Malattia insorta all’estero: che fare?

Carla – Se ci si ammala all’estero, per esempio in Germania, dove io ho una casa, come giustifico la mia assenza in Italia? E’ sufficiente rivolgersi al medico personale in Italia che invia il certificato specificando il domicilio all’estero?

Paolo Pizzo – Gentilissima Carla,

nel caso di malattia insorta all’estero il certificato medico è valido se si tratta di Paesi appartenenti all’Unione Europea. Qualora la malattia sia intervenuta in Paesi non facenti parte della Comunità Europea, ovvero in Paesi che non hanno stipulato con l’Italia convenzioni e accordi specifici che regolano la materia, la certificazione sanitaria deve essere legalizzata e tradotta in lingua italiana dalla locale rappresentanza diplomatica o consolare italiana operante nel territorio estero.

Anche il dipendente che si ammala e si trova sul territorio estero deve provvedere a comunicare la malattia all’Ufficio di appartenenza, ad inviare copia della certificazione e a comunicare il temporaneo indirizzo.

La  Corte di Cassazione con sentenza in data 9/10/1998 ha affermato che rientra nel dovere di diligenza del dipendente che si ammala all’estero, accertarsi (anche mediante una semplice telefonata) che effettivamente il datore di lavoro sia venuto a conoscenza dello stato malattia e dell’indirizzo dove effettuare la visita fiscale. Ha affermato altresì che è ammissibile che il domicilio del dipendente coincida non già con una abitazione, ma con un albergo. Il tal caso il dipendente ha l’onere di comunicare con precisione l’indirizzo in cui far effettuare l’eventuale visita di controllo. 

Nel Messaggio n. 28978/2007 l’INPS afferma che  “Per quanto attiene la certificazione medica da esibire  all’INPS  in  caso di incapacità temporanea al lavoro, i cittadini comunitari  non  hanno  l’onere  di  farla pervenire in lingua italiana, ma possono  presentarla,  sempre nei termini dovuti, in lingua originaria, non essendo   esigibile   dagli   stessi   la  traduzione  della  certificazione legittimamente ottenuta nei rispettivi Paesi.

Conseguentemente,   l’onere   di   traduzione   grava  in  capo  alle  Sedi dell’Istituto  stesso,  che,  considerata  la necessarietà di comprendere il significato  del  certificato, onde procedere alle valutazioni di merito in ordine  all’indennizzabilità  del  periodo  sotteso,  provvederanno a che i certificati,    qualora  pervengano  ai  Centri  Medico  Legali  in  lingua originale,   vengano   inviati  per  la  traduzione  ai  competenti  Uffici individuati  presso  ogni Regione, seguendo l’iter procedurale previsto dal Msg.  003988  del 12/02/2007 a cura della Struttura Studio e Ricerca per lo sviluppo  attività  Convenzioni  Internazionali  e  con  relative  spese di traduzione gravanti sul Capitolo di Bilancio n. 8U110403001.”

Per la malattia insorta in Paesi che non fanno parte della Comunità Europea o che non hanno una convenzione con l’Italia bisogna leggere attentamente queste due circolari:

INPS n. 136/2003 e n. 95bis/2006

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