Permessi: I 3 giorni di permesso per motivi familiari e il Giudice del Lavoro

Tonino – Sono un insegnante a tempo indeterminato e alcuni giorni fa ho chiesto un giorno di permesso retribuito per motivi di famiglia, giustificandolo con un’ autocertificazione nella quale scrivevo testuali parole: “chiedo di usufruire di un giorno di permesso per disbrigo pratiche familiari (lutto)”.La D.S. mi contesta tale autocertificazione, dicendomi di integrarla con l’inserimento del nome della persona deceduta, altrimenti avvia un contenzioso con il Giudice del lavoro. Io rispondo che la mia dichiarazione è esaustiva e per principio mi rifiuto di integrarla. E’ corretto il mio comportamento o quello della DS ? E’ possibile avere dei riferimenti normativi a supporto del mio comportamento o di quello della DS?Ringraziandoti per la risposta, porgo Cordiali Saluti.

Paolo Pizzo – Gentilissimo Tonino,

Premetto che per l’art. 15/1 del CCNL del comparto Scuola prevede che il dipendente della scuola (docente, educativo e ATA) con contratto di lavoro a tempo indeterminato, ha diritto, sulla base di idonea documentazione anche autocertificata, a 3 giorni di permessi retribuiti per lutto per perdita del coniuge, di parenti entro il secondo grado, di soggetto componente la famiglia anagrafica o convivente stabile e di affini di primo grado.

In merito alla fruizione e ai “tempi”, l’ARAN, in risposta ad un quesito per il comparto Scuola (Esiste un limite temporale entro cui fruire dei permessi retribuiti per lutto?), afferma:

A parere di questa Agenzia, l’art. 15, comma 1, alinea II^ del CCNL 29/11/2007 del comparto Scuola che disciplina i permessi retribuiti per lutto, seppure non disponga il limite temporale entro cui utilizzare i 3 giorni concessi al dipendente avente diritto, autorizza, comunque, l’utilizzo non oltre un ragionevole lasso di tempo dall’evento stesso in considerazione della natura specifica che origina tali permessi.

Nel caso paradossale proposto nel quesito, a nostro avviso, il dipendente potrà beneficiare di altri istituti normativi del contralto di lavoro, come ferie o permesso retribuito per particolari motivi persona e familiari.”

Detto questo, se non rientri nell’art. sopra citato (es. il decesso riguarda un familiare per cui tu non possa chiedere i permessi per lutto es. un zio) oppure è passato molto tempo dal decesso, puoi fruire dei permessi per motivi familiari e personali che devono essere attribuiti dal Dirigente dietro presentazione anche di un’autocertificazione.

Consigliamo vivamente al Dirigente di non arrivare al Giudice del Lavoro perché  è sicuro che soccomberà.

In questa guida, dalla quale estraggo qualche stralcio, abbiamo ampiamente spiegato l’evoluzione della normativa in materia e il diritto indiscusso del docente ad ottenere il permesso.

L ’ARAN in data 2 febbraio 2011 (a cura del Dirigente Francesco Mendez), in risposta ad un quesito dell’USR della Puglia ha precisato:

“…l’art 15, comma 2, primo periodo, esplicita chiaramente che il diritto ai tre giorni di permesso per motivi personali o familiari (norma comune per il personale docente ed ATA) è subordinato ad una richiesta (…a domanda) del dipendente documentata “anche mediante autocertificazione”.

Il secondo periodo dello stesso comma consente al personale docente – con la stessa modalità (richiesta) e allo stesso titolo (motivi personali o familiari) – la fruizione dei sei giorni di ferie durante l’attività didattica indipendentemente dalle condizioni previste dall’art. 13, comma 9 (ferie).

La previsione contrattuale generica ed ampia di “motivi personali o familiari e la possibilità che la richiesta di fruizione possa essere supportata anche da “autocertificazione”, a parere dell’Agenzia, esclude un potere discrezionale del dirigente scolastico il quale, nell’ambito della propria fruizione – ai sensi dell’art. 1 del CCNL 11/4/2006 così come modificato dal CCNL 15/7/2010 relativo al personale dell’area V della dirigenza e ai sensi dell’art. 25 del D. Lgs. 165/2011 – è preposto al corretto ed efficace funzionamento dell’istituzione scolastica nonché alla gestione organizzativa della stessa”.

In merito invece all’eventuale controllo dell’Amministrazione o comunque ad una specifica richiesta di documentare i motivi, è sicuramente significativa questa FAQ della UIL scuola segreteria nazionale (a cura di Franco Sansotta) che recita:

“Cosa fare se il dirigente non accetta l’autocertificazione prevista dal Ccnl?”

Domanda
In occasione del battesimo di mio nipote, ho chiesto un giorno di permesso per motivi personali, presentando –al rientro in servizio- un’autocertificazione.
La dirigente mi chiede un certificato del parroco che specifichi l’orario del rito ed attesti la mia presenza, perché è suo dovere “accertare la verità”. Che devo fare?

Risposta
L’accertamento della verità è uno specifico dovere della magistratura e delle forze di polizia; il dirigente scolastico potrebbe a limitarsi a far funzionare la scuola e ad attuare correttamente il contratto di lavoro del personale. Se l’art. 15 del Ccnl stabilisce che alcuni permessi possono essere documentati “anche mediante autocertificazione”, il dirigente non ha il diritto di chiedere ulteriore documentazione ed il dipendente non è tenuto a fornire altro. Precisato questo, nessuno vieta al dirigente di svolgere per proprio conto indagini approfondite, assumendosi –ovviamente- tutte le responsabilità del caso.”

Invita il Dirigente a leggere la guida e insisti nel richiedere il permesso così come l’hai autocertificato.

Noi non possiamo che ribadire ai Dirigenti di non “insistere” su questa questione e che le minacce di “arrivare” al Giudice del Lavoro non sono una giusta strategia per “convincere” il dipendente. Soprattutto visti i precedenti sull’argomento su cui già i giudici si sono espressi.

Posted on by nella categoria Assenze
Versione stampabile
ads ads