Tutela insegnante di sostegno a bambino con attacchi di rabbia

Maria – Gentile Lalla, sono un’insegnante di sostegno scuola primaria, seguo un bambino particolarmente violento per 22 ore settimanali. Frequentemente l’alunno ha attacchi di rabbia e allora si dimena a terra agitando il corpo e la testa, in queste situazioni, allora, per evitare che batta la testa alla cattedra o ad altri oggetti pericolosi, tento di bloccarlo per le braccia. Ti chiedo: mi è consentita questa operazione di blocco fisico? O dovrei richiede un assistente materiale al mio Dirigente? Ti faccio questa domanda perchè è capitato in mia assenza che durante uno di questi attacchi l’alunno si è graffiato ed ha riferito alla madre che la mia collega, l’insegnante di classe, lo aveva picchiato.

Che ruolo hanno i collaboratori scolastici in queste situazioni? L’insegnante di sostegno può richiedere il loro intervento? Ti prego di fornirmi dei riferimenti normativi in modo tale da avanzare le opportune richieste al Dirigente Scolastico così da potermi tutelare. Grazie mille.

Maria Merlo (SFIDA) – E’ indispensabile una riunione del GLHO (gruppo di lavoro operativo), previsto dall’art.12 c.5 l. 104/92. Il GLHO è composto da tutti i docenti del consiglio di classe, dagli operatori dell’ASL che hanno in carico l’alunno, la
famiglia e tutte le altre figure (terapisti, assistenti ecc..) che lo seguono anche all’esterno della scuola.

In quella sede si stabiliranno quali strategie adottare in questi casi. Non è una responsabilità che il docente di sostegno può e deve assumersi da solo: non può lasciare che l’alunno si faccia male o lo faccia agli altri compagni., quindi spesso l’intervento diventa istintivo ed indispensabile.. Fino a quando la situazione rientra …. Ma se dovesse succedere qualcosa, che si fa? Di chi sono le responsabilità?

Per questo, con estrema urgenza, il Ds deve convocare la famiglia ed informarla che intende richiedere la figura di un assistente e convocare il GLHO.

In sede di GLHO si verbalizzeranno tutte le decisioni che dovranno essere avallate dalla famiglia. E’ fondamentale il consenso della famiglia per qualsiasi intervento, ma è altrettanto importante che le figure specialistiche preposte individuano strategie idonee per contenere o estinguere questi comportamenti . Potreste sentirvi dire che in terapia loro riescono ad intervenire e controllare certi comportamenti, però non bisogna dimenticare (e far presente in sede di glho) che in un setting terapeutico il rapporto è solo paziente terapista e determinate situazioni, anche simulate si possono prevedere, mentre in un contesto scolastico dove si innescano altri meccanismi, spesso non immediatamente controllabili (reazione di un compagno, eccessiva confusione in classe) la situazione cambia. La sede per cercare di arginare il problema è questa.

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