Congedo parentale: il limite massimo consentito tra madre e padre

Angelina – Sono un’insegnante di scuola primaria a tempo determinato, madre di una bambina di due anni, che ha usufruito dei 6 mesi di congedo parentale. Mio marito, dipendente pubblico, ha diritto di usufruire di un analogo periodo di congedo parentale? Se la risposta fosse affermativa, vorrei avere chiarimenti sulle modalità di richiesta di tale congedo.

Paolo Pizzo – Gentilissima Angelina,

Ciascun genitore ha diritto al congedo parentale per ogni bambino, nei suoi primi otto anni di vita.

Il periodo complessivo di astensione tra i genitori non può eccedere i 10 mesi.

Se il padre si è astenuto per un periodo non inferiore a 3 mesi, anche frazionati, e intenda fruire di ulteriori periodi, fino a 7 mesi, i mesi complessivi tra i genitori possono arrivare a 11.

I periodi possono essere ripartiti tra madre e padre secondo le proprie necessità fermo restando:

a)      la madre non può comunque superare i 6 mesi di astensione;

b)      l’elevazione a 7 mesi del padre è possibile solo se la madre non supera i 4 mesi.

Dal momento che tu hai già fruito dei 6 mesi a disposizione tuo marito potrà fruire al massimo di 5 mesi (tot. 11).

Infatti in questo caso il congedo per il padre è pari a 4 mesi elevabile a 5 mesi se il congedo è fruito in modo continuativo o frazionato pari o superiore a tre mesi.

Il congedo potrà essere retribuito al 30% solo se il reddito di tuo marito (non familiare) non superi i 16.101,47, (circolare INPS 47/2013). Altrimenti non è retribuito.

La domanda la dovrà presentare al suo datore di lavoro pubblico.

In generale è richiesto:

  • certificato di nascita da cui risulti la paternità e la maternità o certificazione da cui risultino gli stessi elementi ovvero dichiarazione sostitutiva, sempre che la documentazione non sia già stata presentata;
  • dichiarazione non autenticata di responsabilità della madre relativa agli eventuali periodi di congedo parentale dalla stessa fruiti per il figlio di cui trattasi, con indicazione del datore di lavoro se lavoratrice dipendente ovvero dichiarazione relativa alla sua qualità di non avente al diritto congedo parentale (libera professionista, lavoratrice a domicilio o addetta ai servizi domestici, ecc.);
  • analoga dichiarazione del padre dei periodi di congedo parentale dallo stesso eventualmente già fruiti;
  • impegno di entrambi i genitori a comunicare eventuali variazioni successive.
  • dichiarazione nella quale si attesti, sotto la propria responsabilità, che il reddito imponibile percepito nell’anno di riferimento non superi il predetto limite.
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