Riposi per allattamento: criteri di fruizione nel primo anno del bambino

Sara – Sono una docente scuola secondaria II grado a tempo indeterminato.  Il 2 luglio è il mio ultimo giorno di astensione obbligatoria per la maternità. Ho le ferie che mi coprono fino al 31 agosto, e dopo? Non so se prendere tutta la facoltativa (1 mese retribuito al 100% e 5 al 30%) da settembre a febbraio o se usufruire dell’allattamento, ma non so bene cosa mi garantisce quest’ultimo.  Il bambino inizierà il nido a febbraio con l’inserimento e io non ho nessuno che me lo possa curare. Se rientrassi al lavoro prima dovrei cercare una persona. Ringraziandovi anticipatamente della vs risposta Porgo distinti saluti.

Paolo Pizzo – Gentilissima Sara,

premesso che hai diritto alle ferie nei mesi di luglio e agosto e poi al primo mese di congedo parentale retribuito al 100% (utile per l’anzianità di servizio a tutti gli effetti) e ai 5 mesi retribuiti al 30% (utili per l’anzianità di servizio ma non per la maturazione delle ferie), hai anche la possibilità (in alternativa al congedo) della riduzione per allattamento.

Di seguito i criteri e le modalità per fruirne (fino al primo anno del bambino):

I periodi di riposo spettano a tutti i dipendenti della scuola, senza nessuna differenza tra personale assunto a tempo indeterminato e determinato (Per quest’ultimo, il congedo può essere fruito solo all’interno del rapporto di lavoro).

I riposi devono assicurare al dipendente la possibilità di provvedere all’assistenza diretta del figlio, poiché la norma intende in primo luogo tutelare l’assistenza diretta del minore, tuttavia la loro distribuzione dell’orario di lavoro deve essere concordata con il Dirigente, secondo i principi generali di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto di lavoro, mettendo comunque al primo posto le esigenze del richiedente.

In caso di mancato accordo tra dipendente e Dirigente, la distribuzione dei riposi sarà determinata dall’Ispettorato del Lavoro.

La mancata fruizione dei permessi comporta la perdita degli stessi limitatamente alla giornata di non utilizzazione, essendo infatti riposi giornalieri devono essere fruiti nella giornata di riferimento, non è possibile cumulare le ore eventualmente non fruite convertendole in riposo compensativo, parimenti non è consentito il pagamento.

Di norma le ore di riposo giornaliere possono essere fruite all’inizio o alla fine della giornata di lavoro, salvo diversa distribuzione per questioni organizzative.

Per quello che concerne la riduzione dell’orario di lavoro non si tratta di una riduzione automatica, cioè 1 ora (o 2 ore) al giorno per 6 giorni, in considerazione della settimana di calendario, ma obbligatoriamente, deve essere escluso il giorno libero o i giorni in cui il dipendente della scuola non è in servizio.

Il permesso è subordinato esclusivamente all’orario di lavoro giornaliero e le ore di riposo devono essere così ripartite:

• Se la giornata di lavoro è pari o superiore a 6 ore il riposo sarà di 2 ore (anche cumulabili);

• Se la giornata di lavoro è inferiore a 6 ore il riposo è di 1 ora.

Al personale docente spetta di norma una sola ora al giorno perché l’orario giornaliero è di  media inferiore le 6 ore.

Nel caso in cui il docente, pur prestando in media servizio per meno di 6 ore al giorno, di fatto in alcuni giorni presti servizio per 6 ore o più (es. consigli di classe, collegio docenti o altra attività inerente le attività funzionali all’insegnamento che si “cumula” all’orario di lavoro per quella determinata giornata), per tale giorno avrà diritto a 2 ore di riposo.

I permessi/riposi sono considerati ore di lavoro a tutti gli effetti della durata e della retribuzione del lavoro, sono coperti da contribuzione e computati nell’anzianità di servizio.

Il diritto ai permessi/riposi non può essere esercitato e, parallelamente, l’indennità prevista non deve essere corrisposta nel caso in cui la lavoratrice sia assente dal lavoro per malattia o altre cause.

Posted on by nella categoria Maternità e Paternità, Assenze
Versione stampabile
ads ads