La prof all’alunno disabile “Lascia stare, non lo fare”. Ma lui capisce e soffre

Simona – Ho un figlio, in affido, di anni 12 frequentante la prima media: ha iniziato bene l’anno scolastico nonostante tutte le sue patologie – ritardo cognitivo, psicomotorio ecc.- ha 9 ore settimanali di sostegno su 30 ore di lezioni, ha due
insegnanti di sostegno (5 ore una per le materie letterarie e 4 l’altra per le scientifiche) la prof, di sostegno delle materie letterarie non spiega mai un esercizio a mio figlio, gli dice sempre “lascia stare non lo fare”

1-2-3- volte ma qui è sempre dall’inizio dell’anno- premetto anche che lei non ha chiesto mai informazioni su mio figlio riguardo le varie patologie- l’ultima è stata il 28/10/13 durante la verifica di spagnolo diversificata rispetto alla classe ed è ok ma mentre lui stava rispondendo alle domande lei gli ha detto “ non fare l’orologio”. Lui stava già rispondendo si è sentito triste e sofferente, è stanco di questa prof. Che non fa altro che parlare con gli altri colleghi….e a lui non spiga nulla trattandolo come un ritardato mentale più del dovuto.

L’altra prof. Sostegno per le scientifiche è più brava più umana e gli spiega le cose. Lui è t errorizzato dalla prima prof. Sosteg.di lettere, si sta chiudendo, a volte non vuole andare a scuola.

Luca è un bambino con un passato turbolento siamo noi genitori che lo stiamo aiutando, non la scuola e non le strutture di riabilitazione. Cosa possiamo fare prima che scatta la diffida e la situazione peggiora???????

Maria Vitale Merlo (sindacato SFIDA) – In merito al suo quesito, esistono due possibilità:

  • Andare a parlare direttamente con l’insegnante interessata ed esporre la situazione facendo presente lo stato di disagio vissuto dal ragazzo e chiedendo un approccio diverso per consentirgli di svolgere serenamente il suo iter didattico;
  • Chiedere la convocazione di un GLHO (gruppo di lavoro operativo), alla presenza dei docenti, della famiglia e dell’equipe di neuropsichiatria per definire modalità e strategie per un intervento didattico mirato e calibrato sulle reali necessità dell’alunno.

Tenendo conto che in questo periodo siamo in fase di definizione del PEI (che viene stilato in collaborazione con la famiglia), ritengo che l’incontro con neuropsichiatria sia già stato programmato dalla scuola, per cui la soluzione è proprio quella
di affrontare in questa sede le problematiche su descritte.

Io non riesco a capire la scelta della scuola di affiancare due docenti di sostegno all’alunno, considerato che alla scuola media non esiste una distinzione tra le aree, ma esiste un elenco unico. Ovviamente è una riflessione generale non conoscendo nei dettagli la situazione le motivazioni che hanno indotto il Dirigente Scolastico ad operare una tale scelta.

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