Periodo di prova: se non si raggiungono i 180 gg di servizio previsti il periodo di prova può essere rimandato anche per più anni

Gabriella – avrei bisogno di delucidazioni circa la mia situazione. A settembre 2011 sono stata nominata in ruolo, ma poichè in quel periodo  mi ero trasferita all’estero per il lavoro di mio marito, ho accettato  il ruolo e chiesto l’aspettativa per motivi familiari, rimandando l’anno  di prova all’anno scolastico successivo.  Dopo 3 mesi, nel dicembre  2011, ho interrotto l’aspettativa per sopraggiunta gravidanza a rischio.

Nel frattempo è nata mia figlia e tra un mese avrà termine il congedo  parentale facoltativo. Attualmente risiedo ancora all’estero e non  avendo la possibilità di rientrare, ho chiesto aspettativa non  retribuita fino a fine giugno. La mia intenzione sarebbe di richiedere  l’aspettativa anche per l’anno scolastico 2013-2014, ma la segreteria  della scuola sostiene che non si può rimandare l’anno di prova per più  anni consecutivi. E’ vero? Cosa dice al riguardo la normativa? Ringrazio calorosamente per la risposta.

Paolo Pizzo – Gentilissima Gabriellla,

gli artt.. 438-440 del D.Lgs. n. 297/1994 prescrivono che la durata della prova è di un anno scolastico. Il servizio deve essere non inferiore a 180 giorni nello stesso anno, anche se per orario inferiore a quello di cattedra; esso, inoltre, deve essere prestato nella cattedra o posto per il quale la nomina è stata conseguita o nell’insegnamento di materie affini.

Al termine dell’anno di prova il dirigente scolastico redige la relazione su detto periodo, sentito il parere del comitato per la valutazione del servizio.

Il comma 4 dell’art. 440 citato prescrive che “Ai fini della conferma in ruolo, i docenti al termine dell’anno di formazione, discutono con il comitato per la valutazione del servizio una relazione sulle esperienze e attività svolte. Sulla base di essa e degli altri elementi forniti dal capo di istituto, il comitato per la valutazione del servizio esprime il parere per la conferma in ruolo”.

L’art. 439 dispone invece che: “In caso di esito sfavorevole della prova, il provveditore agli studi, sentito il consiglio scolastico provinciale, se trattasi di personale docente della scuola materna, elementare e media o sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, se trattasi di personale docente degli istituti o scuole di istruzione secondaria superiore, ovvero, il direttore generale o capo del servizio centrale competente, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, se trattasi di altro personale appartenente a ruoli nazionali, provvede: alla dispensa dal servizio o, se il personale proviene da altro ruolo docente o direttivo, alla restituzione al ruolo di provenienza, nel quale il personale interessato assume la posizione giuridica ed economica che gli sarebbe derivata dalla permanenza nel ruolo stesso; ovvero, a concedere la proroga di un altro anno scolastico al fine di acquisire maggiori elementi di valutazione”.

Ciò che finora abbiamo citato riguarda quindi tutti i docenti che sono stati “ammessi” a sostenere la relazione con il comitato di valutazione perché appunto ne hanno i requisiti per farlo ovvero hanno effettuato i 180 giorni di servizio previsti, che è uno dei requisiti essenziali per superare l’anno di prova.

Una volta accertato questo, cioè che il docente può sedersi di fronte il comitato di valutazione, e una volta che l’anno di prova non è stato però superato, può essere concessa la proroga di un altro anno scolastico al fine di acquisire maggiori elementi di valutazione.

Il tuo caso, invece, è quello del docente che per motivi eccezionali (maternità) o per la fruizione di aspettative o assenze legittimamente richieste e previste dalla normativa, non raggiunge i 180 gg prescritti dalla normativa.

In questi i casi, quindi, la proroga dell’anno di prova si rinnova automaticamente fin quando il docente in questione non effettua i 180 gg. effettivi di servizio.

Nel tuo caso la scuola è quindi in errore nel dirti che non si può rimandare l’anno di prova per più periodi consecutivi, cosa che è vera solo se tale anno non “è superato”con relativo decreto che accerti il non superamento dell’anno di prova. Tale decreto, ovviamente, per essere emesso presuppone che il docente abbia effettuato i 180 gg previsti, le attività di formazione e abbia discusso la relazione con il Comitato di Valutazione. Diversamente come si potrà emettere un decreto di non superamento dell’anno di prova?

Pertanto dovrai dire alla tua segreteria che bisognerà disporre il decreto di proroga del periodo di prova per ciascun anno in cui tu non hai effettuato i prescritti 180 giorni di servizio. Indipendentemente dal numero di anni.

Ricordiamo inoltre che qualora la proroga del periodo di prova sia stata determinata dall’astensione obbligatoria, la docente al momento della conferma in ruolo ha diritto alla retrodatazione giuridica ed economica della stessa conferma in ruolo.

Precisiamo però, e può essere il tuo caso, che se la docente ritardi ulteriormente la prova, non solo quindi per l’anno in cui ha fruito del congedo di maternità ma anche per altri anni e per altre cause, diverse dal congedo di maternità, avrà la retrodatazione giuridica ed economica in riferimento al solo anno in cui il congedo di maternità è risultato determinante al mancato superamento della prova.

 

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