Assenze: il computo della malattia del bambino nell’anzianità di servizio e i “suggerimenti” sbagliati del “vicepreside”

Gemma – sono una docente precaria di scuola superiore incaricata annuale fino al 30 giugno p.v. per 7 ore settimanali. Lo scorso sabato, per me lavorativo, ho comunicato al personale della scuola di dovermi assentare per assistere mio figlio influenzato. Ho letto che ognuno dei genitori ha diritto a tale assistenza per un massimo di 5 gg lavorativi non retribuiti. L’addetta alle assenze del personale, consultato un vicepreside, mi ha richiamata comunicandomi l’impossibilità di concedermi tale tipo di congedo, perché avrebbe comportato un'”interruzione di servizio”.

Sarebbe stato meglio a loro giudizio la richiesta da parte mia di una giornata di ferie. Lunedì scorso ho dovuto richiedere ulteriori 2 gg di congedo perché mi ero ammalata anch’io, e la stessa addetta allora mi ha riferita l’impossibilità a giustificare l’assenza di sab. come ferie non godute e mi ha chiesto confidenzialmente di richiedere al mio medico di famiglia di includere il sab con i due gg concessi, cosa impossibile perché il certificato può fare riferimento al max alle 24 ore precedenti la sua emissione. Cosa posso fare a questo punto? Era corretta la convinzione della Dirigenza? Attendo fiduciosa un Vs. cortese chiarimento e Vi saluto cordialmente.

Paolo Pizzo – Gentilissima Gemma,

non ho ben capito a cosa si riferisce l’ “impossibilità” dettata dal “vicepreside”.

In ogni caso è in errore a qualunque “ impossibilità” si riferisca: sia come diritto a fruire del congedo, sia al fatto dell’interruzione di servizio.

Il riferimento è infatti il Testo unico sulla maternità e paternità (Dlgs 151/2001).

L’art. 47 comma 2 afferma:

“Ciascun genitore, alternativamente, ha altresi’ diritto di astenersi dal lavoro, nel limite di cinque giorni lavorativi all’anno, per le malattie di ogni figlio di eta’ compresa fra i tre e gli otto anni.”

L’art 48 precisa che “I periodi di congedo per la malattia del figlio sono computati nell’anzianita’ di servizio“.

Pertanto, i 5 giorni di malattia del bambino, certificati da un medico specialista convenzionato con il servizio nazionale, è vero che non sono retribuiti ma sono valutati ai fini dell’anzianità di servizio. Il giorno in parola, quindi, anche se non retribuito, ti verrebbe comunque computato come giorno di servizio per l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento/istituto.

A conferma di ciò la tabella allegata al CCNI 2013/14 che riguarda sì i docenti già di ruolo ma che indirettamente riguarda anche il tuo caso, a proposito del conteggio degli anni di pre ruolo (supplenze prestate quindi dal personale a TD) afferma:

I periodi di congedo retribuiti e non retribuiti disciplinati dal Decreto Legislativo 26.3.2001 n. 151 (Capo III – Congedo di maternità, Capo IV – Congedo di paternità, Capo V – Congedo parentale, Capo VII – Congedi per la malattia del figlio) devono essere computati nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti”.

In via generale non si condividono i “suggerimenti” che la scuola a volte adotta nei confronti dei docenti, soprattutto, come nel tuo caso, quando non si conoscono bene le norme.

Stessa cosa dicasi con la questione dei tuoi giorni di malattia.

Noi siamo della semplice idea che se il bambino o il genitore sono malati bisogna ricorrere al certificato medico. Non credo ci sia bisogno di una norma che lo imponga. E la scuola dovrebbe evitare di dare “suggerimenti”  “alternativi” in tal senso.

Anche perché,e  la scuola dovrebbe saperlo, la richiesta di ferie risponde a dei criteri ben precisi che non hanno nulla a che fare con il congedo per malattia del bambino o malattia propria.

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