Permessi: nel 2013 siamo ancora costretti a discutere sulla “concessione” o meno del permesso per motivi personali e familiari

Luigi – Può un dirigente rifiutare una permesso per motivi personali? Devo accompagnare mia figlia in Liguria per una visita importante. Ho richiesto il permesso ma il dirigente verbalmente mi dice che non me lo  concederà perché non sa come sostituirmi. Sono un docente a tempo  indeterminato. Posso fare qualcosa?

Paolo Pizzo – Gentilissimo Luigi,

ci chiediamo: il Dirigente ha letto bene la norma? Ma soprattutto: possibile che dalla pubblicazione del Contratto (2007) siamo ancora qui a discutere se il permesso per motivi personali e familiari sia o no a discrezione del Dirigente? Perché non si suggerisce ai Dirigenti di confrontarsi con il proprio sindacato prima di emettere decreti di qualunque genere?

Allora diamo a tutti, docenti, ATA e Dirigenti, le opportune delucidazioni sull’argomento.

Quello che sicuramente puoi fare è far leggere quanto di seguito riporto per “aggiornare” il Dirigente sulla questione.

Partiamo da lontano.

L’art 21/2 del CCNL/95 recitava: “A domanda del dipendente sono, inoltre, concessi nell’anno scolastico tre giorni di permesso retribuito per particolari motivi personali o familiari debitamente documentati”.

L’art. 15/2 del CCNL/2003 recitava: “A domanda del dipendente, inoltre, sono attribuiti nell’anno scolastico tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione”.

L’art. 15/2 del vigente contratto recita: “Il dipendente, inoltre, ha diritto, a domanda, nell’anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione”.

Non ci vuole molto a trovare le differenze tra quello che era scritto nel contratto del ’95 e quello che è cambiato (sicuramente in favore del dipendente) dal contratto del 2003 e confermato poi in quello attuale.

Non vi è più la parola “concessi” sostituita da “ha diritto” “a domanda” (sparisce quindi la discrezionalità del dirigente); i motivi personali o familiari per cui si chiedono i permessi non devono essere “particolari” o “gravi”(non vi è nessun riferimento in tal senso); la richiesta non deve più essere “debitamente documentata” ma più semplicemente “documentata” anche mediante “autocertificazione”.

In conclusione secondo la norma contrattuale attualmente in vigore il personale (docente e ATA), per fruire dei 3 giorni di permesso, deve preventivamente motivare con documentazione o anche con autocertificazione le ragioni della richiesta, ma il dirigente non ha titolo a valutarla discrezionalmente poiché il suo intervento deve limitarsi a un mero controllo di tipo formale.

Cosa dicono a tal proposito Giudici e ARAN?

Già nel 2001 il Giudice del Lavoro di Terni si esprimeva in questi termini:

“…Trattasi in sostanza di un diritto del lavoratore che copre (per soli tre giorni ad anno) eventi particolari di natura personale o familiare. A questo diritto speciale di permesso non possono essere di ostacolo le esigenze organizzative del datore di lavoro. Ciò in considerazione del limitato periodo, e pertanto la semplice domanda documentata comporta la concessione del permesso. All´interpretazione della norma contrattuale rileva la voluta genericità ed elasticità della stessa, quanto si riferisce a motivi “personali” non specificando altro dato o contenuto.

Più recentemente, i tribunali di Monza (sentenza n. 288 del 12 maggio 2011) e quello di Lagonegro (sentenza n. 309 del 4 aprile 2012) hanno dato torto ai Dirigenti che non concedevano il permesso precisando che la richiesta dello stesso, se motivata con documentazione o autocertificata da parte del personale, non è soggetta a valutazione discrezionale da parte del dirigente scolastico.

In particolare le sentenze precisano che nessuna discrezionalità è lasciata al dirigente scolastico in merito all’opportunità di autorizzare il permesso e le ferie (quest’ultime solo per il personale docente e se richieste come “permesso per motivi familiari o personali”) e, più in particolare, il dirigente non può comparare le esigenze scolastiche con le ragioni personali o familiari certificate per cui il permesso è richiesto, ma avrà solo un controllo di tipo formale in merito alla presentazione della domanda.

