Maternità: congedo obbligatorio e la certificazione che attesta il parto

DSGA – Una docente a tempo determinato con contratto fino al 31/8 entrerà in obbligatoria il 13 agosto. Fino a quella data è stata collocata in interdizione dal lavoro per complicanze della gestazione. Il relativo decreto è stato determinato fino all’inizio dell’astensione obbligatoria come da certificato presentato dalla stessa. Si chiede se la docente in questione debba presentare il certificato di parto, e in quali casi, e cosa deve fare la scuola.Si coglie l’occasione di porgere distinti saluti.

Paolo Pizzo – Gentilissimo DSGA,

la docente in questione fino al 31/8 percepirà l’indennità di maternità al 100% utile a qualunque fine (servizio, tredicesima, ecc.).

Dal 1° settembre fino al termine del congedo di maternità, a meno che la docente non accetti ulteriori incarichi durante tale periodo, percepirà l’indennità fuori nomina in misura dell’80% dell’ultimo stipendio ricevuto.

Per ciò che riguarda le certificazioni l’unico documento che la scuola dovrà ricevere dalla docente, che è già in interdizione fino all’inizio del congedo di maternità, è il certificato che attesterà il parto in modo di essere a conoscenza della scadenza del periodo di maternità.

A tal proposito si chiarisce quanto segue.

Entro 30 giorni dal parto (compreso quello prematuro) la lavoratrice è tenuta a presentare il certificato di assistenza al parto o lo stato di famiglia oppure una dichiarazione sostitutiva in cui siano indicate le generalità del bambino e quelle del genitore.

Il termine di 30 giorni è previsto anche nel caso di interruzione della gravidanza (il certificato non potrà essere sostituito da autocertificazione e dovrà riportare il mese di gravidanza al momento dell’aborto e quella che sarebbe stata la data presunta del parto).

Il termine suddetto è di carattere ordinatorio e non perentorio, pertanto la mancata presentazione del certificato entro 30 giorni dall’evento parto non prevede sanzioni specifiche.

Il punto 6 della circolare INPS n. 8/2003 afferma che “L’art. 21 del T.U. stabilisce che la lavoratrice è tenuta  a presentare, entro trenta giorni, il certificato di  nascita del figlio o dichiarazione sostitutiva (ex lege 445/2000). Tale articolo assorbe la disposizione già contenuta nell’art. 11 della legge 53/2000 relativa alla presentazione, entro 30 giorni, del certificato attestante la data del parto in caso di parto prematuro, nel  senso che il termine di trenta giorni per la presentazione della suddetta documentazione è ora previsto in tutti i casi di parto (anche non prematuro). Ciò premesso, si fa presente che il termine in questione è da ritenere di carattere ordinatorio, non essendone stata prevista la perentorietà, né l’applicazione di sanzioni in caso di sua inosservanza.  Il mancato rispetto del termine, quindi, non fa venire meno il diritto alla prestazione; potrebbe avere riflessi soltanto nell’ambito contrattuale del rapporto di lavoro”.

La C.M. 321/89 prevede che la mancata tempestività della lavoratrice madre nel documentare il parto avvenuto (presentazione oltre i 30 giorni dall’evento), comporta la perdita del diritto all’indennità post partum relativamente ai giorni anteriori al trentesimo dalla data di presentazione.

Questo in conformità alla Sentenza della Corte di Cassazione n. 7037/1987 in cui si è affermato che “il ritardo nella nella presentazione del certificato di che trattasi (certificato attestante la data del parto) viene a determinare la perdita soltanto delle prestazioni arretrate, vale a dire di quelle afferenti al periodo anteriore ai 15 giorni [con la nuova legge i giorni sono diventati 30] precedenti la presentazione stessa ma non anche di quelle successive”.

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