Assenze: malattia durante l’orario di lavoro e diniego dei permessi retribuiti per lutti

Angelica –  un’insegnante di scuola primaria. A scuola l’altro giorno abbiamo avuto un grande problema riguardante le assenze per malattia. Mi spiego meglio. Un paio di mesi fa è arrivata una circolare da parte della nostra Dirigente in cui ci diceva che se un’insegnante si assenta durante le ore di programmazione per malattia e porta certificato medico le ore non devono essere recuperate perché completamento orario. Mentre se durante le ore lavorative della mattina o del pomeriggio ti senti male e presenti certificato medico queste ore vanno recuperate. Perché questa disparità l’orario frontale con i bambini non è sempre completamento orario?

Una mia collega ha detto che se fai le prime 2 ore non devi recuperare altre dicevano di un’altra ha tirato fuori un articolo 15, ma non si sa di quale legge. Insomma un macello. Questa invece è una domanda personale. La sottoscritta è tornata a scuola dopo la morte della madre il 17 settembre e non ho usufruito dei tre di lutto. Dopo circa un mese ne ho chiesti un paio e la dirigente me li ha negati perché era scaduto il tempo previsto per poterne usufruire. E’ possibile che i giorni di lutto abbiano una scadenza?

Paolo Pizzo – Gentilissima Angelica,

di seguito le risposte ai due quesiti.

Primo quesito

Il caso non è normato dal CCNL Comparto Scuola.

Abbiamo però un Orientamento applicativo ARAN per il Comparto Ministeri a cui di solito fanno riferimento le scuole nel caso di cui al quesito:

“Al riguardo le ipotesi previste sono due.
a) La giornata non sarà considerata assenza per malattia se la relativa certificazione medica ha decorrenza dal giorno successivo a quello della parziale prestazione lavorativa. In tale evenienza, il dipendente, ai fini del completamento dell’orario, recupererà le ore non lavorate concordandone i tempi e le modalità con il dirigente.

b) Se, invece, il certificato medico coincide con la giornata della parziale prestazione lavorativa, la stessa sarà considerata assenza per malattia e il dipendente potrà invece utilizzare successivamente le ore lavorate come riposo compensativo di pari entità.”

Applicando tale parere alla Scuola:

  • Se la certificazione medica ha decorrenza dal giorno successivo a quello della parziale prestazione lavorativa, la giornata non sarà considerata assenza per malattia. Il dipendente, ai fini del completamento dell’orario, recupererà le ore non lavorate concordandone i tempi e le modalità con il DSGA (se ATA) o con il Dirigente (se docente).
  • Se il certificato medico coincide con la giornata della parziale prestazione lavorativa, la stessa sarà considerata assenza per malattia (non ha alcun rilevo, a tal fine, se il giorno risulti lavorato per intero o solo in parte) e il dipendente potrà utilizzare le ore lavorate come riposo compensativo di pari entità, concordandone i tempi e le modalità con il DSGA (se ATA). Il docente concorderà tale recupero con il Dirigente (le modalità potrebbero essere anche oggetto di contrattazione d’istituto).

Il  parere ARAN è fondato su una sentenza della Cassazione (6.2.1988 n.1290):

“… salva una contraria ed espressa indicazione, la prognosi della malattia diagnosticata non può non comprendere il giorno di rilascio della certificazione, essendo in contrario irrilevante che nello stesso giorno il lavoratore abbia eseguito la normale prestazione lavorativa …”

In conclusione, se la malattia è coincidente con la giornata della parziale prestazione lavorativa, la scuola deve considerare il dipendente in malattia per tutta la giornata (non esiste la malattia “ad ore”) e di conseguenza il dipendente non dovrà rendere nessuna ora anzi dovrà recuperare quelle prestate.

Se invece il certificato ha come decorrenza il giorno dopo la parziale assenza del dipendente, questi deve recuperare le ore non prestate.

Ricordiamo però che quando non si tratta di malattia, cioè nel caso in cui il dipendente debba assentarsi per un’avvenuta indisposizione che non necessariamente darà poi seguito ad uno stato morboso, il dipendente può fruire dei permessi per motivi personali o dei permessi brevi soggetti a recupero.

Secondo quesito

Partiamo da un presupposto importante:

Al comparto Scuola non può essere applicato il D.M. 278/2000 il quale prevede che al lavoratore spettano i giorni retribuiti per lutti entro sette giorni dal decesso.

