Permessi per allattamento: criteri e retribuzione

Pamela – sono una docente in maternità obbligatoria fino al 30.09.2013. Poiché sono la prima nelle G.A.E. della mia classe di concorso, con ogni probabilità avrò il ruolo(scongiuri facendo, visto che l’anno scorso son rimasta fuori a parità di punteggio con i dieci prima di me solo perché più vecchia di una manciata di giorni), la mia intenzione sarebbe quella di rientrare subito a lavoro, alla fine dell’obbligatoria, senza usufruire della facoltativa, di cui al massimo prenderò il primo mese al 100% (ottobre).

Poiché al rientro vorrei chiedere allattamento (12 ore), volevo sapere se devo già comunicare questa mia intenzione in sede di nomina (tipo se vale come part time) o nel momento in cui prendo servizio a scuola (burocraticamente parlando) il 1 settembre dirlo in segreteria così son già preparati per quando rientrerò…in ogni caso mi dica lei qual è l’iter da seguire.  La ringrazio anticipatamente, in attesa di una sua pronta risposta.  PS: mi può dire quale sarà il trattamento economico in allattamento, si scosta molto dal normale stipendio? (io insegno alle medie); se non dovessi prendere subito facoltativa, potrei prenderla in un secondo momento?

Paolo Pizzo – Gentilissima Pamela,

il diritto a fruire dei riposi orari (c.d. allattamento) può essere anche comunicato prima del rientro in servizio purché, come sarà il tuo caso, il dipendente è in costanza di nomina al momento della richiesta. Non hai quindi dei vincoli particolari.

Se la tua intenzione è quella di rientrare direttamente con la riduzione oraria, sarebbe opportuno comunicare tale possibilità prima del rientro in servizio  anche per mantenere la continuità di servizio al supplente che ti sostituirà fino al termine dell’obbligatoria.

Tale supplente infatti, sarà prima nominato dalle Graduatorie di Istituto per sostituirti fino al termine della maternità obbligatoria (per 18 ore), poi avrà l’offerta della proroga del contratto per la riduzione di ore che si andranno a determinare qualora tu rientrassi in servizio direttamente con i riposi orari.

È quindi opportuno, come ti dicevo, concordare con il Dirigente la riduzione oraria ancora prima del rientro dalla maternità obbligatoria.

Se invece rientrerai in servizio per tutto l’orario di cattedra e solo in un secondo momento richiederai la riduzione oraria, il supplente decadrà dalla supplenza al momento del tuo rientro in servizio e la scuola dovrà poi riscorrere la graduatoria di istituto nel momento in cui richiederai la riduzione oraria per allattamento.

La stessa procedura è da adottare se rientri dal congedo parentale chiedendo direttamente la riduzione oraria (obbligatoria+1 mese di congedo parentale al 100%, senza rientro in servizio tra un congedo e un altro, +riduzione oraria).

Mi premeva farti notare questo perché siamo stati tutti supplenti e quindi cerchiamo nelle risposte che diamo di far conciliare (quando è possibile) il diritto di tutti dando anche dei consigli su come agire.

Il congedo parentale (ex astensione facoltativa) potrai anche chiederlo in un secondo momento.

Per chiarire invece l’aspetto della riduzione di ore in riferimento all’orario che andrai a svolgere e alla retribuzione, si precisa quanto segue:

Il dipendente che chiede di fruire dei riposi giornalieri è titolare di un vero e proprio diritto potestativo: non si tratta, dunque, di assenze che debbano essere autorizzate discrezionalmente dal Dirigente.

I riposi spettano alla madre lavoratrice solo fino al compimento del 1° anno di età del figlio (compreso il giorno del 1° compleanno) o entro il primo anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato o affidato. Non esiste proroga oltre tali termini.

I riposi devono assicurare al dipendente la possibilità di provvedere all’assistenza diretta del figlio, poiché la norma intende in primo luogo tutelare l’assistenza diretta del minore, tuttavia la loro distribuzione dell’orario di lavoro deve essere  concordata con il Dirigente, secondo i principi generali di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto di lavoro, mettendo comunque al primo posto le esigenze del richiedente.

