Aspettativa per motivi di studio per il personale assunto a tempo determinato

Chiara – le scrivo per chiedere se è previsto dal MIUR un periodo di aspettativa non retribuito per motivi di studio (vorrei assistere una artista e terapeuta nel suo training di arte terapia, alla Multiversity di Pune). Sono una docente precaria con contratto fino al 30/06 al Liceo Artistico di X. Grazie molte.

Paolo Pizzo – Gentilissima Chiara,

esclusi i dottorati di ricerca e gli assegni di ricerca che hanno un’aspettativa specifica, l’unica aspettativa che mi viene in mente per il tuo caso è l’aspettativa per motivi di famiglia, personali e di studio regolata dall’art. 18 del CCNL del comparto Scuola.

Tale art. recita: “L’aspettativa per motivi di famiglia o personali continua ad essere regolata dagli artt. 69 e 70 del T.U. approvato con D.P.R. n. 3 del 10 gennaio 1957 e dalle leggi speciali che a tale istituto si richiamano. L’aspettativa è erogata dal dirigente scolastico al personale docente ed ATA”.

Il comma 2:

Ai sensi della predetta norma [comma 1] il dipendente può essere collocato in aspettativa anche per motivi di studio, ricerca o dottorato di ricerca. Per gli incarichi e le borse di studio resta in vigore l’art. 453 del D.P.R. n. 297 del 1994.

L’aspettativa in questione può essere concessa al personale docente, educativo ed ATA assunto con contratto a tempo determinato per l’intero anno scolastico (31/8) o fino al termine delle attività didattiche (30/6).

È il tuo caso.

Il dipendente è tenuto a presentare con un ragionevole anticipo (a meno di motivi urgenti e imprevedibili) motivata domanda (art. 69 del DPR n. 3/1957) redatta per iscritto, in carta semplice, indirizzata al proprio dirigente scolastico contenente la ragione per cui è richiesta l’aspettativa, la data di decorrenza e la durata dell’assenza.

Il dipendente dovrà quindi motivare la richiesta esplicitando, anche in forma riservata, le condizioni personali, familiari e di studio.

Tale richiesta può essere autocertificata o corredata da idonea documentazione

L’aspettativa può essere richiesta senza soluzione di continuità o per periodi frazionati.

  • Se fruita senza soluzione di continuità, non può avere una durata superiore a 12 mesi.
  • Se fruita invece, per periodi frazionati non può superare in ogni caso, nell’arco temporale di un quinquennio, la durata massima di due anni e mezzo (30 mesi).

Il dirigente deve prendere la decisione entro un mese dalla data di presentazione della domanda; qualora entro tale termine il dirigente non abbia adottato alcun provvedimento positivo, il silenzio non equivale ad accoglimento dell’istanza.

Può respingere la domanda o ritardarne l’accoglimento o ridurre la durata della aspettativa richiesta, esclusivamente “per motivi di servizio”, che vanno enunciati nel provvedimento.

Ciò è espressamente indicato nell’art. 69 D.P.R. 10 gennaio 1957 n. 3 che appunto prevede che l’aspettativa possa essere negata solo in presenza di specifiche esigenze di servizio.

Ricordiamo che il Dirigente è sempre tenuto a motivare l’eventuale provvedimento di diniego o di revoca dell’aspettativa.

L’art. 3, comma 1 della legge 241/90 (integrato dalla legge 15/05) indica, infatti, che ogni provvedimento amministrativo deve essere motivato.

La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria.

In ultimo, ti ricordo che il periodo trascorso in aspettativa non è retribuito e non è utile ai fini dell’anzianità di servizio.

Pertanto, tale periodo non ti sarà utile ai fini del punteggio per l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento/istituto.

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