Maternità e paternità: i diritti del padre se la madre è casalinga

Pietro – Sono un dipendente pubblico, verso la metà di settembre dovrebbe nascere la mia seconda figlia (la prima ha compiuto 3 anni il 29 luglio 2013, vorrei saper se ho diritto a prendermi la paternità o in alternativa di che cosa posso usufruire, faccio presente che mia moglie non lavora e ha un’invalidità superiore ai due terzi. Vi ringrazio per la vostra gentile collaborazione.

Paolo Pizzo – Gentilissimo Pietro,

non puoi fruire del congedo di paternità in quanto dal quesito si evince che tua moglie non è (per fortuna) in una situazione di grave infermità.

Il congedo di paternità, che si identifica in tutto o in parte con quello di maternità, è attribuito solo in sostituzione di quello di maternità e il padre ne può usufruire esclusivamente nelle seguenti ipotesi previste dall’art. 28/1 del D. Lgs. n. 151/2001 e successive modificazioni:

  • In caso di morte o di grave infermità della madre;
  • In caso di abbandono del figlio da parte della madre;
  • In caso di affidamento esclusivo del figlio al padre.
  • Se figlio in adozione o affidamento: In caso di rinuncia della madre al diritto al congedo di maternità.
  • Si tratta cioè di specifiche situazioni in cui il figlio appena nato non può usufruire dell’assistenza materna e nelle quali, quindi, il dovere di assistenza si trasferisce al padre lavoratore.

Non è il tuo caso.

Puoi quindi fruire degli altri congedi previsti dal D. Lgs. n. 151/2001 in particolare del congedo parentale e della riduzione oraria per “allattamento”.

  • Congedo parentale

L’attuale regolamentazione del congedo parentale per entrambi i genitori e relativa indennità è contenuta nel Capo V del D. Lgs. n. 151/2001 e successive modificazioni, più precisamente nell’art. 32.

Il congedo parentale (già astensione facoltativa) spetta per ogni bambino, nei primi suoi otto anni di vita (compreso il giorno dell’ottavo compleanno), a ciascun genitore.

Per poterne fruire non bisogna dimostrare di essere sposati.

I requisiti per avere diritto al congedo parentale e alla relativa indennità sono:

  • Sussistenza di un rapporto di lavoro in atto all’inizio e durante il periodo di astensione;
  • Vivenza del figlio;
  • Effettiva astensione dal lavoro.

Il diritto del genitore di astenersi dal lavoro ed il relativo trattamento economico sono riconosciuti anche se l’altro genitore non ne ha diritto.

E’ il tuo caso.

Tale principio introdotto dal comma 1 dell’art. 3 della legge n. 53/2000, modificativo dell’art. 1 della legge 1204/71, è da intendersi, come afferma l’INPS con circolare n. 109/2000, riferito ai padri lavoratori dipendenti, considerato che alle madri lavoratrici dipendenti – escluse le lavoratrici a domicilio e quelle addette ai servizi domestici e familiari (esclusione confermata anche dalla presente legge, al comma 5 dell’art. 3) – è già riconosciuto, in base alla normativa precedente, un proprio diritto al congedo parentale, indipendentemente dall’esistenza o meno di un diritto del padre.

In sostanza, anche i padri lavoratori dipendenti – esclusi quelli a domicilio e quelli addetti ai servizi domestici – hanno un proprio diritto al congedo parentale, indipendentemente dall’esistenza o meno di un diritto della madre, la quale, pertanto, può essere anche non lavoratrice o lavoratrice non dipendente (es. libera professionista, disoccupata, casalinga ecc.).

Durata del congedo

Il congedo spetta al padre lavoratore dipendente, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi, a decorrere dal giorno successivo al parto (quindi durante il congedo obbligatorio post partum della madre).

Il limite si estende fino a 7 mesi nel caso in cui il padre lavoratore eserciti il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a 3 mesi.

Retribuzione

Nel quesito non specifichi a quale comparto della pubblica amministrazione appartieni (parli di “dipendente pubblico”), pertanto devi fare riferimento al Contratto del tuo Comparto per sapere se i primi 30 gg. di congedo sono retribuiti al 100%.

In generale in tutti i Contratti, compreso quello della Scuola, è previsto che i primi 30 giorni di congedo parentale sono retribuiti al 100%, i restanti 5 mesi sono retribuiti con un’indennità pari al 30% della retribuzione mentre gli ulteriori 4 mesi (o 5 mesi) non sono retribuiti, sempre che tale periodo venga fruito dalla coppia nei primi tre anni di vita del bambino.

Del pari non è retribuito il complessivo periodo di 10 o 11 mesi qualora fruito dopo i primi tre anni di vita del bambino.

L’unica deroga prevista riguarda il caso in cui il soggetto che richiede il congedo abbia un reddito annuo inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria. Il reddito è determinato secondo i criteri previsti in materia di limiti reddituali per l’integrazione al minimo. Per l’anno 2013 è pari a 16.101,47 (circolare INPS 47/2013), in caso contrario non sono retribuiti.

I periodi di congedo parentale, anche quelli non retribuiti, sono validi a tutti gli effetti. I periodi retribuiti al 30% o non retribuiti, però, riducono le ferie e la tredicesima mensilità.

  • Riduzione di orario per allattamento

La regolamentazione dei riposi giornalieri (già permessi per allattamento) e relativa indennità è contenuta nel Capo VI del D. Lgs. n. 151/2001 e successive modificazioni, più precisamente negli artt. 39 e 40.

L’art. 40 del D. Lgs. n. 151/2001 e successive modificazioni riconosce il diritto ai riposi anche al padre lavoratore, entro il primo anno di vita del figlio o entro il primo anno di ingresso in famiglia del minore adottato o affidato, in base al proprio orario giornaliero di lavoro:

  • Se la giornata di lavoro è pari o superiore a 6 ore il riposo sarà di 2 ore (anche cumulabili);
  • Se la giornata di lavoro è inferiore a 6 ore il riposo è di 1 ora.
  • I periodi di riposo sono di mezz’ora ciascuno quando la lavoratrice fruisca dell’asilo nido o di altra struttura idonea, istituiti dal datore di lavoro nell’unità produttiva o nelle immediate vicinanze di essa.

Ai sensi della circolare INPS n. 112/2009, del D. Lgs. n. 119/2011 e della nota INPDAP n. 23/2011 il padre può fruire dei riposi per “allattamento” nel caso di madre casalinga senza eccezioni ed indipendentemente dalla sussistenza di comprovate situazioni che determinano l’oggettiva impossibilità della madre stessa di accudire il bambino, a partire  dal giorno successivo ai 3 mesi dopo il parto (ossia a partire dal giorno successivo alla fine  del  periodo di maternità riconosciuto per legge) entro il primo anno di vita del figlio o entro il primo anno di ingresso in famiglia del minore adottato o affidato (le condizioni per la fruizione sono quelle previste per la madre lavoratrice e nelle stesse misure anche nel caso di parto plurimo).

Questo è il tuo caso.

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