Dottorato/assegno di ricerca: le norme di legge e le circolari ministeriali non chiariscono tutti i punti

Giuliano – visto che Dirigenti, segretarie e sindacalisti La citano come fonte  autorevole (e pure i dirigenti del Centro Scolastico Provinciale, a  quanto mi dicono), mi sono deciso a sottoporLe due quesiti, tenuto conto  che io sono insegnante di ruolo nella scuola pubblica dal 2012 dopo che  nel 2008 ho terminato un triennio di Dottorato con borsa (quindi senza  congedo straordinario dalla scuola, dove allora ero precario part-time): 1 – ora ho la possibilità di concorrere per un assegno di ricerca (4 anni), ma il mio Dirigente ha appurato che la Ragioneria competente non intende mantenermi in carico per la parte contributiva e che, quindi, non mi varrà il servizio nè per progressione di carriera, anzianità ecc. E’ giusto che sia così? 2 – ho il diritto di accedere ad un secondo dottorato senza borsa (quindi rimanendo in carico alla scuola), se l’art.19 della riforma Gelmini (L 240/2010) che ha riformulato la parte conclusiva dell’art.2 della legge 476 del 1984 dice:

“Non hanno diritto al congedo straordinario, con o senza assegni, i pubblici dipendenti che abbiano gia’ conseguito il titolo di dottore di ricerca, ne’ i pubblici dipendenti che siano stati iscritti a corsi di dottorato per almeno un anno accademico, beneficiando di detto congedo” (La virgola davanti a ‘beneficiando’ faceva intendere che erano esclusi solo coloro che, in quanto già dipendenti pubblici, avessero già usufruito del congedo per il primo dottorato) e se il recente DM 8 febbraio 2013, n. 45 all’art.12 comma 4 recita invece:”I dipendenti pubblici ammessi ai corsi di dottorato godono per il periodo di durata normale del corso dell’aspettativa prevista dalla contrattazione collettiva o, per i dipendenti in regime di diritto pubblico, di congedo straordinario per motivi di studio, compatibilmente con le esigenze dell’amministrazione, ai sensi dell’articolo 2 della legge 13 agosto 1984, n. 476, e successive modificazioni, con o senza assegni e salvo esplicito atto di rinuncia, solo qualora risultino iscritti per la prima volta a un corso di dottorato, a prescindere dall’ambito disciplinare.”?L’espressione “Qualora risultino iscritti per la prima volta” è da intendersi in assoluto oppure nel senso di iscritti per la prima volta da quando sono dipendenti pubblici? Perché in quel caso sarei evidentemente escluso.

Paolo Pizzo – Gentilissimo Giuliano,

bisogna premettere che nonostante la materia di cui all’oggetto negli ultimi anni sia stata novellata dalle leggi citate nel quesito mantiene ancora dei lati “oscuri”, interpretabili e non definitivamente chiariti dal Ministero (le ultime circolare non chiariscono comunque tutti gli aspetti).

Cerco di dare la mia interpretazione sui punti richiesti.

1

Il personale in  servizio presso amministrazioni pubbliche (scuola compresa) destinatario di assegno di ricerca è collocato in aspettativa non retribuita.

L’art. 22 Legge 240/2010 prevede che:

“Le universita’, le istituzioni e gli enti pubblici di ricerca e  sperimentazione, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie,  l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) e l’Agenzia  spaziale italiana (ASI), nonche’ le istituzioni il cui diploma di  perfezionamento scientifico e’ stato riconosciuto equipollente al  titolo di dottore di ricerca ai sensi dell’articolo 74, quarto comma,  del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382,  nell’ambito delle relative disponibilita’ di bilancio, possono  conferire assegni per lo svolgimento di attivita’ di ricerca. I  bandi, resi pubblici anche per via telematica sui siti dell’ateneo,  ente o istituzione, del Ministero e dell’Unione europea, contengono  informazioni dettagliate sulle specifiche funzioni, sui diritti e i  doveri relativi alla posizione e sul trattamento economico e  previdenziale spettante.

