Supplenze: riduzione oraria per allattamento, proroga della supplenza e rifiuto

Cristina – sono una docente non abilitata, in terza fascia; attualmente io ho un contratto per 16 ore fino al 11 novembre per sostituzione maternità. La collega di ruolo rientrerà alla fine del contratto ma chiedendo una riduzione oraria (di cui, per di più non sono in grado di dirmi a quanto corrisponderà, dovrebbero rimanere 4 ore). In questo caso, per continuità la segreteria sostiene che io sarei obbligata a continuare la mia supplenza vincolandomi per 4 ore. Io lo ritengo impossibile perchè loro devono comunque farmi un nuovo contratto, in quale caso questo si definisce proroga e continuità didattica???? Rifiutando a cosa vado incontro? Per favore aiutatemi.. attendo risposta.

Paolo Pizzo – Gentilissima Cristina,

se un docente supplente è in sostituzione di titolare assente per congedo di maternità e la titolare rientra in servizio usufruendo dei permessi/riposi per allattamento, alla docente supplente spetta la proroga sulle ore di riduzione che si vengono a determinare senza che la scuola riscorra la graduatoria dei supplenti.

La proroga di un contratto non si configura come nuovo provvedimento, ma consente ad uno stesso contratto di sviluppare i suoi effetti più a lungo.

In un caso del genere (nuovo contratto su una riduzione di orario) sarebbe improprio parlare di proroga, in quanto il primo contratto, quello riferito all’orario “intero”, viene di fatto sostituto da un altro contratto di orario “inferiore”.

L’art. 7 comma 4 del D.M. 131/2007 però recita: “Per ragioni di continuità didattica, ove al primo periodo di assenza del titolare ne consegua un altro, o più altri, senza soluzione di continuità o interrotto solo da giorno festivo o da giorno libero dall´insegnamento, ovvero da entrambi, la supplenza temporanea viene prorogata nei riguardi del  medesimo supplente già in servizio, a decorrere dal giorno successivo a quello di scadenza del precedente contratto”.

L’articolo citato, nel regolamentare la continuità didattica utilizza l’espressone inequivocabile di “precedente contratto”, senza alcun riferimento alla quantità della prestazione.

Non vi è dunque alcun impedimento ad assicurare la “proroga” della supplenza nel caso in cui la titolare riduca l’orario di lavoro lasciando solo alcune classi. Ciò che rileva ai fini della proroga è l’ulteriore assenza della titolare, senza soluzione di continuità, rispetto al precedente periodo di assenza.

Pertanto il supplente in effettivo servizio può continuare la supplenza solo nelle classi coinvolte nella riduzione d’orario.

Affinché però ciò possa avvenire la docente titolare dovrà preventivare insieme al Dirigente l’orario da effettuare nelle classi prima del suo effettivo rientro in classe dal congedo di maternità, in modo da rientrare a scuola direttamente con la riduzione delle ore.

Se invece tale orario venisse stabilito dopo l’effettivo rientro, cioè dopo il rientro della docente su tutte le classi (quindi per tutto il suo orario), allora la supplente non ha diritto alla continuazione del rapporto di lavoro e sulla riduzione delle ore che si verranno a determinare la scuola dovrà riscorrere la graduatoria dei supplenti (questo perché se la titolare rientra su tutte le classi termina il diritto della continuità didattica del supplente).

Venendo al tuo caso:

Stabilito quindi che se rientri nel caso da me sopra citato ti spetterebbe la proroga della supplenza che determinerà ovviamente una riduzione delle ore rispetto al precedente contratto, tale proroga per esserre tale deve avere la tua accettazione (nonché firma sul contratto). Si tratterà infatti di un nuovo contratto a tutti gli effetti con la conseguenza che hai facoltà di accettarlo o meno, così come avviene per qualsiasi altro contratto di proroga.

Nel momento in cui non accetterai tale proroga non succede nulla (sarebbe il primo rifiuto).

L’art. 8 del DM 131/07 afferma:

Supplenze conferite sulla base delle graduatorie di circolo e di istituto:

la rinuncia ad una proposta contrattuale o alla sua proroga o conferma ripetuta per due volte nella medesima scuola comporta, esclusivamente per gli aspiranti totalmente inoccupati al momento dell’offerta di supplenza, la collocazione in coda alla relativa graduatoria di terza fascia.”

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