Maternità: interdizione per lavoro a rischio

Anna – sono un’insegnante precaria di scuola dell’infanzia alla 5 settimana di  gestazione. Lavoro su supplenze brevi conferitemi dai dirigenti scolastici. Esiste una procedura per richiedere l’astensione anticipata per lavoro a  rischio? E’ piuttosto faticoso fisicamente ed emotivamente gestire sezioni  numerosissime di bambini piccoli (anche di 2 anni e mezzo), spesso iperattivi e  aggressivi.  Sono praticamente sempre in piedi, costretta a prendere in braccio  i bambini che piangono. Nella maggior parte delle scuole  li porto io in  bagno,  visto che i collaboratori scarseggiano, esponendomi così a rischi  infettivi. Senza parlare poi del rischio di contagio da malattie varie, dal  momento che molti bambini frequentano anche quando non stanno bene.  Quotidianamente ho forti mal di testa causati evidentemente dal forte rumore al  quale sono esposta.

Paolo Pizzo – Gentilissima Anna,

ai  sensi  degli  artt.  7  e  17  del  D.Lgs  n.  151/2001 la  lavoratrice  può  essere  collocata  in interdizione per attività lavorativa pericolosa, faticosa, insalubre prima del parto e fino a 7 mesi dopo.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in una nota del 14 novembre 2005 (prot. n. 15) ha affermato:

“In relazione alla richiesta […] di concedere l’astensione del lavoro fino a sette mesi dopo il parto alle educatrici professionali nelle comunità alloggio per minori ed alle insegnanti di sostegno  nella  scuola  materna  ed  elementare,  si  condivide  l’indirizzo  fornito  da  codesta Direzione Regionale alla Dpl di Brescia, ovvero di autorizzare l’astensione post-partum fino a sette mesi valutando, di volta in volta, ogni singolo caso. Si sottolinea, comunque, che tali astensioni   possono   essere   concesse   solo   dopo   valutazioni   molto   rigorose   dei   rischi effettivamente  presenti nelle varie situazioni lavorative, atteso che le lavoratrici operano in strutture che non sono  genericamente assimilabili a centri di igiene mentale o a reparti di malattie infettive. A tal proposito,  si evidenzia come, in sede di sopralluogo ispettivo, debba essere posta particolare attenzione al  documento di valutazione dei rischi, che il datore di lavoro è tenuto ad istituire ai   sensi dell’art. 11   Dlgs n. 626/1995 ed ad integrare ai sensi dell’art. 11 Dlgs n. 151/2001. Infatti, la corretta e puntuale valutazione dei rischi, unitamente al coordinamento ed alla supervisione a cui sono soggette le attività lavorative in questione, possono condurre ad un abbattimento del numero dei provvedimenti di astensione fino a sette mesi dopo il parto”.

Il Dirigente scolastico, venuto a conoscenza dello stato di gravidanza, è tenuto ad allontanare immediatamente la dipendente da una eventuale situazione di rischio, esonerandola da lavori a rischio, modificando l’organizzazione del lavoro, ovvero provvedendo ad assegnarla ad altra mansione compatibile.

Qualora le modifiche delle condizioni di lavoro non fossero possibili per motivi organizzativi o altro, informa per iscritto il Servizio Ispezione della Direzione Provinciale del Lavoro per i provvedimenti di competenza (astensione per il periodo della gravidanza che può estendersi fino a sette mesi dopo il parto).

Tale procedura può essere effettuata dalla stessa lavoratrice che, munita di un certificato redatto da un medico convenzionato ASL che attesti lo stato di gravidanza e le condizioni di rischio, può recarsi direttamente alla Direzione Provinciale del Lavoro territorialmente competente, che procede all’istruttoria, ed all’autorizzazione all’astensione anticipata nel caso in cui il Dirigente scolastico dichiari l’impossibilità allo spostamento di altra mansione.

La lavoratrice con contratto presso più datori di lavoro (part-time, oppure, nel caso appunto del personale della scuola, docenti o ATA che prestino servizio in più scuole), è possibile da  parte della DPL, dopo gli opportuni accertamenti, disporre esiti diversi e cioè l’adozione  del  provvedimento  di  interdizione  solo  con  riferimento  ad  uno  soltanto  di  tali rapporti.

La lavoratrice non dovrà comunicare nulla all’INPS/INPDAP.

Nel tuo caso potrebbe essere difficile ottenerla se dovessi ogni volta avere delle supplenze brevi, visti comunque i tempi e le procedure da attuare (anche se rimane sempre un diritto), pertanto dovresti parlare col tuo ginecologo per vedere se ci sono i presupposti per una interdizione per gravi complicanze.

La procedura.

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