Aspettativa per motivi di famiglia: criteri e frazionamento

Giusy – Gentile redazione, sono una docente di strumento musicale a tempo indeterminato e avrei necessità per il prossimo anno scolastico di chiedere un periodo di aspettativa per motivi personali/familiari. Mi interesserebbe sapere se devo richiederla ad inizio anno scolastico( mi servirebbe per gennaio-febbraio)e se posso richiederla in maniera frazionata, cioè prima un mese e poi magari due. Vi ringrazio anticipatamente.

Paolo Pizzo – Gentilissima Giusy,

il docente assunto a tempo indeterminato può ricorrere all’aspettativa non retribuita di cui all’art. 18/1 del CCNL/2007.

Ai sensi dell’art. citato “L’aspettativa per motivi di famiglia o personali continua ad essere regolata dagli artt. 69 e 70 del T.U. approvato con D.P.R. n. 3 del 10 gennaio 1957 e dalle leggi speciali che a tale istituto si richiamano. L’aspettativa è erogata dal dirigente scolastico al personale docente ed ATA”.

Dobbiamo aggiungere che la Corte dei Conti sez. contr. 03 febbraio 1984, n. 1415 aveva precisato che nella espressione “motivi di famiglia” contenuta nell’art. 69 del T.U., possono trovare ingresso anche i motivi di studio, quale la frequenza di un corso universitario.

E che nel precedente CCNL del comparto Scuola (2003) si faceva esclusivamente riferimento ai motivi di famiglia, mentre nel nuovo Contratto è stato aggiunto l’inciso “personali”.

Puoi quindi fare richiesta di tale aspettativa.

Uno dei problemi che si possono incontrare è quello dei tempi di concessione e il fatto che essa oltre a non spettare di diritto (è appunto solo concessa), può essere revocata in qualsiasi momento per esigenze dell’amministrazione (il diniego o la revoca dovranno comunque essere motivati dal Dirigente e messi per iscritto).

L’art. 69 del T.U. approvato con DPR 3/1957 a tal proposito recita:

“L’impiegato che aspira ad ottenere l’aspettativa per motivi di famiglia deve presentare motivata domanda al capo del servizio.

L’amministrazione deve provvedere sulla domanda entro un mese ed ha facoltà, per ragioni di servizio da enunciarsi nel provvedimento, di respingere la domanda, di ritardarne l’accoglimento e di ridurre la durata dell’aspettativa richiesta.

L’aspettativa può in qualunque momento essere revocata per ragioni di servizio.

Il periodo di aspettativa non può eccedere la durata di un anno.

L’impiegato non ha diritto ad alcun assegno.

Il tempo trascorso in aspettativa per motivi di famiglia non è computato ai fini della progressione in carriera, dell’attribuzione degli aumenti periodici di stipendio e del trattamento di quiescenza e previdenza.

L’impiegato che cessa da tale posizione prende nel ruolo il posto di anzianità che gli spetta, dedotto il tempo passato in aspettativa”.

Dovrai quindi presentare al Dirigente scolastico apposita domanda scritta redatta su carta semplice (il modulo è di solito fornito dalla segreteria) ampiamente documentata e/o motivata.

Per ciò che riguarda il frazionamento:

L’aspettativa può essere richiesta senza soluzione di continuità o per periodi frazionati.

  • Se fruita senza soluzione di continuità, non può avere una durata superiore a 12 mesi.
  • Se fruita invece, per periodi frazionati non può superare in ogni caso, nell’arco temporale di un quinquennio, la durata massima di due anni e mezzo (30 mesi).

Per interrompere l’aspettativa, e quindi per ripristinare il diritto a chiedere altri 12 mesi, è necessario il rientro in servizio attivo superiore a 6 mesi; in ogni caso il limite massimo non può essere superiore a 2 anni e 6 mesi in un quinquennio.

Il quinquennio da prendere in considerazione è quello che verrà a scadere nell’ultimo giorno del nuovo periodo di aspettativa richiesto dal dipendente.

Se, quindi, il servizio attivo tra i due periodi di aspettativa è superiore a sei mesi (anche di un solo giorno) il nuovo periodo di aspettativa non va sommato con il periodo precedente.

Il dipendente che abbia raggiunto i limiti massimi di aspettativa può ottenere per motivi di particolare gravità, un ulteriore periodo di aspettativa, della durata massima di 6 mesi.

Per questo eventuale ulteriore periodo il dipendente deve presentare al Dirigente scolastico apposita domanda motivata e documentata.

A completamento di quanto detto ricordo che:

  • Durante l’aspettativa il dipendente non hai diritto alla retribuzione.
  • Il tempo trascorso in aspettativa interrompe l’anzianità di servizio, non si computa ai fini della progressione di carriera, dell’attribuzione degli aumenti periodici di stipendio, del trattamento di quiescenza e previdenza nonché della maturazione delle ferie e delle festività soppresse.
  • Tale periodo può essere valutato ai fini della pensione previa regolarizzazione contributiva da parte dell’interessato (D.Lgs. 30/4/1997, n. 184).
  • Il riscatto dei predetti periodi può essere richiesto nella misura massima di tre anni.
  • Quando i periodi di aspettativa sono fruiti dal personale con contratto a tempo indeterminato, non sono utili ai fini del compimento del periodo di prova o dell’anno di formazione nonché ai fini della continuità del servizio valutabile con punteggio specifico nelle procedure di mobilità e nella graduatoria interna per l’individuazione del personale soprannumerario (a meno che nell’a.s. di riferimento tu non abbia effettuato almeno180 gg. di servizio nonostante la fruizione delll’aspettativa).
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