Maternità e paternità: la negzione del congedo per malattia del figlio e sanzioni per il Dirigente

Assistente Amministrativo – Gentili esperti, una docente ha chiesto un giorno di malattia bambino in concomitanza con un collegio dei docenti. Ha inviato regolare certificato e abbiano registrato l’assenza. La Dirigente  si rifiuta di concedere tale permesso e pretende una giustificazione scritta per l’assenza all’ultimo collegio. SI chiede se esistono delle sanzioni se la docente non ottempera a quanto  richiesto.

Paolo Pizzo – Gentilissimo Assistente, mi permetto di “girare” la questione affermando che la sanzione non è per il docente ma piuttosto per il Dirigente.

Si consiglia infatti al Dirigente di ritirare subito tale richiesta e di ritenere giustificata l’assenza della docente in questione.

Il diritto di fruire del congedo per malattia del bambino è sancito dal capo VII artt. 47-52 del D. Lgs. n. 151/2001.

L’art. 47 afferma che entrambi i genitori, alternativamente, hanno diritto di astenersi dal lavoro per periodi corrispondenti alle malattie di ciascun figlio di età non superiore a tre anni. Ciascun genitore, alternativamente, ha altresì diritto di astenersi dal lavoro, nel limite di cinque giorni lavorativi all’anno, per le malattie di ogni figlio di età compresa fra i tre e gli otto anni.

L’art. 12 del CCNL/2007 afferma che successivamente al periodo di congedo di maternità (ex astensione obbligatoria) e fino al terzo anno di età del figlio, compreso il giorno del compimento del terzo anno di età, ai genitori sono riconosciuti,  alternativamente, 30  giorni  per  ciascun  anno  di  età  del  figlio,  computati complessivamente per entrambi i genitori, di assenza retribuita.

Si precisa che non può esistere potere di diniego da parte dell’Amministrazione per tali congedi o di richiedere ulteriori certificazioni oltre il certificato medico che attesta la malattia del figlio.

L’amministrazione prende solo atto del certificato inviato dalla docente che deve essere redatto da un medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato.

Tali assenze, inoltre, a differenza di quelle per congedo parentale non hanno bisogno di alcun periodo di preavviso.

Ricordiamo invece al Dirigente, in quanto “datore di lavoro”,  a quali sanzioni va incontro se nega ii congedi o comunque ostacola il personale che fruisce della tutela della maternità/paternità:

L’art. 18 del   D. Lgs. n. 151/2001 prevede la pena dell’arresto fino a 6 mesi per il datore di lavoro  che  non  osserva  il  divieto  di  adibire  le  donne  al  lavoro  nei  periodi  di  congedo obbligatorio, compresa l’astensione anticipata e il parto prematuro.

Stessa pena se non sposta la lavoratrice, nei casi previsti dalla legge, ad altre mansioni o non modifica le condizioni e orario di lavoro per evitare rischi alla sua salute e sicurezza.

L’inosservanza da parte del datore di lavoro del divieto di licenziamento del genitore durante il periodo tutelato (per la lavoratrice dall’inizio della gravidanza sino al compimento di un anno di età del figlio; per  il padre lavoratore durante la fruizione del congedo di paternità e fino al compimento di un anno di età del figlio), ovvero la sospensione del genitore durante il periodo tutelato o ancora il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale o dei permessi per malattia del figlio, è punito con una sanzione amministrativa da euro 1.032 a euro 2.582.

L’inosservanza dell’obbligo di conservazione del posto di lavoro della lavoratrice madre e del lavoratore   padre  al  rientro  dal  congedo  di  maternità/paternità  nonché  quello  di adibire  la lavoratrice madre e il lavoratore padre alle mansioni da ultimo svolte o a quelle equivalenti, è punito con una sanzione amministrativa da euro 1.032 a euro 2.582.

Ai sensi degli artt. 38, 46 e 52 del D. Lgs. n. 151/2001, l’inosservanza dell’obbligo di concessione del congedo parentale, dei permessi per malattia del figlio e dei  riposi giornalieri,  è punito con una sanzione amministrativa da euro 516 a euro 2.582.

La docente quindi non deve assolutamente giustificare nulla, ci mancherebbe!

Piuttosto è il Dirigente che farebbe bene a non far sapere alla docente la negazione del congedo e a ritirarlo immediatamente.

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