Il motivo è molto semplice.

Il D.M. n. 278/2000 (Regolamento recante disposizioni di attuazione dell’articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, concernente congedi per eventi e cause particolari), all’art. 1 commi 1 e 2 precisa che:

La lavoratrice e il lavoratore, dipendenti di datori di lavoro pubblici o privati, hanno diritto a tre giorni complessivi di permesso retribuito all’anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge, anche legalmente separato, o di un parente entro il secondo grado, anche non convivente, o di un soggetto componente la famiglia anagrafica della lavoratrice o del lavoratore medesimi. Per fruire del permesso, l’interessato comunica previamente al datore di lavoro l’evento che dà titolo al permesso medesimo e i giorni nei quali esso sarà utilizzato. I giorni di permesso devono essere utilizzati entro sette giorni dal decesso o dall’accertamento dell’insorgenza della grave infermità o della necessità di provvedere a conseguenti specifici interventi terapeutici”.

Tale D.M. prevede che i tre giorni lavorativi siano unici sia in caso di lutto che in caso di grave malattia.

Il CCNL/2007, invece, agli artt. 15 e 19 contiene una maggiore tutela per il dipendente assunto a tempo indeterminato e determinato anche sotto il profilo quantitativo, poiché prevede la possibilità di fruire di tre giorni di permesso perogni evento luttuoso” (offre quindi la possibilità di potere utilizzare i permessi medesimi in relazione a ciascun episodio luttuoso).

Tali giorni, oltretutto, possono essere fruiti anche in modo frazionato.

Pertanto, l’art. 1 del D.M. citato non può essere applicato ai dipendenti del Comparto Scuola e si deve adottare solo nel caso i permessi per lutto non siano previsti dai Contratti Nazionali di comparto o se ritenuti più favorevoli.

In altre parole, dal momento che il Contratto del comparto Scuola prevede esplicitamente i giorni di permesso retribuiti per lutto (artt. 15 e 19) e per gli stessi non prescrive né che siano cumulati con quelli dell’infermità, né tanto meno che siano fruiti entro sette giorni dal decesso, il D.M. citato non è applicabile al personale della scuola.

Il personale della scuola non ha quindi l’obbligo di fruire dei permessi entro sette giorni dal decesso del familiare e rimane in vigore ciò che espressamente prevede l’ARAN per tale Comparto.

In risposta ad un quesito specifico (Esiste un limite temporale entro cui fruire dei permessi retribuiti per lutto?) afferma:

A parere di questa Agenzia, l’art. 15, comma 1, alinea II^ del CCNL 29/11/2007 del comparto Scuola che disciplina i permessi retribuiti per lutto, seppure non disponga il limite temporale entro cui utilizzare i 3 giorni concessi al dipendente avente diritto,autorizza, comunque, l’utilizzo non oltre un ragionevole lasso di tempo dall’evento stesso in considerazione della natura specifica che origina tali permessi.

Nel caso paradossale proposto nel quesito, a nostro avviso, il dipendente potrà beneficiare di altri istituti normativi del contralto di lavoro, come ferie o permesso retribuito per particolari motivi persona e familiari.”

Pertanto, il permesso per lutto può essere fruito in occasione dell’evento, e, quindi, con una decorrenza che può essere spostata anche di qualche giorno rispetto all’evento stesso, anche in modo non continuativo.

Laddove sia necessaria una fruizione posticipata legata a motivi organizzativi che attengono alla sfera di personali decisioni (es. necessità di recarsi a distanza di tempo nella località ove è sepolta la persona defunta per espletare pratiche burocratiche), questa dovrà avvenire in un periodo di tempo ragionevolmente congruo.

È ovvio che più la richiesta di permesso si allontana dall’evento tanto più il dipendente dovrà documentare i motivi che possono richiedere una fruizione posticipata del permesso.

In questo caso spetterà dunque anche al Dirigente, in base alla documentazione prodotta del dipendente, la valutazione del “periodo di tempo ragionevolmente congruo”.

Se quindi la Dirigente ti ha negato il permesso in relazione ai “sette giorni” previsti dal D.M. citato, dovrai fare ricorso. Inoltre il diniego del Dirigente deve sempre essere motivato per iscritto.

A mio modesto avviso un mese è sicuramente “un ragionevole lasso di tempo dall’evento”.

 

 

 

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