice penale, che peraltro prevede per questo reato la reclusione dai 6 mesi ai 5 anni.

Si dovrà in tal caso dimostrare un’interruzione totale di assistenza da parte del genitore nei confronti del proprio figlio e quindi accusarlo di “abbandono di minore”, accusa che a mio avviso non potrà basarsi solo sui  documentati ritardi del genitore nel ritiro del proprio figlio da scuola.

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