Didattica e Valutazione: esiste una legge che impone la non bocciatura dell’allievo in I media?

Miryam – dopo quasi 10 anni di supplenze annuali in lettere nelle scuole medie, per l’ennesima volta sento echeggiare la fatidica frase “In prima media non si può bocciare!”, e così allo scrutinio anche i “morti” risuscitano.  Ma chi l’ha detto questo? Dove sta scritto? Che io sappia non c’è una vera e propria legge che ce lo impone. Qualche dirigente mi ha detto che prima di bocciare qualcuno, questo “qualcuno” dovrebbe non aver raggiunto  gli obiettivi minimi di una programmazione personalizzata fatta ad hoc per lui durante l’anno. E perchè mai io dovrei fare una programmazione individualizzata per chi magari mi supera di gran lunga in intelligenza ma è uno “sfaticato” di razza?

Se non ha DSA o handicap mentali? Io dico che il discrimine fra bocciatura sì e bocciatura no alle medie sia solo l’impegno: se l’alunno fa del suo meglio ed è ligio al dovere, indipendentemente dai risultati, ha raggiunto un importante traguardo formativo,e, siccome siamo in primis educatori, va premiato, ma se uno viene solo a riscaldare il banco e per principio non ha voglia di fare niente tanto sa che verrà promosso, il discorso cambia. Aggiungo: è giusto pensare alle conseguenze negative che la bocciatura avrà solo su un singolo alunno che non ha mai voluto far nulla nonostante i nostri sforzi, infischiandocene del messaggio negativo che arriverà a tutti quelli che nella classe hanno svolto il loro dovere?Così, infatti, non si incentiva lo studio, anzi ,si dà l’idea che l’impegno sia inutile, tanto si va avanti lo stesso (a quell’ètà infatti il pensiero, ancora incapace di fine astrazione, concepisce gli sforzi solo in vista di un premio concreto e non della preparazione che serve a se stessi per la vita) Comunque può darsi che mi sbagli e che ci sia un riferimento normativo sul divieto di bocciatura in prima media. Vorresti illuminarmi?

Paolo Pizzo – Gentilissima Miryam,

credo che chi pronunci quella frase sia rimasto, almeno da un punto di vista normativo, indietro di circa un decennio…

L’art. 9, comma 3 del DECRETO LEGISLATIVO 19 febbraio 2004, n. 59 recitava:

I docenti effettuano la valutazione biennale ai fini del passaggio al terzo anno, avendo cura di accertare il raggiungimento di tutti gli obiettivi formativi del biennio, valutando altresì il  comportamento degli alunni. Gli stessi, in casi motivati, possono non ammettere l’allievo alla classe successiva all’interno del periodo biennale.”

Oggi il riferimento normativo è la Legge 30 ottobre 2008, n. 169 e il DPR 122/09 che rispettivamente, agli artt. 3 commi 2 e 3 e art. 2 commi 1 e 2, recitano:

Dall’anno scolastico 2008/2009, nella scuola secondaria di primo grado la valutazione periodica ed annuale degli apprendimenti degli alunni e la certificazione delle competenze da essi acquisite ((nonché la valutazione dell’esame finale del ciclo sono effettuate mediante l’attribuzione di voti numerici espressi in decimi.))

(( 3. Nella scuola secondaria di primo grado,)) sono ammessi alla classe successiva, ovvero all’esame di Stato a conclusione del ciclo, gli studenti che hanno ottenuto, ((con decisione assunta a maggioranza dal consiglio di classe,)) un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline.”

“1. La valutazione, periodica e finale, degli apprendimenti e’ effettuata nella scuola primaria dal docente ovvero collegialmente dai docenti contitolari della classe e, nella scuola secondaria di primo grado, dal consiglio di classe, presieduto dal dirigente scolastico o da suo delegato, con deliberazione assunta, ove necessario, a maggioranza.

2. I voti numerici attribuiti, ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto-legge, nella valutazione periodica e finale, sono riportati anche in lettere nei documenti di valutazione degli alunni, adottati dalle istituzioni scolastiche ai sensi degli articoli 4, comma 4, e 14, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275.

I commi 6 e 7 (art. 2 DPR 122/09) poi precisano:

6. L’ammissione o la non ammissione alla classe successiva, in sede di scrutinio conclusivo dell’anno scolastico, presieduto dal dirigente scolastico o da un suo delegato, e’ deliberata secondo le disposizioni di cui agli articoli 2 e 3 del decreto-legge.

7. Nel caso in cui l’ammissione alla classe successiva sia comunque deliberata in presenza di carenze relativamenteal raggiungimento degli obiettivi di apprendimento, la scuola provvede ad inserire una specifica nota al riguardo nel documento individuale di valutazione di cui al comma 2 ed a trasmettere quest’ultimo alla famiglia dell’alunno

Pertanto, come puoi notare sia la Legge che il DPR precisano “classe successiva“, che non lascia spazio a fraintendimenti.

Quindi anche in prima media l’allievo può non essere ammesso alla  “classe successiva”.

Indipendentemente da ciò che noi singoli docenti possiamo pensare, l’attenzione che dobbiamo porre è sul valore della “collegialità” che tali articoli sottendono: l’ammissione o la non ammissione di un allievo alla “classe successiva” o all’”esame” non la decide il singolo docente o il Dirigente, ma il “consiglio di classe”.

Tutto il resto va discusso nelle apposite sedi tra le quali il collegio dei docenti che avrà anche l’obbligo di stabilire dei criteri che corrispondano ai voti in decimi assegnati dai docenti agli allievi (per ogni singola disciplina e per il comportamento).

Per una corretta procedura degli scrutini intermedi e finali si rinvia a queste guide.

Scrutini Finali

Scrutini Intermedi

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