Permessi legge 104/92: è possibile cumulare i permessi per più persone disabili da assistere?

Cinzia – Gentilissima Redazione, vi ho sottoposto il mio quesito in Gennaio 2013 riguardo la difficoltà della mia Segreteria nel concedermi i permessi della 104 per la zia, di 94 anni, nubile e da sempre convivente con me. Nel rispondermi ben spieghi come un vincolo di parentela di terzo grado possa/debba essere considerato di secondo grado in certe circostanze di ASSENZA dei famigliari di primo o secondo grado. Al riguardo ti chiedo cortesemente di potermi indicare le precisazioni legislative/interpretative al riguardo, visto che la mia Direzione continua a negarmi questo diritto; come se non bastasse mi obbietta anche la possibilità di cumulare i benefici della suddetta Legge secondo la quale ne ho fatto richiesta anche per mia madre, di anni 87 e sempre convivente. Ricordo che sono in ruolo come personale ATA. Grazie.

Paolo Pizzo – Gentilissima Cinzia

I riferimenti sono 2.

1.

Il diritto ai 3 giorni al mese è stabilito dalla Legge 183/2010 (Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi) che all’art. 24 (Modifiche  alla disciplina in materia di permessi per l’assistenza  portatori di handicap in situazione di gravità) afferma:

“All’articolo  33  della  legge  5  febbraio  1992,  n.  104,  e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 3 è sostituito dal seguente:
“3. A condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo  pieno,  il  lavoratore  dipendente,  pubblico  o  privato, che assiste  persona  con  handicap  in  situazione di gravità, coniuge, parente  o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora  i  genitori  o  il  coniuge  della  persona  con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure  siano  anche  essi  affetti  da patologie invalidanti o siano deceduti  o  mancanti,  ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile  retribuito  coperto  da  contribuzione  figurativa, anche in maniera   continuativa”.

Pertanto, i permessi in parola possono essere riconosciuti al dipendente che assiste il coniuge, ma anche il parente  o l’affine entro il secondo grado (fratello, sorella, suocero, nonna ecc.) e anche entro il terzo grado (es. zio) alle condizioni sopra dette (il  coniuge  della  persona  con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure  siano  anche  essi  affetti  da patologie invalidanti o siano deceduti  o  mancanti).

Non vedo quindi quale difficoltà abbia la tua scuola nel leggere la normativa. E’ chiarissima.

2.

L’articolo 6 del DECRETO LEGISLATIVO 18 luglio 2011, n. 119 aggiunge al comma 3 dell’articolo 33 della  legge  5  febbraio  1992,  n.  104, il seguente periodo:

Il dipendente ha diritto di prestare assistenza nei  confronti di piu’ persone in situazione di handicap grave, a condizione che  si tratti del coniuge o di un parente o affine entro il  primo  grado  o entro il secondo grado qualora i genitori o il coniuge della  persona con handicap in situazione di gravita’ abbiano compiuto i 65 anni  di eta’ oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o  siano deceduti o mancanti”.

In sintesi, quando si tratta di pluralità di persone da assistere questo è lo schema:

  • Si possono cumulare permessi solo a condizione che il “secondo” familiare da assistere sia il coniuge o un parente o affine entro il primo grado o entro il secondo qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap grave abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti. Non è dunque possibile la cumulabilità nel caso in cui anche il “secondo” familiare da assistere sia un parente o un affine di terzo grado.
  • Se si assistono più parenti o affini tutti di terzo grado sarà possibile assistere uno soltanto di questi, fatte salve le condizioni di assenza, anzianità o invalidità di genitori o coniuge.
  • Se si assistono più parenti o affini tutti di secondo grado, invece, non ci sarà più la possibilità di assistere il “secondo” familiare ma solo il “primo”.
  • Nulla è cambiato, invece, nel caso in cui si assista un familiare di secondo grado e uno di terzo il coniuge o genitore della persona con handicap grave abbiano compiuto i 65 anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti: è consentita la cumulabilità dei permessi qualora  il “primo” familiare assistito sia di terzo grado (sempre fatte salve le condizioni di assenza, anzianità o invalidità di genitori o coniuge già dette) e il “secondo” familiare assistito sia invece di secondo grado.
Posted on by nella categoria Assenze
Versione stampabile
ads ads