2. Possono essere destinatari degli assegni studiosi in possesso di  curriculum scientifico professionale idoneo allo svolgimento di  attivita’ di ricerca, con esclusione del personale di ruolo dei  soggetti di cui al comma 1. I medesimi soggetti possono stabilire che  il dottorato di ricerca o titolo equivalente conseguito all’estero  ovvero, per i settori interessati, il titolo di specializzazione di  area medica corredato di una adeguata produzione scientifica,  costituiscono requisito obbligatorio per l’ammissione al bando; in  assenza di tale disposizione, i suddetti titoli costituiscono titolo  preferenziale ai fini dell’attribuzione degli assegni.

3. Gli assegni possono avere una durata compresa tra uno e tre  anni, sono rinnovabili e non cumulabili con borse di studio a  qualsiasi titolo conferite, ad eccezione di quelle concesse da istituzioni nazionali o straniere utili ad integrare, con soggiorni  all’estero, l’attivita’ di ricerca dei titolari. La durata  complessiva dei rapporti instaurati ai sensi del presente articolo,  compresi gli eventuali rinnovi, non puo’ comunque essere superiore a  quattro anni, ad esclusione del periodo in cui l’assegno e’ stato  fruito in coincidenza con il dottorato di ricerca, nel limite massimo  della durata legale del relativo corso. La titolarita’ dell’assegno  non e’ compatibile con la partecipazione a corsi di laurea, laurea  specialistica o magistrale, dottorato di ricerca con borsa o specializzazione medica, in Italia o all’estero, e comporta il  collocamento in aspettativa senza assegni per il dipendente in  servizio presso amministrazioni pubbliche.”

Giova comunque ricordare che anche l’art. 51/6 della legge 449/97 prevedeva che “Il titolare in servizio presso amministrazioni pubbliche può essere collocato in aspettativa senza assegni” (possibilità richiamata anche per gli assegnisti dal punto 3 della C.M. 120/2002).

In ogni caso bisogna chiarire che tale art. è stato abrogato dalla Legge 240/2010 sopra citata che all’art. 29, comma 11 lettera d prescrive: “A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogati: d) l’articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449.”

Il riferimento normativo principale è ad oggi la legge n. 240 del 30 dicembre 2010 che ha previsto che la titolarità dell’assegno comporta il  collocamento in aspettativa senza assegni per il dipendente in  servizio presso amministrazioni pubbliche.

Tuttavia la C.M. 15/2011 richiama comunque l’art. 51 della legge 449 del 27.12.1997
nel punto relativo ai beneficiari di borse post-dottorato e agli assegnisti universitari,  che prevede esplicitamente la “possibilità” dell’aspettativa senza assegni per tutti i pubblici dipendenti vincitori di un assegno di ricerca.

Pertanto, il docente che ha già conseguito il titolo di dottore di ricerca, come nel tuo caso, ha comunque titolo a beneficiare di aspettativa per borsa di studio post-dottorato e di aspettativa per assegno di ricerca.

Quest’ultima, però, è esclusivamente senza assegni (è infatti diversa dal congedo straordinario per dottorato di ricerca), come afferma la Legge 240/2010 (l’ultima e unica norma a cui bisogna fare riferimento).

Non escludo inoltre che il docente a TI e a TD (quest’ultimo solo se con contratto fino al 30/6 o 31/8) possa richiedere per motivi di studio e di ricerca anche l’aspettativa di cui all’art. 18 del CCNL 2007 il quale prevede che ” L’aspettativa per motivi di famiglia o personali continua ad essere regolata dagli artt. 69 e 70 del  T.U. approvato con D.P.R. n. 3 del 10 gennaio 1957 e dalle leggi speciali che a tale istituto si  richiamano. L’aspettativa è erogata dal dirigente scolastico al personale docente ed ATA.  L’aspettativa è erogata anche ai docenti di religione cattolica di cui all’art. 3, comma 6 e 7 del D.P.R.  n. 399/1988, ed al personale di cui al comma 3 dell’art. 19 del presente CCNL, limitatamente alla durata dell’incarico.”

