Maternità: non esistono permessi retribuiti per la fecondazione assistita

Marilena – ho appena visto sul vostro sito che c’è un rinnovamento OS guide di Paolo Pizzo riguardante assenze per malattie e maternità e penso mi potreste aiutare vista la mia situazione…. la prima settimana di Settembre devo iniziare un programma terapeutico per la fecondazione assistita di circa 20 giorni che mi vedrà obbligata a restare a Roma per poter andare in una clinica privata a giorni alterni e solo gli ultimi 5 gg avrò un ricovero ospedaliero. io sono inserita nelle graduatorie permanenti di Cb; per il giorno delle nomine del Provveditorato me la caverò con una delega, ma quando inizia la scuola, come posso essere coperta in questi giorni che sarò a Roma? essendo a inizio anno non posso chiedere già le ferie, essendo fuori  casa non potrò mandare certificati medici… la scuola di oggi come consente a donne un pò sfortunate di provare a diventare mamme senza avere troppe difficoltà sul lavoro? per favore ditemi come devo fare… grazie.

Paolo Pizzo – Gentilissima Marilena,

la  fecondazione  medicalmente assistita non rientra nelle ipotesi che  la legge accorda all’applicazione dell’aspettativa retribuita dal lavoro.

Il personale non può quindi fruire della normativa prevista dall’art. 14 del   T.U. 151/2001 (permessi retribuiti per controlli prenatali).

Questo il Messaggio INPS del 03.03.2005:

“Alla  luce  della  normativa  vigente  e,  salvo  futuri  interventi  legislativi,  la  fecondazione medicalmente  assistita  non  rientra  nelle  ipotesi  che  la  legge  accorda  all’applicazione dell’aspettativa retribuita dal lavoro. Si potrà invece far luogo alla richiesta di astensione dal lavoro motivata da fecondazione assistita come cura della sterilità.

Difatti, pur non potendosi considerare malattia in senso classico, può essere ad essa assimilata, in  quanto  alterazione dello stato di salute che comporti un’incapacità al lavoro. Infatti, il periodo di  riposo di solito prescritto è finalizzato ad un adeguato impianto dell’embrione in utero.

Le  giornate  di  ricovero  e  quelle  successive  alla  dimissione,  prescritte  dallo  specialista  e necessarie per un sicuro impianto dell’embrione, mediamente, sono considerate congrue due settimane dopo il trasferimento dell’embrione nell’utero.

Per quello che riguarda i controlli ecografici ed ematici quotidiani, si dovrà fare ricorso ad altri  istituti contrattuali (permessi orari), ad eccezione di fattispecie particolari che possano integrare la necessità medico legale di un riposo anche antecedente la fecondazione assistita, valutabile nel caso concreto e, approssimativamente, in una settimana.

Ove  vengano  effettuate  tecniche  di  procreazione  assistita  che  richiedono  il  prelievo  degli spermatozoi dall’epididimo o dal testicolo, è riconoscibile anche al lavoratore (dipendente) un congruo periodo di malattia, valutabile nell’ordine dei dieci giorni”.

Non sono a conoscenza di altre disposizioni specifiche. Pertanto, potrai utilizzare gli istituti della malattia o dei permessi enunciati dall’INPS. Ti consiglio di parlare con lo specialista della clinica e con la scuola.

Ti ricordo che per quanto riguarda eventuali permessi per motivi personali  hai 6 gg. non retribuiti.

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