Chiarimenti e riflessioni sulla fruizione dei permessi per motivi personali e familiari

Docente – Ho appena letto la risposta nella rubrica “L’autocertificazione a sostegno  dei 3 gg. per permessi per motivi personali o familiari“. Il diritto ai suddetti 3 gg., più i 6 di ferie, è sempre stato una  questione un po’ controversa e spesso avversata dai D.S. A scuola mia, in genere, non hanno difficoltà a concederli, purché si  indichi una motivazione “seria”, vera o fasulla che sia. Io di solito  sono poco propenso a dichiarare il falso.

Ma, se di diritto si tratta e se, come avete più volte ribadito, il Dirigente non può entrare nel merito della motivazione, questa, a mio avviso, potrebbe anche essere,  ad esempio, la partecipazione a un matrimonio o, persino, un viaggio di  piacere, esplicitamente dichiarato, specie se il dipendente precisa di  sentirne particolarmente il bisogno a causa di stanchezza, sovraccarico  di lavoro o, comunque, necessità di un breve periodo di riposo e di  svago. Mi sbaglio? Cordiali saluti.

Paolo Pizzo – Gentilissimo docente,

non sbagli.

E mi dai l’occasione di precisare alcune cose.

Come hai letto nella FAQ indicata nel quesito, mi sono soffermato sul fatto che il docente deve rispettare ciò che indica la norma ovvero dichiarare il motivo a supporto della richiesta.

I motivi familiari e personali non devono essere “particolari” o “gravi”, né è indicato dalla norma che devono essere obbligatoriamente documentati o certificati (possono infatti essere autocertificati).

Non esiste però una casistica di “motivi personali o familiari”.

Le esigenze del lavoratore possono identificarsi con tutte quelle situazioni configurabili come meritevoli di apprezzamento e di tutela secondo il comune consenso, in quanto attengono al benessere, allo sviluppo ed al progresso dell’impiegato inteso come membro di una famiglia o anche come persona singola (Corte Conti, sez. contr., 3 febbraio 1984, n.1415).

Alla luce di tale configurazione, pertanto, non deve necessariamente trattarsi di motivi o eventi gravi (con la connessa attribuzione all’amministrazione di un potere di valutazione della sussistenza o meno del requisito della gravità), ma piuttosto di situazioni o di interessi ritenuti dal dipendente di particolare rilievo che possono essere soddisfatti solo con la sua assenza dal lavoro.

Pertanto, i motivi possono essere diversi e di varia natura.

Elenchiamone alcuni:

nascita del proprio figlio, testimonianza giudiziale non resa in favore dell’amministrazione, visite specialistiche, testimone di nozze o matrimonio di un familiare o di un amico, accompagnamento di un familiare dal dentista, ad una visita medica, all’aeroporto, effettuazione di un trasloco o più semplicemente prestare assistenza ad un parente o andare a trovare la propria figlia in altra città.

Tale permesso può essere altresì fruito in quei casi eccezionali, involontari e imprevedibili:

es. ghiaccio o neve, oppure la foratura della gomma dell’auto o lo sciopero o un guasto dei mezzi di trasporto o comunque tutte quelle cause non imputabili al dipendente che non gli permettono di raggiungere la sede di servizio per l’intera giornata mentre la scuola è aperta e si svolgono le normali attività di servizio e di insegnamento.

Il dirigente, come detto più volte e  ribadito più volte anche dalla giurisprudenza  e dall’ARAN, si deve limitare ad un controllo sulla correttezza formale della domanda, non avendo alcuna discrezionalità, ma dovendosi limitare soltanto alla mera verifica della sussistenza dei requisiti e delle condizioni prescritti dalla norma (accertarsi della presentazione da parte del dipendente dell’idonea documentazione anche autocertificata a giustificazione dell’assenza).

Non può quindi avere “difficoltà nel concedere” i 3 gg. di permesso di cui all’art. 15/2 per il semplice motivo che non può entrare nel merito della richiesta per ciò che attiene ai motivi descritti nella richiesta stessa ovvero non può il dirigente ritenere “futili” o “seri” i motivi, deve solo accertarsi che la richiesta sia corretta dal punto di vista formale.

Non solo, ma a mio avviso bisogna porre l’attenzione su un altro aspetto:

Dal momento che, come detto, non tutti i motivi familiari o personali possono essere documentati o certificati, non possono di conseguenza essere oggetto di atto di notorietà e quindi di “controllo” da parte dell’Amministrazione.

Per queste ragioni a tali permessi non può essere applicato l’art. 71 del DPR 445/2000 che indica che le amministrazioni procedenti sono tenute ad effettuare idonei controlli, anche a campione, e in tutti i casi in cui sorgono fondati dubbi, sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47.

Di conseguenza per “autocertificazione” deve intendersi che il dipendente è tenuto a dare delle indicazioni giustificative dell’assenza, senza quindi l’obbligo di documentare o certificare i motivi e senza che l’Amministrazione possa richiedergli ulteriori giustificazioni o effettuare delle indagini per verificare la veridicità di quanto dichiarato dallo stesso.

In conclusione, il dirigente scolastico deve limitarsi ad attuare correttamente il contratto di lavoro del personale:

se l’art. 15 del Comparto Scuola stabilisce che i permessi sono un diritto e possono essere documentati anche mediante autocertificazione, il dirigente non ha il diritto di chiedere ulteriore documentazione ed il dipendente non è tenuto a fornire altro.

Posted on by nella categoria Permessi e aspettative
Versione stampabile
ads ads