In  caso  di  mancato  accordo  tra  dipendente  e  Dirigente,  la  distribuzione  dei  riposi  sarà determinata dall’Ispettorato del Lavoro.

Per  quello  che  concerne  la  riduzione  dell’orario  di  lavoro  non  si  tratta  di  una  riduzione automatica, cioè 1 ora (o 2 ore) al giorno per 6 giorni, in considerazione della settimana di calendario,  ma  obbligatoriamente,  deve  essere escluso il giorno libero  o  i giorni  in  cui  il dipendente della scuola non è in servizio.

Es.

Per il personale docente di I e di II grado, che di norma svolge l’orario intero su 5 giorni (con un giorno “libero” settimanale), la riduzione di orario deve essere calcolata senza considerare il giorno libero (quindi su 5 e non 6 gg. nella settimana): per 18 ore di lezione a settimana la riduzione sarà quindi di 5 ore (e non 6). Lo stesso discorso vale per qualsiasi docente (di qualunque ordine di scuola) che svolge l’orario settimanale su 5 giorni, nel caso in cui, per esempio, la scuola adotti la c.d. settimana corta.

Il permesso è dunque subordinato esclusivamente all’orario di lavoro giornaliero contrattualmente stabilito e non settimanale e le ore di riposo devono essere così ripartite:

  • Se la giornata di lavoro è pari o superiore a 6 ore il riposo sarà di 2 ore (anche cumulabili);
  • Se la giornata di lavoro è inferiore a 6 ore il riposo è di 1 ora.

Nel caso in cui il docente, pur prestando in media servizio per meno di 6 ore al giorno, di fatto in alcuni giorni presti servizio per 6 ore o più (es. consigli di classe, collegio docenti o altra attività inerente le attività funzionali all’insegnamento che si “cumula” all’orario di lavoro per quella determinata giornata), per tale giorno avrà diritto a 2 ore di riposo.

Pertanto, nel tuo caso la riduzione non sarà di 6 ore ma di 5, quindi svolgerai un orario di insegnamento di 13 ore.

I periodi di riposo giornaliero  sono considerati ore di lavoro ordinario. Non  incidono in alcun modo sulla retribuzione e sul rapporto di lavoro. Sono computati ai fini dell’anzianità di servizio a tutti gli effetti.

Ai sensi della circolare della Funzione Pubblica n. 14/2000 i permessi sono computati ai fini dell’anzianità di servizio e non riducono le ferie.

Ciò vuol dire che se per esempio una docente della scuola secondaria ha un contratto di 18 ore ma a causa della riduzione d’orario settimanale (un’ora al giorno considerando il giorno libero) ne svolge di fatto 13, la retribuzione sarà sempre su 18 ore settimanali. E Tale riduzione oraria non avrà un effetto di riduzione delle ferie perché di fatto non c’è una riduzione della retribuzione.

Questo perché le ore di riposo sono considerate ore “lavorative” agli effetti della durata  e delle retribuzione del lavoro e vi è una perfetta identità di trattamento giuridico tra i periodi di riposo e permessi retribuiti.

Non sono consentiti trattamenti economici sostitutivi della fruizione del diritto.

Ai sensi dell’art. 80/5 del Contratto Scuola I ratei della tredicesima non spettano per i periodi trascorsi in aspettativa per motivi personali o di famiglia o in altra condizione che comporti la sospensione o la privazione del trattamento economico e non sono dovuti al personale cessato dal servizio per motivi disciplinari”.

Pertanto, i periodi di riposo sono utili alla tredicesima mensilità in quanto interamente retribuiti (vale quanto detto per le ferie).

In questa guida abbiamo affrontato tutta la maternità in tutti i suoi aspetti.

Posted on by nella categoria Maternità e Paternità, Anno di prova neo immessi in ruolo
Versione stampabile
ads ads