Permesso per matrimonio: i 15 giorni non possono essere frazionati

Concetta – sono una docente con contratto a tempo indeterminato presso la scuola primaria, il 09.09.2013 mi sposerò pertanto ho richiesto, presso la mia segreteria, il congedo matrimoniale. Ho un dubbio che spero voi possiate risolvere, la direttiva ministeriale di riferimento (art. 19, c. 9 e 12)recita: 15gg. consecutivi, con decorrenza… Devo quindi conteggiare anche i giorni festivi? o no? In attesa di una vostra Cordialmente.

Paolo Pizzo – Gentilissima Concetta,

l’art. 15 comma 3 del CCNL/2007 prevede che il personale docente, educativo ed ATA a tempo indeterminato ha diritto ad un permesso retribuito di quindici giorni consecutivi in occasione del matrimonio, con decorrenza indicata dal dipendente medesimo ma comunque fruibili da una settimana prima a due mesi successivi al matrimonio stesso.

L’art. 15/3 del CCNL/2003 recitava:

“Il dipendente [a tempo indeterminato] ha, altresì, diritto ad un permesso retribuito di quindici giorni consecutivi in occasione del matrimonio.”

La norma non indicava un arco di tempo secondo cui poter fruire del permesso, e questo ha creato non poche interpretazioni su cosa si dovesse intendere con “in occasione del matrimonio”.

L’attuale art. 15/3, invece, indica uno spazio temporale ben preciso: da una settimana prima e due mesi successivi al matrimonio.

I 15 giorni non possono essere frazionati ma devono essere fruiti in maniera consecutiva, comprendo necessariamente i sabati, le domeniche e/o eventuali feste infrasettimanali.

Es. Se si richiede il congedo per matrimonio a ridosso delle vacanze di Natale o Pasqua, per esempio con decorrenza 7 giorni prima della sospensione delle lezioni, i giorni di congedo proseguono (e si esauriranno) anche durante le vacanze, dovendo essere fruiti consecutivamente.

Stessa cosa se i 15 giorni richiesti comprendono dei giorni festivi (es. 25 aprile o 1° maggio).

Già il Ministero del Tesoro – Ragioneria dello Stato – IGOP, con nota prot. 126690 del 12/05/1998 affermava che “il sabato e la domenica debbono essere computati nel caso di permesso retribuito per matrimonio”.

La parola “consecutivi” contenuta nell’art. 15/3 non lascia comunque spazio a fraintendimenti o interpretazioni.

 

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