Assenza per malattia: la concessione dei 18 mesi non retribuiti e la possibilità di rientrare in servizio prima della scadenza

Scuola – vorremmo un vostro parere circa l’art.17 comma 2 del CCNL 2006-09,relativo alla concessione di un ulteriore periodo di 18 mesi di assenza per malattia in casi particolarmente gravi, senza diritto ad alcuna retribuzione. Nella fattispecie: una dipendente ATA ha chiesto ed ottenuto nel 2009 un periodo di 18 mesi ulteriori per malattia senza retribuzione, fruendone fino alla data odierna di gg.28 . Ciò premesso si chiede di conoscere: 1) se essendo cambiato nel corrente A.S. il dirigente scolastico è sempre valido il decreto di concessione del dirigente pro-tempore; 2)se la fruizione dei 18 mesi deve essere obbligatoriamente ininterrotta, senza soluzione di continuità, oppure è possibile fruirne anche in maniera frazionata. Grazie.

Paolo Pizzo – Gentile Scuola,

L’art. 17 comma 1 del CCNL 2007 prevede che il dipendente assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di 18 mesi.

Ai fini della maturazione del predetto periodo, si sommano, alle assenze dovute all’ultimo episodio morboso, le assenze per malattia verificatesi nel triennio precedente.

Superato il periodo di 18 mesi il dipendente può chiedere, a domanda, di assentarsi per un ulteriore periodo di 18 mesi in casi particolarmente gravi, senza diritto ad alcun trattamento retributivo (art. 17 comma 2).  La richiesta di quest’ulteriore periodo può essere effettuata solo dal dipendente (può chiedere, a domanda..).

Il Dirigente però, prima di concedere al dipendente tale periodo, procede all’accertamento delle sue condizioni di salute, tramite la ASL competente per territorio (“visita medico collegiale”), al fine di stabilire la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità fisica a svolgere qualsiasi lavoro (art. 17 comma 3).

Le assenze dei secondi 18 mesi (art. 17 comma 2) sono senza retribuzione e sono utili solo per la conservazione del posto. Possono però essere riscattati ai fini pensionistici, a domanda, se successivi al 31.12.1996.

In merito ai quesiti posti si segnala quanto segue:

  • Il decreto di concessione è sempre valido, a nulla rilevando che sia cambiato il Dirigente;
  • L’assenza dei secondi 18 mesi, stando ad una lettura letterale del CCNL/2007, può avvenire solo in un’unica soluzione. Non può quindi essere frazionata (a differenza dei primi 18 mesi retribuiti). Ciò non toglie, ovviamente, che il lavoratore, in caso di guarigione intervenuta prima del diciottesimo mese (secondo periodo di comporto non retribuito), non possa riprendere servizio previo accertamento delle sue condizioni di salute. Nell’ipotesi in cui il dipendente, dopo aver ripreso servizio, si assenti nuovamente per malattia, torneranno ad applicarsi le regole generali previste dall’art. 17 del CCNL, sia al fine di stabilire il superamento del periodo di comporto, sia al fine di stabilire il trattamento economico della nuova assenza.

Su quest’ultimo punto bisogna poi porre attenzione per calcolare correttamente eventuali nuove assenze del dipendente.

Vi segnalo un Orientamento Applicativo dell’ARAN al comparto Autonomie Locali che può essere applicato anche al comparto Scuola (nel parere il dipendente si è assentato dopo un anno rispetto al rientro in servizio):

Se il dipendente, dopo aver ottenuto la concessione dell’ulteriore periodo di assenza non retribuita è rientrato in servizio in anticipo rispetto alla scadenza del previsto periodo di 18 mesi non retribuiti e, dopo aver lavorato per più di un anno, si assenta nuovamente per malattia, dovrà essere trattato come tutti gli altri dipendenti: la scuola dovrà calcolare a ritroso le assenze per malattia effettuate nel triennio precedente l’ultimo episodio morboso (senza che abbia alcuna rilevanza il fatto che in tale periodo siano comprese anche le assenze non retribuite) sia al fine di stabilire se il lavoratore abbia o meno superato il periodo di conservazione del posto (18 mesi nel triennio) sia al fine di stabilire il trattamento economico dell’assenza.

Tale ricostruzione sembra coerente con le indicazioni della giurisprudenza, secondo la quale “nel caso di comporto per sommatoria – dove, in base al computo a scorrimento, il periodo di comporto è mobile – deve considerarsi legittimo il licenziamento intimato per superamento del periodo di comporto anche quando il lavoratore, già ammesso a fruire di un periodo di aspettativa non retribuita, riprenda servizio per un certo periodo di tempo e si assenti poi per malattia, venendosi così a trovare di nuovo in una situazione di superamento del comporto” (Pretura Milano, 19 gennaio 1999).

Scaduto quindi il periodo di comporto, la scuola ha concesso al dipendente il periodo di assenza non retribuita e il dipendente ha ripreso regolarmente servizio prima della scadenza di tale ultimo periodo; in questo caso, il datore di lavoro non è rimasto inerte ma ha applicato una precisa clausola contrattuale; non è assolutamente possibile affermare che abbia inteso, per fatti concludenti, azzerare le precedenti assenze per malattia del lavoratore ed è per questo che troveranno applicazione le regole generali, come confermato anche dalla richiamata sentenza della Pretura di Milano.

Diverso è il caso se, dopo la scadenza del periodo di comporto, non abbia concesso l’ulteriore periodo di assenza non retribuita e non abbia neppure proceduto alla risoluzione del rapporto;

secondo la giurisprudenza, superato il periodo di comporto, se il datore di lavoro lascia “correre un considerevole lasso di tempo dopo il rientro del lavoratore dalla malattia senza intimargli il licenziamento, deve ritenersi che lo stesso abbia rinunciato per fatti concludenti alla facoltà di recesso e non possa, in relazione a quei periodi, far valere tale facoltà per superamento del comporto al termine di un nuovo periodo di malattia.” (Cassazione civile, sez. lav., 19 aprile 1985, n. 2598).

In sostanza, è come se la scuola avesse azzerato le precedenti assenze per malattia del dipendente; ed è questo il motivo per cui, in tale particolare ipotesi, “…chiuso un periodo caratterizzato dal superamento del comporto, non seguito da licenziamento, se ne apre un altro di uguale entità, nel quale rientrano gli eventi morbosi verificatisi dopo la chiusura, senza effetti rescissori, del precedente periodo……” (Cass.4.12.1986, n.7201).

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