Obiettivi minimi per allievo disabile: è possibile attribuire anche voti più alti del sei

Roberta – Gent.mi, nella scuola secondaria, di primo e secondo grado, sento parlare spesso di obiettivi minimi per gli allievi disabili che non avendo una programmazione differenziata e seguono il programma ministeriale previsto per la classe. Credo che questa facile approssimazione di far coincidere degli obiettivi individualizzati con gli obiettivi minimi previsti per la classe sia molto fuorviante oltre che penalizzante per gli stessi alunni certificati.

Gli obiettivi minimi corrispondono alla sufficienza in sede di valutazione e, quindi, è come se gli allievi disabili non potessero ambire a voti più alti del sei. Stranamente è come se per loro la scala di valutazione andasse da zero a sei.

Gli stessi docenti curricolari sono molto restii ad attribuire voti alti a tali allievi nel timore di operare una ingiustizia nei confronti del resto della classe, non considerando la fatica e l’impegno che costa il raggiungimento di quegli obiettivi che per gli studenti normodotati rappresentano una soglia minima.

Mi sembra che la legge quadro sull’integrazione 104 non parli di obiettivi minimi.

Quale è, se c’è, il riferimento normativo che attribuirebbe agli alunni disabili gli obiettivi previsti come minimi per il resto della classe?

Quali argomentazioni, suffragate da riferimenti normativi (basterebbe intelligenza e buon senso), potrei addure per convincere i colleghi a non parlare più di obiettivi minimi in questi casi e a riconosce anche voti superiori alla sufficienza? Grazie anticipatamente per la vostra risposta.

Maria Vitale Merlo (sindacato SFIDA) – Nella la scuola superiore, per gli alunni con disabilità sono possibili due modalità di valutazione:

1) uguale a quella di tutti gli alunni se lo studente con disabilità segue la programmazione della classe, anche se ottenuta con la riduzione parziale dei contenuti programmatici di talune discipline o la loro sostituzione con altri ("obiettivi minimi");

2) differenziata se lo studente con disabilità segue una programmazione non riconducibile agli obiettivi ministeriali. Con la programmazione differenziata si valuta in base agli obiettivi stabiliti dal PEI. Nella programmazione semplificata gli alunni con disabilità hanno la stessa valutazione dei compagni.

Se però è vero che il conseguimento dell’ "obiettivo minimo" da raggiungere in tutte le discipline equivale alle conoscenze che vengono prefissate e valutate dai docenti delle rispettive discipline come sufficienti (corrispondenti ad un voto pari al 6), è altrettanto vero che, se l’alunno dimostra di avere "superato" gli obiettivi minimi per lui previsti, nessun docente può pregiudicare loro la possibilità di raggiungere risultati superiori.

Se il punto di partenza è quello che l’alunno deve raggiungere gli obiettivi minimi, niente vieta che li possa anche superare. Non ritengo che i colleghi curriculari vadano "convinti" in un senso o nell’altro, considerato che sia la programmazione sia la valutazione che ne consegue è frutto di un lavoro condiviso e di una scelta adeguata alle reali esigenze dell’alunno con disabilità e ciò comporta senso di responsabilità, condivisione, lavoro equilibrato e quindi un giudizio realmente calibrato frutto di
una valutazione ponderata e condivisa.

Riferimenti normativi:
art. 16 L.104/92
art. 15 O.M. 90 del 200;
art. 9 DPR 122 del 2009.

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