A tutto questo aggiungiamo che non tutti i motivi personali e familiari si possono documentare. È anche per questo che l’Amministrazione non può avere un potere discrezionale sulla validità della richiesta e sulla documentazione eventualmente prodotta dal dipendente.

Come potrebbe un dipendente documentare la necessità di effettuare un trasloco? Come si potrebbe documentare l’assistenza ad un parente o ad un figlio?

E come potrebbe mai il dirigente ritenere valido un motivo anziché un altro?

Già nel lontano 1984 una delibera della Corte dei Conti affermava che i “motivi personali o familiari” non devono necessariamente essere motivi o eventi gravi, ma si deve piuttosto trattare di situazioni o di interessi ritenuti dal dipendente di particolare rilievo che possono essere soddisfatti solo con la sua assenza dal lavoro.”

In merito invece all’eventuale controllo dell’Amministrazione o comunque ad una specifica richiesta di documentare i motivi, è sicuramente significativa questa FAQ della UIL scuola segreteria nazionale (a cura di Franco Sansotta) che recita:

“Cosa fare se il dirigente non accetta l’autocertificazione prevista dal Ccnl?”

Domanda
In occasione del battesimo di mio nipote, ho chiesto un giorno di permesso per motivi personali, presentando –al rientro in servizio- un’autocertificazione.
La dirigente mi chiede un certificato del parroco che specifichi l’orario del rito ed attesti la mia presenza, perché è suo dovere “accertare la verità”. Che devo fare?

Risposta
L’accertamento della verità è uno specifico dovere della magistratura e delle forze di polizia; il dirigente scolastico potrebbe a limitarsi a far funzionare la scuola e ad attuare correttamente il contratto di lavoro del personale. Se l’art. 15 del Ccnl stabilisce che alcuni permessi possono essere documentati “anche mediante autocertificazione”, il dirigente non ha il diritto di chiedere ulteriore documentazione ed il dipendente non è tenuto a fornire altro. Precisato questo, nessuno vieta al dirigente di svolgere per proprio conto indagini approfondite, assumendosi –ovviamente- tutte le responsabilità del caso.”

Credo però che l’intervento più importante, trattandosi di materia contrattuale, è quello dell’ARAN.

In data 2 febbraio 2011 il Dirigente Francesco Mendez, in risposta ad un quesito dell’USR della Puglia ha precisato:

“…l’art 15, comma 2, primo periodo, esplicita chiaramente che il diritto ai tre giorni di permesso per motivi personali o familiari (norma comune per il personale docente ed ATA) è subordinato ad una richiesta (…a domanda) del dipendente documentata “anche mediante autocertificazione.

Il secondo periodo dello stesso comma consente al personale docente – con la stessa modalità (richiesta) e allo stesso titolo (motivi personali o familiari) – la fruizione dei sei giorni di ferie durante l’attività didattica indipendentemente dalle condizioni previste dall’art. 13, comma 9 (ferie).

La previsione contrattuale generica ed ampia di “motivi personali o familiari e la possibilità che la richiesta di fruizione possa essere supportata anche da “autocertificazione”, a parere dell’Agenzia, esclude un potere discrezionale del dirigente scolastico il quale, nell’ambito della propria fruizione – ai sensi dell’art. 1 del CCNL 11/4/2006 così come modificato dal CCNL 15/7/2010 relativo al personale dell’area V della dirigenza e ai sensi dell’art. 25 del D. Lgs. 165/2011 – è preposto al corretto ed efficace funzionamento dell’istituzione scolastica nonché alla gestione organizzativa della stessa”.

“…esclude un potere discrezionale del dirigente scolastico“…

Il fatto poi che il Dirigente ti rifiuti l’attribuzione del permesso con la scusa che non può trovare i sostituti, questo non è certo un tuo problema. Ci mancherebbe pure…

Non credo che bisogna aggiungere altro.

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