Riposi per allattamento: diritti del personale educativo e mancato accordo con il Dirigente

Caterina – sono un’educatrice (personale educativo) che ha chiesto di usufruire dei riposi giornalieri per allattamento al rientro dall’ astensione facoltativa, in quanto mia figlia compirà un anno nel mese di luglio. Usualmente l’orario lavorativo del personale educativo nella mia scuola si articola su 5 gg lavorativi, più un rientro mensile nel fine settimana. La mia Dirigente ha invece risposto per iscritto alla mia richiesta dicendo che dovrò svolgere un orario lavorativo di 4 ore al giorno, ma articolato su 6 giorni settimanali, per un totale di 24 ore su 30 contrattuali.  La sua richiesta è lecita?

Paolo Pizzo – Gentilissima Caterina,

l’istituto della maternità e della paternità compreso quello della interdizione dal lavoro per gravi complicanze della gravidanza è applicabile anche al personale educativo (anche se dipendente a tempo determinato).

Tali istituti, infatti, riguardano tutti i lavoratori, assunti a tempo indeterminato e determinato, indipendentemente dal profilo o dalle mansioni che svolgono.

Pertanto, anche a te spetteranno i riposi (c.d. di allattamento) come previsti dall’art. 39 del D. Lgs. n. 151/2001.

Tale articolo prevede per tutte le lavoratrici sia del settore privato che per il pubblico impiego, indipendentemente dalla tipologia del rapporto di lavoro, che dopo aver fruito del congedo di maternità, si ha diritto, in base al proprio orario giornaliero di lavoro, a fruire di riposi giornalieri retribuiti:

  •  Se la giornata di lavoro è pari o superiore a 6 ore il riposo sarà di 2 ore (anche cumulabili);
  •  Se la giornata di lavoro è inferiore a 6 ore il riposo è di 1 ora.

La madre lavoratrice durante il congedo di maternità non ha diritto a fruire dei riposi giornalieri. Li può invece utilizzare anche in coincidenza con il periodo di congedo parentale del padre.I riposi giornalieri sono retribuiti per intero e sono utili ai fini dell’anzianità di servizio e delle ferie.

Trattandosi di permessi retribuiti, la fruizione degli stessi non ha alcuna incidenza sull’obbligo di versamento contributivo.

Pertanto, dal momento che la norma parla di “orario giornaliero”, se svolgi attività lavorativa per 5 giorni a settimana ti spetteranno complessivamente 5 ore di riduzione (il giorno in cui non lavori non deve essere preso in considerazione ai fini della riduzione), una per ogni giorno che lavori, atteso che il tuo orario giornaliero è inferiore alle 6 ore. Nel caso tu svolga 6 ore giornaliere o più di lavoro, il riposo sarà di 2 ore.

Non pare quindi legittima la richiesta del Dirigente di farti lavorare 6 giorni.

Approfittiamo per ricordare ai Dirigenti che i riposi devono assicurare al dipendente la possibilità di provvedere all’assistenza diretta del figlio, poiché la norma intende in primo luogo tutelare l’assistenza diretta del minore, fermo restando che per la distribuzione dell’orario di lavoro ci deve essere accordo tra dipendente e  Dirigente, secondo i principi generali di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto di lavoro, mettendo comunque al primo posto le esigenze del richiedente.

In caso di mancato accordo tra dipendente e Dirigente, la distribuzione dei riposi sarà determinata dall’Ispettorato del Lavoro.

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