Maternità: visite prenatali per la docente assunta a tempo determinato

Daniela – lunedì 23 settembre ci saranno le convocazioni per la mia materia e quest’anno finalmente dovrei riuscire  a prendere l’incarico annuale. Dato che sono in attesa, il lunedì successivo 30 settembre, devo fare un esame di diagnosi prenatale (la villocentesi) che non può essere assolutamente rimandato perché va eseguito secondo una ben determinata tempistica e che infatti ho prenotato già da un mese.

La dott.ssa mi ha detto che nei 2 gg successivi devo stare a riposo assoluto ed evitare la macchina, per cui non potrei presentarmi a lavoro. Siccome per me è la prima maternità e non ne so assolutamente niente di quello che mi spetta e che non mi spetta per eventuali permessi e o assenze per esami, volevo che qualcuno mi indirizzasse sulla normativa che riguarda questo caso di modo da capire che tipo di richiesta fare alla scuola per poter essere assente nei 2 gg successivi all’esame, se basta una semplice comunicazione dello specialista o se la faccenda è più complicata. Essendoci poco tempo tra il 23 giorno in cui dovrei prendere servizio e il 30 voglio arrivare “preparata” dalla segretaria, nel caso in cui non sapesse neanche lei che pesci pigliare. Grazie  mille  a chi vorrà aiutarmi… sono un po’ preoccupata spero che la scuola mi possa accordare il permesso perché è una cosa troppo importante e non saprei proprio come fare.

Paolo Pizzo – Gentilissima Daniela,

i permessi per controlli prenatali sono disciplinati dall’art. 7, del D. Lgs. n. 645/1996; art. 15, legge n. 53/2000; INPDAP, circolare n. 24/2000; art. 14, D. Lgs. n. 151/2001; INPS, circolare n. 139/2002.

In particolare, l’art. 14 del T.U. 151/01 prevede il diritto delle lavoratrici gestanti a permessi retribuiti, non soggetti a recupero, per l’effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici e visite mediche specialistiche, nel caso in cui debbano essere svolti necessariamente durante l’orario di lavoro.

I permessi in questione si aggiungono a quelli previsti dalle vigenti norme legislative e contrattuali.

Pertanto, le lavoratrici gestanti hanno diritto a permessi retribuiti per l’effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici ovvero visite mediche specialistiche che debbano essere eseguiti durante l’orario di lavoro:

  • I permessi sono retribuiti, pertanto hanno valore a tutti gli effetti, sia economici che giuridici;
  • I permessi non sono soggetti a recupero e non configurano assenza  per  malattia, né sono riconducibili alla normativa in materia di permessi per visite specialistiche

Giova ricordare che il Contratto Scuola al comma 14 dell’art. 19 dispone l’equiparazione delle categorie di personale dipendente a tempo determinato e indeterminato rispetto alla fruizione dei benefici disposti dal D.Lgs. 151/2001.

I permessi per controlli prenatali spettano quindi a tutto il personale della scuola:

docenti, educatori ed ATA di ogni ordine e grado assunti a tempo indeterminato e determinato (anche se per “supplenza breve” o “fino avente titolo”) compreso il personale in regime di part time.

Inoltre, come affermato dall’ARAN, “non vi è alcun dubbio sul diritto della lavoratrice ai permessi retribuiti previsti dall’art. 14 del D. Lgs. 151/2001; come pure è evidente che le relative ore di assenza dal lavoro non devono essere recuperate.

Quanto al fatto che tali permessi non troverebbero riscontro nei vigenti CCNL, premesso che trattandosi di disciplina applicabile a tutti i lavoratori, pubblici e privati, non v’è alcun bisogno di una specifica clausola contrattuale, essendo sufficiente la generale previsione dell’art. 2, comma 2, del D. Lgs. n.165/2001.”

Fin qui è chiaro che il permesso è retribuito (senza alcuna decurtazione) e può essere fruito anche dalla docente assunta a tempo determinato. Il giorno di visita, quindi, non può in nessun modo essere equiparato alla “malattia”.

Per ciò che riguarda la richiesta e la documentazione del permesso è utile saper quanto segue:

per la fruizione dei permessi prenatali la lavoratrice deve comunicare preventivamente l’assenza al Dirigente e, al rientro in servizio, trasmettere all’ufficio del personale apposita domanda unitamente alla relativa documentazione medica attestante la data e l’orario di effettuazione degli esami o della visita specialistica e la causale relativa all’effettuazione di esami o visite prenatali.

Il permesso può essere fruito solo se tali controlli non possano essere effettuati al di fuori dell’orario di lavoro (tale dichiarazione dovrà essere prodotta dalla lavoratrice) e, a seconda le necessità, per l’intera giornata o in forma frazionata oraria.

La visita può essere effettuata sia in una struttura pubblica che privata.

Detto questo, e assodato che potrai richiedere il permesso per il 30 settembre secondo le modalità e i criteri sopra riportati, dal momento che la Legge dispone la tutela della lavoratrice in stato di gravidanza solo per le “visite prenatali” e non anche per le eventuali conseguenze delle stesse, nel caso il medico ti dovesse disporre dei periodi di riposo (nel caso specifico 1 e 2 ottobre) questi saranno equiparati alla malattia (dietro presentazione di certificato medico) non trattandosi infatti di “malattia per gravidanza” (che presuppone che il certifcato medico contenga esplicito riferimento alla patologia conseguente allo stato di gravidanza) o di interdizione per gravi complicanze della gestazione.

I giorni 1 e 2 ottobre (“riposo”) ti saranno quindi computati come malattia a tutti gli effetti.

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