Incompatibilità: Aspettativa legge “Signorello” e altro lavoro

Antonella – Sono un insegnante di ruolo nella scuola dell’infanzia e ho l’abilitazione all’insegnamento nella scuola elementare. Da 3 anni usufruisco dell’aspettativa detta “Signorello”, mio marito lavora nel privato, più precisamente per un agenzia dell’ Unione Europea con sede in Spagna. Sicuramente ci troveremo in questa situazione per i prossimi 5 anni. Prima di arrivare ad una decisione drastica come quella del licenziarmi, vorrei sapere in concreto e non solo attraverso i riferimenti normativi, qual è il mio reale spazio di movimento, cioè se posso svolgere qualche tipo di attività lavorativa. Le chiedo  “in concreto”, perché la settimana  scorsa ho avuto la possibilità di iniziare a lavorare in un progetto di due mesi (almeno per la prima fase), in una scuola italiana in Spagna, e poi è saltato tutto, apparentemente a causa della mia particolare situazione.

Avevo dato un preavviso al mio Dirigente, che si era mostrato aperto e chiesto consiglio ad un altro Dirigente in Italia e trattandosi di un progetto a termine non vedeva problemi. Per completare un po’ il quadro, sono laureata in Scienze dell’Educazione, con indirizzo Esperto nei Processi Formativi, ho conseguito un Master in Pedagogia Clinica. Devo rinunciare ad avere una vita professionale o ci possono essere altre strade da seguire? Forse la mia email è un po’ inquieta come il mio attuale stato d’animo, ma spero si riesca a cogliere il nocciolo della questione.

Paolo Pizzo – Gentilissima Antonella,

capisco lo stato d’animo. Quello che posso fare è dirti cosa prevede la normativa nella speranza di esserti utile.

Ai sensi  della legge n. 26/1980 e della n. 333/1985 sei attualmente collocata in aspettativa senza assegni per la durata corrispondente al periodo di tempo in cui permane la situazione che l’ha originata ovvero fin quando tuo marito presterà servizio all’estero.

L’aspettativa in questione può essere revocata in qualunque momento per ragioni di servizio, o in difetto di effettiva permanenza all’estero del dipendente in aspettativa; non è computabile ai fini della progressione di carriera, né dell’attribuzione degli aumenti biennali di stipendio, né del trattamento di quiescenza e di previdenza (il dipendente può riscattare il periodo di aspettativa, se successivo al 12.7.1997 ai soli fini pensionistici (non TFR, TFS) tramite riscatto oneroso).

L’ARAN ad un quesito per il Comparto Enti Locali inerente l’aspettativa per motivi personali o familiari ovvero se il dipendente può svolgere attività lavorativa di natura occasionale durante un periodo di aspettativa risponde:

“Nessuna norma contrattuale consente, (o potrebbe consentire) al dipendente di poter instaurare un secondo rapporto di lavoro o lo svolgimento comunque, di altra attività di lavoro autonomo, anche di natura libero professionale, durante la fruizione di periodi di aspettativa senza diritto alla retribuzione previsti dall’art. 11 del CCNL del 14.9.2000.

Il primo rapporto, infatti, con tutte le situazioni soggettive che vi sono connesse (ivi comprese le incompatibilità) sussiste ancora anche se in una fase di sospensione delle reciproche obbligazioni.

Per quanto attiene alla possibilità ed alla legittimità dello svolgimento da parte del dipendente in aspettativa per motivi personali di attività lavorativa di natura occasionale (per la quale si ritiene sia comunque necessaria l’autorizzazione preventiva dell’ente datore di lavoro, secondo la vigente normativa), trattandosi di una problematica attinente in via prioritaria la definizione della esatta portata applicativa delle vigenti disposizioni in materia di incompatibilità dei pubblici dipendenti, contenute nell’art.53 del D.Lgs.n.165/2001, indicazioni potranno essere fornite solo dal Dipartimento della Funzione Pubblica, istituzionalmente competente in materia di interpretazione delle disposizioni di legge concernenti il rapporto di lavoro pubblico.”

A mio avviso, quindi, nel tuo caso, una volta richiesta l’autorizzazione al Dirigente della tua scuola e stabilito che non esiste regime di incompatibilità potrai svolgere un “altro lavoro” durante il periodo di aspettativa non retribuita.

In poche parole sei soggetta al regime delle incompatibilità che vincolano tutti i pubblici dipendenti stabilite dall’art. 60 del T.U. n. 3/1957, dall’art. 53 del D.Lgs. n. 165/2001 e, nel caso specifico,  dall’art. 508 del D.Lgs. 297/1994.

Per esempio, l’art. 508 citato prevede che il docente non può esercitare attività commerciale, industriale e professionale, né può assumere o mantenere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro, tranne che si tratti di cariche in società od enti per i quali la nomina è riservata allo Stato e sia intervenuta l’autorizzazione del Ministero della pubblica istruzione. Oppure può essere autorizzato all’esercizio di libere professioni che non siano di pregiudizio all’assolvimento di tutte le attività inerenti alla funzione docente e siano compatibili con l’orario di insegnamento e di servizio.

Più in generale la norma prevede che possono essere autorizzati altri incarichi di lavoro che rispondano a tali condizioni:

  • la temporaneità e l’occasionalità dell’incarico. Sono, quindi, autorizzabili le attività non di lavoro subordinato esercitate sporadicamente ed occasionalmente, anche se eseguite periodicamente e retribuite, qualora per l’aspetto quantitativo e per la mancanza di abitualità, non diano luogo ad interferenze con l’impiego;
  • il non conflitto con gli interessi dell’amministrazione e con il principio del buon andamento della pubblica amministrazione;
  • la compatibilità dell’impegno lavorativo derivante dall’incarico con l’attività lavorativa di servizio cui il dipendente è addetto tale da non pregiudicarne il regolare svolgimento.

In conclusione, se ti muoverai in questo quadro normativo potrai svolgere un altro lavoro.

 

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