Maternità: l’indennità fuori nomina all’80% non riguarda i casi di interdizione per lavori a rischio

MariaLuisa – la contatto perche’ spero di poter risolvere un problema che mi sta “logorando”: sono un’insegnante di scuola dell’infanzia statale assunta con contratto a tempo determinato fino al 30/06/2013, il 3/06/2013 ottengo la certificazione per l’interdizione anticipata ( lavoro a rischio, non maternità a rischio) che però termina il 30/06 parallelamente al termine del contratto.

Credevo, che a partire dal 1 luglio avrei avuto diritto all’indennità fuori nomina all’80 % invece la scuola sostiene di non può’ richiedere al tesoro tale indennità per me perché l’interdizione rilasciata dall’ispettorato del lavoro scade il 30/06 pertanto loro non hanno “una pezza giustificativa” per richiedere i miei pagamenti e mi propongono di richiedere entro il 30/06 un certificato al ginecologo che attesti una gravidanza a rischio  (finta) perché solo con questa certificazione (che peraltro si accavallerebbe come periodo alla certificazione per lavoro a rischio) potrei ottenere l’indennità …e’ giusto? La scuola davvero non può richiedere la mia indennità al tesoro per questo motivo? Dimenticavo….se le può essere utile la data presunta del parto e’03/02/2013.

Paolo Pizzo – Gentilissima MariaLuisa,

la scuola sul primo punto ha ragione.

L’astensione dal lavoro prima del parto o estesa a 7 mesi dopo il parto per mansioni o condizioni di lavoro a rischio (diversa quindi da quella per gravi complicanze della gestazione), ai sensi degli Artt. 7, 12 e 17 D. Lgs. n. 151/2001, Consiglio di Stato, parere n. 460/2003, Ministero del Lavoro, circolare n. 70/2004 e Interpello n. 25/I/0006584/2006 e n. 25/I/0005249/2008, può essere disposta dal Servizio ispettivo del Ministero del Lavoro, d’ufficio o su istanza della lavoratrice, qualora nel corso della propria attività di vigilanza constati l’esistenza delle condizioni che danno luogo all’astensione medesima.

L’interdizione concessa dovrà essere disposta per una durata coincidente con il termine di cessazione del rapporto di lavoro, non potendo sussistere in assenza di prestazione lavorativa (si intende decaduta in coincidenza con lo scadere del contratto). Né, quindi, il medesimo provvedimento può essere disposto fino a 7 mesi dopo la data del parto, qualora il rapporto lavorativo scada durante il periodo dei tre mesi ordinari di congedo obbligatorio post-parto (salvo rinnovo del contratto o nuova assunzione della lavoratrice entro il settimo mese di vita dell’infante).

Le domande di interdizione presentate dalle lavoratrici successivamente alla cessazione del rapporto di lavoro ed entro i sessanta giorni previsti dall’art. 24, comma 2, D. Lgs. n. 151/2001 (e successive modificazioni), non possono trovare accoglimento, essendo carente il requisito dello svolgimento della prestazione lavorativa.

Nel caso di successivo nuovo rapporto di lavoro alle stesse condizioni di incompatibilità sarà necessario riproporre domanda (sia per l’anticipazione che per l’estensione fino a 7 mesi dopo il parto).

Pertanto, a tale astensione del lavoro non può applicarsi l’indennità fuori nomina all’80% che riguarda esclusivamente il congedo obbligatorio/interdizione dal lavoro per gravi complicanze della gestazione.

Per il secondo punto cioè di richiedere una certificazione “finta” spero che la scuola abbia fatto solo una battuta, anche perché “finto” dovrebbe essere anche il ginecologo.

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