Legge 104/92: il diritto ai 3 gg. al mese per l’assistenza al cognato

Assistente Amministrativa  – Sono un’assistente amministrativa e vorrei chiederle un chiarimento  per la mia situazione. da un anno in famiglia abbiamo mio cognato a cui e’ stata riconosciuta la  disabilità permanente grave e quindi le agevolazioni l. 104. ora, chiedevo: mio cognato non ha nessuno all’infuori del fratello (mio  marito) che ha 63 anni e si e’ licenziato dal lavoro per seguire il fratello.;  la mia domanda e’: posso io chiedere i permessi ed anche eventualmente il congedo visto che mio marito non e’ lavoratore? le sarei molto grata se potessi  avere una risposta anche perché ero prossima alla pensione ma sono stata  “buggerata” dalla riforma fornero. buon lavoro.

Paolo Pizzo – Gentilissima Assistente,

Il diritto ai 3 giorni al mese è stabilito dalla Legge 183/2010 (Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi) che all’art. 24 (Modifiche  alla disciplina in materia di permessi per l’assistenza  portatori di handicap in situazione di gravità) afferma:

“All’articolo  33  della  legge  5  febbraio  1992,  n.  104,  e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 3 è sostituito dal seguente:
“3. A condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo  pieno,  il  lavoratore  dipendente,  pubblico  o  privato, che assiste  persona  con  handicap  in  situazione di gravità, coniuge, parente  o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora  i  genitori  o  il  coniuge  della  persona  con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure  siano  anche  essi  affetti  da patologie invalidanti o siano deceduti  o  mancanti,  ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile  retribuito  coperto  da  contribuzione  figurativa, anche in maniera   continuativa”.

Pertanto, i permessi in parola possono essere riconosciuti al dipendente che assiste il coniuge, ma anche il parente  o l’affine entro il secondo grado (fratello, sorella, suocero, nonna ecc.) e anche entro il terzo grado (es. zio).

Il cognato è affine di secondo grado. Puoi quindi richiedere la fruizione ai permessi.

L’art. 4 del d.lgs. n. 119 del 2011 ha modificato la disciplina del congedo straordinario contenuta nell’art. 42, comma 5, del d.lgs. n. 151 del 2001. L’attuale disciplina del congedo è pertanto contenuta nei commi da 5 a 5 quinquies del menzionato art. 42.

Il comma 5 stabilisce che:

“Il coniuge convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ha diritto a fruire del congedo di cui al comma 2 dell’articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, entro sessanta giorni dalla richiesta. In caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente, ha diritto a fruire del congedo il padre o la madre anche adottivi; in caso di decesso, mancanza o in presenza di patologie invalidanti del padre e della madre, anche adottivi, ha diritto a fruire del congedo uno dei figli conviventi; in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti dei figli conviventi, ha diritto a fruire del congedo uno dei fratelli o sorelle conviventi.”

La Circolare della Funzione Pubblica n. 1/2012 al punto “I soggetti legittimati alla fruizione del congedo” ha chiarito che:

“Come noto, dopo l’entrata in vigore della l. n. 388 del 2000, con la quale è stato introdotto il congedo per l’assistenza alle persone in situazione di handicap grave, la Corte costituzionale in più occasioni ha avuto modo di pronunciarsi sulla disposizione in esame, da ultimo estendendo, con la sentenza n. 19 del 2009, la possibilità di fruire del congedo anche in favore dei figli conviventi di persone con handicap grave in caso di mancanza di altri soggetti idonei. Con il recente intervento normativo è stato individuato un elenco di persone legittimate alla fruizione del congedo, stabilendo un ordine di priorità e prevedendo in particolare che esso spetta ai seguenti soggetti:

1) coniuge convivente della persona in situazione di handicap grave;
2) padre o madre, anche adottivi o affidatari, della persona in situazione di handicap grave, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente;
3) uno dei figli conviventi della persona in situazione di handicap grave, nel caso in cui il coniuge convivente ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti. Si segnala che la possibilità di concedere il beneficio ai figli conviventi si verifica nel caso in cui tutti i soggetti menzionati (coniuge convivente ed entrambi i genitori) si trovino in una delle descritte situazioni (mancanza, decesso, patologie invalidanti);
4) uno dei fratelli o sorelle conviventi nel caso in cui il coniuge convivente, entrambi i genitori ed i figli conviventi della persona in situazione di handicap grave siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti. Anche in tale ipotesi, la possibilità di concedere il beneficio ai fratelli conviventi si verifica solo nel caso in cui tutti i soggetti menzionati (coniuge convivente, entrambi i genitori e tutti i figli conviventi) si trovino in una delle descritte situazioni (mancanza, decesso, patologie invalidanti).

Segnaliamo che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 203/2013 del 18 luglio 2013, ha dichiarato illegittimo un articolo del Testo unico in materia di sostegno della paternità e della maternità e, ha stabilito che: “Anche parenti o affini entro il terzo grado conviventi di persone con grave disabilità possono godere di un congedo straordinario, “in caso di mancanza, decesso, o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti individuati” dalla legge, per prendersi cura del disabile”.

“La limitazione della sfera soggettiva vigente”, osserva la Consulta, ricordando che la legge finora non includeva parenti o affini entro il terzo grado tra i soggetti che potevano accedere al congedo straordinario, “può pregiudicare l’assistenza del disabile grave in ambito familiare, allorché nessuno di tali soggetti sia disponibile o in condizione di prendersi cura dello stesso”.

La dichiarazione di illegittimità costituzionale “è volta precisamente a consentire che, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti menzionati nella disposizione censurata, e rispettando il rigoroso ordine di priorità da essa prestabilito, un parente o affine entro il terzo grado, convivente con il disabile, possa sopperire alle esigenze di cura dell’assistito, sospendendo l’attività lavorativa per un tempo determinato, beneficiando di un’adeguata tranquillità sul piano economico”.

Per queste ragioni la Consulta ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale dell’art. 42, comma 5, del D.lgs 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità, a norma dell’art. 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), nella parte in cui non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo ivi previsto, e alle condizioni ivi stabilite, il parente o l’affine entro il terzo grado convivente, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti individuati dalla disposizione impugnata, idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave”.

In questo caso non hai diritto al congedo perché esiste il fratello di tuo cognato (cioè tuo marito) e dal quesito non si evince che sia affetto da patologie invalidanti.

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