Di solito, però, tale aspettativa è richiesta dal dipendente dopo aver terminato la durata legale del corso di dottorato di ricerca e per il periodo inerente la stesura della tesi (non coperto quindi dal congedo straordinario).

Dal quadro di riferimento fin qui citato, quindi, ne consegue che potrai richiedere l’aspettativa per assegno di ricerca la quale dovrà mio avviso fare riferimento solo alla legge 240/2010.

Sulla questione progressione di carriera, punteggio graduatorie interne di istituto ecc. c’è a mio avviso un vuoto:

da una parte, la nota Ministeriale del 12 maggio 2011 prot. n. AOODGPER 4058, esprimendosi sulle caratteristiche dell’aspettativa per assegno di ricerca, di cui possono usufruire i docenti della scuola, con riferimento alla questione della progressione di carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza, afferma che “i periodi di servizio prestati in qualità di titolare di assegno universitario devono ritenersi equiparabili a tutti gli effetti a quelli discendenti dalla frequenza di corsi di dottorato di ricerca”;

Dall’altra, però, la PREMESSA dell’attuale tabella della valutazione titoli del docente di ruolo prende come riferimento il solo dottorato di ricerca affermando:

“Al personale docente di ruolo che abbia frequentato, ai sensi dell’art. 2 della legge 13.8.1984, n. 476, i corsi di dottorato di ricerca e al personale docente di ruolo assegnatario di borse di studio – a norma dell’art. 453 del D.L.vo 16.4.1994 n. 297 – da parte di amministrazioni statali, di enti pubblici, di stati od enti stranieri, di organismi ed enti internazionali, è riconosciuto il periodo di durata del corso o della borsa di studio come effettivo servizio di ruolo e quindi valutato ai fini del trasferimento a domanda o d’ufficio ai sensi della lettera A) [6 pp.], se si è in servizio nello stesso ruolo, mentre è valutato ai sensi della lettera B) [3 pp. ] nella parte relativa al servizio in altro ruolo, del titolo I delle tabelle di valutazione. Tale riconoscimento avviene tenuto conto della circostanza che il periodo di questo tipo di congedo straordinario è utile ai fini della progressione di carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza. Detto periodo non va valutato ai fini dell’attribuzione del punteggio concernente la continuità del servizio nella stessa scuola.”

Nulla dice sui congedi per assegno di ricerca.

In mancanza quindi di un chiarimento definitivo Ministeriale mi sento di dire che per ora sono d’accordo col Dirigente quando afferma che il periodo di aspettativa per assegno di ricerca non ti varrà ai fini del servizio né per progressione di carriera, anzianità ecc. proprio perché è senza retribuzione. Quindi tutto il periodo di assegnista verrà dichiarato dal docente come “aspettativa senza assegni”.

2

Il MIUR, con la C.M. n. 15 del 22 febbraio 2011, ha ricordato che non ha diritto al congedo il personale che abbia già conseguito il titolo di dottore di ricerca o che abbia solamente beneficiato del congedo essendo stato iscritto anche per almeno anno accademico a corsi di dottorato di ricerca.
Lo stesso ha ribadito La Funzione Pubblica, con la circolare n. 12 del 2011.

Stando alla lettura letterale della norma e in ciò che è contenuto nelle circolari sembrerebbe che se ho già ottenuto il dottorato non potrò richiedere il congedo straordinario per un altro dottorato.

Io sinceramente sarei del parere che ciò si verifica solo se per il primo dottorato ho già fruito del congedo straordinario, altrimenti mi sembrerebbe una restrizione senza senso dal momento che nessuna legge vieta di poter conseguire più dottorati di ricerca. Quindi la legge non fa che precisare che il congedo si potrà fruire una sola volta.

Ma devo riprecisare che questa è solo una mia interpretazione augurandomi che il Dirigente e la Ragioneria Provinciale la prendano per buona…

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