Congedo parentale: criteri di fruizione e retribuzione

Francesca – sono una docente non abilitata (classe A043) e ho da pochi giorni ottenuto una supplenza come materia alternativa alla religione, in una scuola secondaria di I grado, per un totale di 5 ore settimanali (tutte accumulate in un solo giorno, il mercoledì), fino al giorno 11 giugno 2014. Ho un bambino di 16 mesi: posso chiedere permessi? Quanti e quali? Posso assentarmi in particolare dai consigli di classe (ogni mese mi occuperanno almeno 5 ore nei pomeriggi, avendo io ben 5 classi)?

La mattina del mercoledì sono coperta dall’asilo nido, ma nel pomeriggio rimanere a scuola un paio di volte al mese fino alle 18.00 o anche 19.00 potrebbe essere molto complicato, se non impossibile. Devo per forza cercare una babysitter o posso godere di qualche permesso? Mi interessa in particolare sapere come comportarmi con i consigli di classe, essendo pomeridiani. Per i giorni eventuali di malattia del bimbo durante l’anno, invece, so che posso consultare altre pagine del vostro blog, quindi non vi chiedo altro. Grazie infinite.

Paolo Pizzo – Gentilissima Francesca,

non hai specificato se finora hai fruito del congedo parentale.

In ogni caso, esclusa la malattia bambino di cui hai detto sei già a conoscenza e i riposi per allattamento (il bambino ha già compiuto il primo anno di età), puoi fruire del congedo parentale.

La fruizione del congedo può essere solo giornaliera e non ad ore, pertanto ciò che ti elencherò può essere riferito solo a congedi giornalieri che possono essere richiesti per periodi continuativi o frazionati e indipendentemente se in quel periodo rihiesto ci siano o meno attività collegiali.

Ciascun genitore ha diritto al congedo parentale per ogni bambino, nei suoi primi otto anni di vita.

L’INPS, con circolare n. 109/2000, afferma che il comma 2 art. 3, della legge n. 53/2000 nel sostituire l’art. 7 della legge 1204/71, introduce nuovi limiti riguardanti sia l’età del bambino che la durata dei periodi di congedo parentale fruibile dal padre lavoratore e fissa limiti temporali complessivi per la fruizione dell’astensione da parte di entrambi i genitori.

La madre e il padre, infatti, hanno diritto ad astenersi dal lavoro nei primi 8 anni di vita per ogni bambino per un periodo complessivo continuativo o frazionato, di 10 mesi, elevabili ad 11.

In particolare, la madre lavoratrice, trascorso il periodo previsto per il congedo di maternità (già astensione obbligatoria) dopo il parto, può fruire entro l’8° anno di età del bambino (e, cioè, fino al giorno, compreso, dell’8° compleanno) di un periodo di congedo parentale, continuativo o frazionato, non superiore a 6 mesi ed il padre lavoratore di un congedo parentale, continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi, elevabili a 7, sempre entro l’8° anno di età del bambino.

La madre e il padre possono utilizzare il congedo parentale anche contemporaneamente e il padre lo può utilizzare anche durante i tre mesi di congedo obbligatorio post-partum della madre e durante i periodi nei quali la madre beneficia dei riposi giornalieri (già permessi per allattamento) ex art. 10 della legge 1204/71.

L’art. 12 commi 7 e 8 del Contratto Scuola (art. 19 per il personale assunto a tempo determinato) stabilisce che ai fini della fruizione, anche frazionata, dei periodi di congedo parentale, la lavoratrice madre o il lavoratore padre presentano la relativa domanda, con l’indicazione della durata, all’ufficio di appartenenza di norma quindici giorni prima della data di decorrenza del periodo di astensione. La domanda può essere inviata anche per mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento purché sia assicurato comunque il rispetto del termine minimo di quindici giorni. Tale disciplina trova applicazione anche nel caso di proroga dell’originario periodo di congedo parentale.

In presenza di particolari e comprovate situazioni personali che rendano impossibile il rispetto della disciplina di cui sopra, la domanda può essere presentata entro le quarantotto ore precedenti l’inizio del periodo di astensione dal lavoro.

Questa la retribuzione:

  • Fino al 3° anno di vita del figlio, durante la fruizione del congedo parentale, all’interno del periodo temporale di 6 mesi, i primi 30 giorni, complessivi per entrambi i genitori, e fruibili anche frazionatamene, sono retribuiti per intero (senza alcuna limitazione di reddito), con esclusione dei compensi per lavoro straordinario e delle indennità per prestazioni disagiate, pericolose o dannose alla salute; sono utili ai fini dell’anzianità di servizio e delle ferie, ma non della tredicesima mensilità. I restanti periodi, fino a concorrenza del limite di 6 mesi (dodici mesi in caso di parto gemellare): sono retribuiti al 30%, coperti da contribuzione figurativa e utili ai fini dell’anzianità di servizio ma non delle ferie e della tredicesima mensilità. Per i periodi eccedenti i 6 mesi, comunque computati nell’anzianità di servizio ma che comportano la riduzione delle ferie e della tredicesima mensilità, è dovuta una indennità pari al 30% della retribuzione, a condizione che il reddito individuale dell’interessato sia inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria. Il reddito è determinato secondo i criteri previsti in materia di limiti reddituali per l’integrazione al minimo.
  • Oltre il 3° anno di vita e fino agli otto anni, gli eventuali ulteriori periodi di congedo parentale sono remunerati solo con l’indennità del 30% della retribuzione se sussistono le condizioni reddituali previste dall’art. 34, comma 3 del D. Lgs. n. 151/2001: il reddito individuale dev’essere inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria. Il reddito è determinato secondo i criteri previsti in materia di limiti reddituali per l’integrazione al minimo. Nessuna indennità se si supera il limite reddituale.
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